Le Olimpiadi invernali si sono concluse. Una grande festa all’insegna della bellezza e della gioia all’Arena di Verona. Successo sportivo, trenta medaglie e un podio di bronzo che ci è sfuggito per una medaglia d’argento dell’Olanda (non conta solo infatti il numero ma la gerarchia e il prestigio delle medaglie medesime) ma soprattutto successo d’immagine per l’Italia.
Dove il termine immagine si declina in tante variazioni: efficienza, sicurezza, organizzazione, turismo, ritorno economico, strutture destinate a non essere cattedrali nel deserto ma opere che rimangono per i cittadini, a cominciare dal miglioramento della mobilità. Siete un esempio, ha detto la numero uno del CIO, Kirsty Coventry, e Giovanni Malagò è sicuro che tra quattro anni i francesi copieranno il nostro format.
Un format nuovo, la cosiddetta olimpiade diffusa, dove si è mixato con sapienza una città tecnologica e finanziaria come Milano e le nostre Alpi. I brand come Cortina ma anche le piste storiche e le piste nuove, le vallate, i territori. Un successo non del Made in Italy come manufatto ma del made in Italy come capacità nella complessità di un evento di queste proporzioni.
La grande bellezza ma anche la grande modernità, il lavoro degli uomini e delle donne, gli atleti certo ma anche le forze dell’ordine e i volontari. Il nostro Paese ha messo da parte per un po’ lo spirito dei guelfi e dei ghibellini e si è ritrovato squadra. Una squadra che vince.
Il nostro premier Giorgia Meloni, presente alla cerimonia di chiusura di Verona, riconoscendo appunto il lavoro di tutti e delle persone che fanno grande il nostro Paese, è tornato su un suo cavallo di battaglia: l’orgoglio italiano, l’orgoglio di essere italiani. L’aveva detto nei primi tempi del suo mandato che solo andando in giro per il mondo si era accorta di quanto eravamo bravi ma che soprattutto ce lo dicevano, ce lo riconoscevano. Da noi invece spesso solo vittimismo e ci sfatiamo.
Un orgoglio e un’emozione che dureranno a lungo, ha ripetuto Giorgia Meloni. Cala parte del sipario su Milano-Cortina 2026 ma ora spazio, e importanza mediatica, alle Paralimpiadi. Pronti a tifare ancora i nostri atleti.




