È stato un giorno di festa davvero. Non solo nella retorica del discorso pubblico. Gli 80 anni della Repubblica, al di là delle parate militari e dello show voluto dal Presidente nella piazza fuori dal Quirinale, sono stati l’occasione per fare il punto sia sulla storia sia sulla salute della nostra democrazia. Conquistata dopo una guerra e ora difesa nei suoi valori in un mondo in tumulto.
Ma si è parlato anche di noi. Lo ha fatto soprattutto lui, Sergio Mattarella, che ci ha dato la radiografia e la strada dei nostri valori e dei nostri problemi. I giovani in primis, punto di forza e di slancio verso il futuro. La denatalità, il grande tema che va affrontato dentro una riforma complessiva del diritto di famiglia, riforma che deve coinvolgere sia maggioranza che opposizione.
La politica appunto, con l’invito a superare le perenni divisioni litigiose fra le parti e a mettere in comune le intelligenze nell’interesse del Paese e dei cittadini. L’intelligenza poi, quella artificiale, che non ci deve spaventare ma che deve servire per gestire in modo costruttivo un progresso tecnologico inevitabile.
E poi l’immigrazione che non deve mai scatenare razzismo e xenofobia. Opportunità semmai e accoglienza secondo i dettami della Costituzione, che è stata pensata come la cosa di “tutti noi”.
Tutte parole che hanno colpito in un giorno non di sole liturgie. Unità e maturità democratica. Questa la sintesi di Mattarella. Responsabilità e orgoglio: queste le parole chiave dell’intervento del premier Meloni.
Insomma l’Italia si guarda, non si specchia, nei suoi 80 anni di democrazia e fa il punto. La crisi in Medio Oriente ha scatenato una nuova crisi energetica e un delicato dibattito economico in Europa. Il futuro rimane complesso e presto, nel 2027 in teoria, si voterà e si farà il punto su dove andrà politicamente in senso stretto il nostro Paese.
Ma ora lo sguardo è alto e sopra le parti. Si vedevano nel cielo le scie delle Frecce Tricolori ma anche forse pezzi di un futuro che l’Italia può costruire sulle sue radici.




