Beppe Allocca: da Prato a New York con uno spettacolo teatrale sui cenciaioli

Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con Beppe Allocca, artigiano di Prato e, soprattutto, autore e interprete dello spettacolo “Genesi del Rigenero”, che ha recentemente portato in scena a New York riscuotendo un grande successo. Allocca ci racconta l’emozionante esperienza di esibirsi in questa iconica città, il processo creativo dietro il suo lavoro e le sfide affrontate lungo il percorso.

Ciao Beppe: hai portato il tuo spettacolo a New York: come sono andate le serate e che impressioni hai avuto da quest’esperienza?

Un’esperienza da romanzi. Questa è stata la mia prima volta a New York e il fatto di esserci andato grazie al teatro sembra ancora un sogno. Siamo partiti io, autore e interprete dello spettacolo, e Roberta Provenzani, la regista. Abbiamo fatto tre repliche in posti stupendi: Casabelvedere in Staten Island, Culture Lab LIC nel Queens e infine Casa Italiana Zerilli Marimò in Manhattan.
Le serate sono andate benissimo: il pubblico, italiano e inglese, ha risposto alla grande, applausi a scena aperta e risate, che soddisfazione!

Qual è stata la tua fonte d’ispirazione principale per creare “Genesi del Rigenero”?

Il mio mestiere. Mi definisco “Artigiano Teatrante” perché oltre ad essere un monologhista sono un artigiano: produco accessori in maglieria con la mia famiglia a Prato. E ormai da anni per i miei prodotti utilizzo solo filati rigenerati ottenuti grazie alla collaborazione con i mitici cenciaioli pratesi che rigenerano tessuti dal 1850: da qui la voglia di raccontare la loro storia dalle sacre assi di un teatro.

Come hai affrontato il processo di ricerca sul mondo dei cenciaioli di Prato e sul riciclo tessile per sviluppare lo spettacolo?

La base di partenza sono state le mie esperienze dirette sul campo e quelle di collaboratori, amici e parenti nel settore. Prato, essendo un distretto tessile longevo e fiorente, vive di relazioni e le storie che la abitano sono tante. In più, come per ogni mio spettacolo, ho aggiunto lo studio. Ho un bel rapporto con lo studio, amo entrare nelle storie attraverso i libri. Quelli che mi hanno aiutato nella stesura della Genesi sono molti ma uno su tutti: “Maledetti Toscani” di Curzio Malaparte.

Qual è il messaggio principale che desideri comunicare al pubblico attraverso il tuo spettacolo?

Il messaggio principale è il racconto di come avviene nel dettaglio il processo di rigenerazione passando però da temi sempre più attuali della moda contemporanea come la sovrapproduzione, la fast fashion, l’attenzione alla scelta delle fibre e il buon lavoro che la dovrebbe caratterizzare ma che, ahinoi, non sempre succede.

Puoi raccontarci una delle tue storie preferite o più significative che hai incluso nello spettacolo?

I miei spettacoli hanno un filo comune che li riguarda tutti: raccontare tante storie, apparentemente complesse, ma in modo comico.
Quella che preferisco della Genesi del Rigenero è quella che di fatto dà il titolo all’intero spettacolo. Mi sono immaginato la nascita del primo cenciaiolo a seguito di una insostenibile sovrapproduzione in modo biblico. La Genesi biblica trasformata in genesi di cenciaioli con tanto di 11 Comandamenti (e non 10!) del rigenero.
Io la trovo esilarante e sentire la stessa risposta dal pubblico è sempre un’immensa gratificazione.

Come hai bilanciato l’umorismo e l’ironia con l’approfondimento delle tematiche serie legate alla sostenibilità e alla moda nel tuo lavoro?

L’ironia è sempre presente nei miei spettacoli. Indipendentemente dall’argomento trattato decido di attraversarlo e narrarlo in chiave comica. Questo determina una complessità diversa della battuta, che poggia su temi che prima devono essere raccontanti per generare il terreno della risata nella mente dello spettatore.
Il motivo principale di questa scelta è il mio gusto da spettatore: a teatro amo essere intrattenuto dalle risate.
La Genesi è senza dubbio uno spettacolo comico ma la cosa preziosa, che non voglio mai perdere nella stesura di un testo, è che lo spettatore durante la risata conosce una storia.

Quali sono state le sfide più grandi che hai affrontato nel passaggio dalla scrittura alla performance come autore e interprete?

Spesso si pensa alla memoria come scoglio insuperabile, in realtà no. Dato che sono l’autore dei miei testi e la loro gestazione richiede mesi, quando arrivo alle prove il testo è già saldamente fissato in testa.
La parte più complessa è quella in cui esigiamo di prendere il testo e plasmarlo in spettacolo, cosa che io non so fare se non in modo grossolano, per cui la cosa migliore da fare quando non si sa fare qualcosa è affidarsi a esperti.
Io mi sono affidato a Roberta Provenzani, regista disumana, una maestra sopraffina dotata di una visione teatrale rara. Per qualche strano allineamento di pianeti Roberta è stata la mia prima insegnate di recitazione, poi ci siamo persi per alcuni anni quando io ho cominciato a scrivere i miei spettacoli e nel 2023 l’ho ricontattata per aiutarmi con la dizione. Ma, per un secondo allineamento di pianeti, abbiamo deciso di lavorare sull’evoluzione della Genesi del Rigenero, e così è stato. Questa preziosa evoluzione ci ha permesso di partecipare (ed essere premiati) al Roma Fringe Festival 2023 e prender parte ad una delle cose più belle della nostra vita: il Festival del Teatro Italiano di New York, che non smetteremo di ringraziare mai.
Nel frattempo, io e Roberta stiamo già lavorando alla prossima opera, siate pronti!

Francesco Caroli

Francesco Caroli

Francesco Caroli, nato a Taranto, è laureato in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Studi Europei all'Università degli studi di Bari Aldo Moro. Ha iniziato a scrivere di musica e cultura per blog e testate online nel 2017. Appassionato di musica e grande fruitore di rap, attualmente collabora come project manager per l'etichetta discografica DIGA Records ed è autore per le riviste cartacee musicali L'Olifante e SMMAG! Nel 2023 ha pubblicato il saggio "Il mutamento delle subculture, dai teddy boy alla scena trap" per la casa editrice milanese Meltemi.

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