Una sentenza storica quella del tribunale di Los Angeles. Lo si dice spesso per fare un buon titolo, ma fu davvero così? Una ragazza americana di vent’anni aveva denunciato Instagram e You tube per dipendenza digitale, ansia, depressione. Il suddetto tribunale aveva condannato Meta e Google a un maxi risarcimento perché design e algoritmi erano stati pensati per creare dipendenza nei giovani. La storicità della sentenza stava nello spostare il focus dall’uso alla struttura. Come sempre le sentenze fanno da apripista.
Poi è venuto il caso del New Mexico e di altre mega cause dove Zuckerberg e le sue piattaforme hanno prima accettato la sfida processuale e poi, invece, hanno accettato un mega patteggiamento con 48 stati americani per una cifra altissima, 18 miliardi di dollari. Quello che conta non è qui il danaro, però. Conta che si riconosce che la macchina stessa dei social è creata, pensata, disegnata, strutturata per indurre una serie di fenomeni psicologici e neurologici nelle giovani generazioni, gene che ormai allerta tutto il mondo occidentale. Ora infatti queste notizie influiranno su quel grande cantiere normativo che è in sede europea, il Digital Services Act, con le sue ricadute nazionali, Italia compresa.
Da noi già si discute sui divieti a scuola e in Francia sui divieti in assoluto prima dei 16 anni. L’Europa è sempre stata alla rincorsa sul piano delle tecnologie della comunicazione, indietro sul piano industriale e rigida sul piano normativo come forma di ricompensa di un difetto storico. Ora invece è la stessa America che dà il via culturale a un’inevitabile revisione di un potere che è diventato senza controllo, non in tutti i casi ma in troppi casi, dalle fake, alle dipendenze, alle forme cognitive compulsive, ai modelli di vita, alle scelte politiche, all’ossessione del marketing.
Il mare non si raccoglie con un cucchiaio ma se ognuno sempre fa la sua parte le rivoluzioni sono sempre possibili, sempre quando scopriamo che gli States sono ancora, non a caso, la più grande democrazia del mondo, piena di pesi e contrappesi. E che l’uomo sapiens tutto, filosoficamente, c’è ancora e che il suo spirito critico non è ancora stato tutto ingoiato da un algoritmo.




