Questo pezzo non è un resoconto di una giornata importante per la politica italiana. Il premier Giorgia Meloni si presentava alle Camere dopo la sconfitta al referendum per un’informativa, questo il termine tecnico, sullo stato dell’arte in politica estera e interna. Le notizie sono note, niente rimpasto, niente dimissioni, niente elezioni anticipate, si va avanti con il programma della maggioranza fino al 2027.
Sanità, sicurezza, immigrazione, risposte ai cittadini e alle aziende su energia e inflazione, le conseguenze più forti della guerra in Medio Oriente. La reazione negativa delle opposizioni, Schlein per il Pd, Conte per i grillini e Renzi per Italia Viva e per se stesso, sono state durissime. Prevedibile ma anche no.
Questo dunque è un pezzo sulla democrazia in Italia mentre il mondo è in fiamme sia in senso concreto che in quello della grammatica di una geopolitica tutta da riscrivere, a cominciare dall’unità di quello che un tempo definivamo Occidente. In omaggio alla linea editoriale del nostro giornale cito un grande artista e intellettuale americano, Woody Allen.
Dio è morto e anche io non me la passo tanto bene, questa la battuta. Dio è vivo nel presente di noi cattolici, ma la democrazia in Italia non se la passa tanto bene. Non perché c’è il centrodestra al potere ma perché chi lo combatte non ha il senso dell’interesse generale.
In queste giornate, di fronte a un premier non aggressivo ma tosto, non insultante ma risoluto, una figura politica che resta, rimane, che non molla in un momento di difficoltà generale, si sono sentite le solite risposte al limite dell’insulto. Il diritto di critica è sacro, ma l’ossessione di prendere il posto di un altro non è polis, ovvero politica per i cittadini, politica per gli italiani.
E il piano casa per 100 mila persone annunciato dal primo maggio? Quasi un fastidio, una nullità sui media ormai al traino ossessivi, meglio menarla con Trump e Israele come se domani un nostro leader potesse giochicchiare nel discorso pubblico con alleati storici che pure possono fare i loro errori. Come tutti nella storia.
Sbagliato o no è il nostro Paese, disse un marinaio americano agli albori della prima Costituzione moderna, quella che sancisce le libertà che in Iran o in Cina o in Russia, ad esempio, vengono negate. Invece il nostro, per chi non comanda, è sempre un paese sbagliato. Tranne dimenticare gli errori che faceva quando comandava.




