Tre modi di raccontare la danza con l’American Ballet Theatre

Da Helen Pickett a Jiří Kylián, fino al ritorno di Paquita dopo trent’anni: la serata del 27 ottobre ha riunito alcune delle diverse anime della storica compagnia newyorkese

Martedì 27 ottobre, sul palco del David H. Koch Theater al Lincoln Center di New York, l’American Ballet Theatre ha presentato l’ultima rappresentazione di Fresh Visions and Timeless Classics, uno dei programmi della sua stagione autunnale. In scena tre balletti diversi: Petal di Helen Pickett, Petite Mort di Jiří Kylián e Paquita, nella versione firmata da Natalia Makarova. Tre lavori che attraversano epoche, musiche e linguaggi differenti, da Mozart a Philip Glass, e che raccontano parte della storia e dell’identità della compagnia.

Fondato nel 1939 e attivo sulle scene dal 1940, l’American Ballet Theatre è una compagnia di balletto americana, nonché delle istituzioni più importanti della danza statunitense e un riferimento per mondo della danza internazionale. Nel 2006 il Congresso degli Stati Uniti gli ha attribuito il riconoscimento di America’s National Ballet Company. Fin dalle origini, il suo repertorio ha affiancato i grandi classici della tradizione europea alle opere di coreografi contemporanei, contribuendo a diffondere il balletto anche al di fuori dei suoi centri storici. Oggi la compagnia è diretta da Susan Jaffe, ex prima ballerina dell’ABT, che ha assunto la direzione artistica nel dicembre 2022.

L’idea originaria, sviluppata da Lucia Chase e Richard Pleasant, era quella di costruire una compagnia che funzionasse come una sorta di museo della danza: un luogo capace di conservare le grandi opere del passato e, contemporaneamente, commissionarne di nuove. Nei primi anni il Ballet Theatre (il nome originale non comprendeva “American”) coinvolse coreografi come Michel Fokine, Antony Tudor, Agnes de Mille e Jerome Robbins, contribuendo alla formazione di un repertorio che sarebbe diventato un riferimento per la danza americana. Nel corso dei decenni hanno danzato con la compagnia alcuni dei nomi più conosciuti del balletto internazionale, tra cui Mikhail Baryshnikov, Rudolf Nureyev, Natalia Makarova e l’italiana Carla Fracci. Nel 1957, col sostegno del presidente Dwight Eisenhower, la compagnia adottò il nome attuale, aggiungendo l’aggettivo “American” e rafforzando il proprio ruolo nella diplomazia culturale statunitense: è stata, ad esempio, l’unica compagnia americana ad esibirsi in Unione Sovietica ai tempi della guerra fredda. Da allora le sue tournée hanno raggiunto tutti i 50 Stati americani e 45 Paesi, per un totale di oltre 480 città.

Accanto all’attività teatrale, l’American Ballet Theatre ha sviluppato un articolato sistema di formazione, che comprende la Jacqueline Kennedy Onassis School, dedicata alla preparazione dei giovani danzatori, e l’ABT Studio Company, un gruppo di artisti emergenti che rappresenta uno dei principali collegamenti con la compagnia professionale. La formazione è parte di un progetto più ampio che comprende programmi educativi, iniziative nelle scuole e attività rivolte a pubblici diversi. Anche il repertorio continua a evolversi: alle produzioni storiche di Swan Lake, Giselle e Don Quixote si affiancano lavori commissionati a coreografi contemporanei e progetti dedicati alla ricerca di nuovi linguaggi. È questa convivenza tra conservazione e sperimentazione a caratterizzare la programmazione dell’ABT, che alterna grandi produzioni classiche a serate composte da balletti più brevi, spesso molto diversi tra loro.

