Per i trasporti gratis è presto, ma Mamdani ora vuole bus più veloci

New York ha presentato un piano da quasi 900 milioni di dollari per aumentare le corsie preferenziali, migliorare le fermate e ridurre i tempi di percorrenza degli autobus, mentre la promessa di renderli gratuiti resta più difficile da finanziare

Il cavallo di battaglia elettorale di Zohran Mamdani sui trasporti, quella di rendere gratuiti gli autobus di New York, resta chiaramente il più difficile da realizzare. Mercoledì, però, il sindaco e la governatrice Kathy Hochul hanno presentato un piano sugli autonbus più semplice e per certi versi più urgente: provare a renderli più veloci. Si chiama Next Stop: Fast Buses, Better Service e prevede interventi su 50 corridoi in tutti e cinque i borough, con l’obiettivo di ridurre i tempi di viaggio fino a sei minuti a corsa e aumentare la velocità degli autobus fino al 20 per cento. La città ha stanziato 254 milioni di dollari e 628 milioni di investimenti nei prossimi cinque anni.

A New York l’autobus è spesso il mezzo di chi non ha alternative comode, ma è anche uno dei modi più lenti per muoversi. Ogni giorno si contano circa 2,75 milioni di viaggi sui bus cittadini, più che nei sistemi di Los Angeles, Chicago, San Francisco e Philadelphia messi insieme. La velocità media è di circa 8 miglia all’ora, poco più di 12 chilometri orari: su una tratta usata due volte al giorno, cinque giorni a settimana, anche pochi minuti diventano ore perse ogni mese.

Il piano prova a intervenire sui punti in cui gli autobus perdono più tempo: corsie occupate da auto e furgoni, semafori non coordinati, fermate lente, mezzi vecchi, marciapiedi senza ripari o sedute e che spesso obbligano gli autisti a fermate più lunghe per permettere agli utenti di spostarsi dal riparo più vicino che hanno trovato. L’MTA comprerà circa 2.500 nuovi autobus entro il 2029, sostituendo oltre il 40 per cento della flotta, e dal 2027 allargherà l’uso dell’all-door boarding, cioè la salita da tutte le porte, per evitare che l’intero autobus resti fermo mentre i passeggeri salgono solo davanti. Il piano prevede anche 300 nuove pensiline entro il 2028, sedute in centinaia di fermate ogni anno, più display con i tempi d’attesa e più accessibilità per chi usa una sedia a rotelle. Il Comune, invece, installerà 200 nuove telecamere fisse per multare chi blocca le corsie riservate, mentre il NYPD aumenterà da 14 a 20 i corridoi controllati ogni giorno.

La parte complicata sarò cambiare le strade. New York ha circa diecimila chilometri di rete stradale e circa 273 chilometri di corsie per autobus: il rapporto dice già molto su chi abbia avuto più spazio finora. Una legge del 2019 obbligava la città a costruire 240 chilometri di corsie bus protette o controllate da telecamere in cinque anni, oltre a 250 miglia di piste ciclabili protette, ma l’attuazione è rimasta indietro. L’aggiornamento 2026 dello Streets Plan dice che nel 2025 sono stati completati circa 30 chilometri di corsie bus protette contro un obiettivo annuale di 48, e solo 18 fermate sono state aggiornate secondo gli standard previsti, contro un obiettivo di 500. C’è anche un’altra questione per Mamdani: ogni corsia bus significa togliere spazio a parcheggi, carico e scarico, auto private o traffico locale, e quindi litigare con qualcuno.

Il piano sui bus veloci è anche un modo per separare, almeno per ora, la parte “fast” dalla parte “free” della promessa di Mamdani. Rendere gratuiti tutti gli autobus costerebbe molto di più: l’Independent Budget Office di New York ha stimato un costo annuo di poco superiore a 1,1 miliardi di dollari nel 2027, con scenari tra circa 900 milioni e 1,3 miliardi a seconda dell’aumento dei passeggeri e dell’inclusione degli autobus espressi. Il progetto pilota sugli autobus gratuiti, attivo dal 2023 al 2024 su cinque linee, ha aumentato l’uso del servizio e ridotto le aggressioni agli autisti, ma non ha reso i bus più veloci: sulle linee gratuite la velocità media è scesa da 11,2 chilometri l’ora a 10,9 nei mesi scolastici.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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