Massimiliano Giansanti racconta la terra del futuro

Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, traccia la via per la terra del futuro: così l'intelligenza artificiale e l'innovazione difenderanno il Made in Italy dalle crisi globali


Massimiliano Giansanti, imprenditore agricolo con aziende familiari tra Roma, Viterbo e Parma, attive nella produzione agroindustriale e agroenergetica, dal 2017 è alla guida di Confagricoltura, la più antica Organizzazione di rappresentanza delle imprese agricole italiane, e Presidente del COPA (Comitato delle organizzazioni agricole europee) dal 2024.


Presidente, Confagricoltura rappresenta le imprese agricole italiane dal 1920. Da cosa dipende la sua longevità e quali sono le sfide principali che lAssociazione affronta oggi?

Confagricoltura ascolta, tutela e supporta chi fa impresa e rende grande l’agricoltura italiana. Siamo qui oggi perché abbiamo sempre guardato al domani, con progetti di visione, affidandoci alla scienza, alla ricerca e all’innovazione. Questi principi ci guidano dal primo giorno e continuano ad orientarci in questi tempi di grande instabilità geopolitica, in un momento storico in cui l’agricoltura italiana si confronta con il mondo e concorre alla sicurezza alimentare globale, affrontando sfide che riguardano tutti: gli effetti dell’emergenza climatica, i rincari del petrolio e degli input necessari per produrre, un mercato frammentato e in rapido cambiamento, la chiusura dello Stretto di Hormuz. Siamo di fronte alla più severa crisi agroalimentare dal dopoguerra e siamo certi che solo sostenendo l’impresa in un processo di innovazione, rendendo sempre più accessibile l’intelligenza artificiale e la produzione di energia dai campi, riusciremo ad aumentare la produzione in modo sostenibile da un punto di vista economico ed ambientale. Di recente, abbiamo avviato la stesura di un Manifesto dell’Agricoltura del Futuro insieme all’Università Bocconi perché, da qui al 2050, l’agricoltura avrà sempre più bisogno della finanza e viceversa. Questo genere di progetti racconta chi siamo più di mille parole.

La cucina italiana e i prodotti made in Italy sono conosciuti e apprezzati nel mondo. Cosa li rende così speciali?

La cucina italiana è ufficialmente Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO dal 10 dicembre 2025. Un riconoscimento – peraltro comunicato in diretta dall’India durante la nostra ultima Assemblea invernale – ottenuto grazie al grande lavoro del governo e del Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, al quale abbiamo contribuito con slancio da subito. La nostra più grande fortuna è la biodiversità che noi agricoltori salvaguardiamo con il nostro lavoro ogni giorno, contribuendo a manutenere il paesaggio, soprattutto nelle aree interne. Questa caratteristica si riflette in una produzione varia: l’Italia è il Paese con il maggior numero di prodotti DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta) al mondo, per un valore agricolo che supera i 20 miliardi di euro, rappresentando circa il 19% dell’intero fatturato agroalimentare nazionale. Si tratta di un vantaggio competitivo unico, che va tutelato e rafforzato. Il nostro compito, come Confagricoltura, è trasformare il valore intrinseco di queste produzioni in valore economico reale per gli agricoltori che rischiano di venire “schiacciati” all’interno della filiera. Un’altra nostra responsabilità è garantire a chi sceglie di mangiare italiano nel mondo, prodotti della nostra agricoltura. Un obiettivo che si raggiunge ancora una volta grazie alla tecnologia che consente tracciabilità e trasparenza.

Un messaggio per i lettori di The Manhattan Society?

Per l’agricoltura italiana, l’intelligenza artificiale e l’innovazione scientifica sono già una realtà. Droni, trattori a guida satellitare, sensori che ci agevolano nell’ottimizzazione delle risorse, tecniche di evoluzione assistita che contengono l’utilizzo della chimica potenziano la sapienza e la capacità dei nostri agricoltori e delle nostre agricoltrici ogni giorno. Questi strumenti rendono il nostro settore un prezioso alleato nella risoluzione di grandi emergenze come quella ambientale e come la crisi economica che ci investe. Dietro alle squisite pietanze della nostra tradizione, c’è un mondo di imprenditori che rischia, studia e innova per garantire la sicurezza alimentare di tutti. E il raffinato gusto italiano.

Immagine di Mariafrancesca Buono

Mariafrancesca Buono

Mariafrancesca Buono, originaria di Ischia, è filologa e critica letteraria. Alla formazione umanistica affianca un costante interesse per ambiti interdisciplinari, che l’ha portata ad approfondire l’ambito comunicativo, il videomaking e l’intelligenza artificiale. Il suo percorso riflette la convinzione che, in una società in continua trasformazione, le competenze trasversali siano essenziali per comprendere e interpretare la complessità del presente.

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