La serata si è aperta con Petal, coreografia realizzata nel 2008 dalla statunitense Helen Pickett per l’Aspen Santa Fe Ballet ed entrata nel repertorio dell’American Ballet Theatre soltanto lo scorso 21 ottobre. Il lavoro prende ispirazione dalle gerbere, fiori caratterizzati da colori vivaci e da una struttura regolare, che Pickett ha utilizzato come punto di partenza per una riflessione sul movimento e sulle relazioni umane. Sul palco, quattro coppie di danzatori si muovono tra incontri, separazioni e contatti fisici, accompagnate dalle musiche di Philip Glass e Thomas Newman. L’allestimento comprende costumi gialli e turchesi e un fondale dalle tonalità calde, che contribuiscono a dare alla coreografia la caratteristica identità visiva.

Al centro del lavoro c’è soprattutto il rapporto tra i corpi. Come ha raccontato la stessa Pickett in un’intervista pubblicata nel programma della stagione, l’idea nacque durante una ricerca dedicata alle connessioni sensoriali e alle forme di comunicazione che precedono le parole. Il titolo e la scelta dei colori arrivarono successivamente, dopo che la coreografa rimase colpita da alcune gerbere esposte in un negozio di fiori.

Con Petite Mort, il programma ha cambiato completamente registro. Creato nel 1991 dal coreografo ceco Jiří Kylián per il Festival di Salisburgo, in occasione del bicentenario della morte di Mozart, il balletto utilizza i movimenti lenti di due concerti per pianoforte del compositore austriaco. Sei uomini e sei donne si alternano in una coreografia che esplora il desiderio, la vulnerabilità e i rapporti di forza tra i corpi. Particolarmente riconoscibile è l’utilizzo di sei fioretti, maneggiati dai danzatori come parte integrante della composizione scenica. Già entrato nel repertorio dell’ABT nel 2003, Petite Mort era stato rappresentato dalla compagnia per l’ultima volta nel 2023.

A chiudere la serata è stato Paquita, il balletto che rappresentava uno dei ritorni più attesi della stagione. L’American Ballet Theatre ha infatti riportato in scena il grand divertissement nella versione allestita da Natalia Makarova nel 1983, assente dal repertorio della compagnia dal 1996. Si tratta di una successione di variazioni solistiche, passi a due e danze d’insieme, costruita sulla tradizione coreografica di Marius Petipa e sulle musiche di Ludwig Minkus. Il balletto richiede una notevole precisione tecnica e offre ai ballerini l’occasione di mostrare alcune delle caratteristiche più riconoscibili della danza classica.

Per la rappresentazione del 27 ottobre, i ruoli principali erano affidati a Christine Shevchenko e Joo Won Ahn. La ripresa dello spettacolo ha coinvolto direttamente Makarova, oggi 86enne, che è tornata nelle sale prova dell’American Ballet Theatre per lavorare con i danzatori insieme a Nancy Raffa.

Nata a Leningrado, oggi San Pietroburgo, Makarova fu una delle grandi ballerine del Kirov prima di lasciare l’Unione Sovietica nel 1970. Negli Stati Uniti entrò nell’American Ballet Theatre, dove danzò per circa quindici anni e sviluppò anche una parte importante della propria attività coreografica. Il ritorno di Paquita e la presenza stessa della Makarova segnano una sorta di passaggio di conoscenze tra generazioni di artisti.

Con la rappresentazione di martedì si è concluso il ciclo di Fresh Visions and Timeless Classics, proposto anche il 21, 22 e 25 ottobre. La stagione autunnale dell’American Ballet Theatre prosegue però fino al 31 ottobre con An Elegy and A Dream, programma che comprende la prima mondiale di Trio Élégiaque di Brady Farrar, insieme a Flight di Jae Man Joo e The Dream di Frederick Ashton. Giovedì 29 ottobre è inoltre previsto il tradizionale gala autunnale della compagnia.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

Condividi questo articolo sui Social

Facebook
WhatsApp
LinkedIn
Twitter

Post Correlati

Ritorna il camping di lusso a Governors Island

Se stai cercando una fuga perfetta dalla frenesia della città senza allontanarti troppo, Governors Island potrebbe essere la tua destinazione ideale. E se desideri trasformare questa breve fuga in un’esperienza indimenticabile, Collective Retreats è pronto ad accoglierti con le sue

Leggi Tutto »
Torna in alto