Per raccontare il New York Comic Con di quest’anno, partiamo da 649 persone vestite da Spider-Man: si erano riunite per battere il record mondiale del più grande raduno dedicato al personaggio, ma ne mancavano 36 all’appello. Il tentativo non è riuscito, ma ha prodotto una delle immagini più adatte a spiegare la manifestazione, che dall’8 all’11 ottobre ha festeggiato vent’anni al Javits Center di Manhattan, diventato ormai un evento imperdibile per le case di produzione, che finiscono per pagare i propri stand al fine di attirare l’attenzione sui propri personaggi.
Fuori dal congresso, invece, gli Stormtrooper di Star Wars e i personaggi di Batman attraversavano le strade di Midtown insieme a Pennywise, il clown di It, e ad Art the Clown di Terrifier. Dentro, accanto agli incontri con attori e disegnatori, si giocava a Yu-Gi-Oh! e Magic: The Gathering. Bastavano i costumi per capire quanto fosse larga la definizione di “comic” adottata dalla fiera: fumetti, ma anche videogiochi, cinema horror, animazione e televisione.
Il rapporto con il cinema è sempre stato caratteristico delle fiere dedicate ai fumetti, da ben prima della nascita del Comic Con di New York. Uno dei precedenti più importanti è del 1976, quando Charles Lippincott, responsabile della promozione di Lucasfilm, presentò al Comic-Con di San Diego un film ancora sconosciuto: Star Wars, che sarebbe uscito l’anno successivo. Con lui c’erano Roy Thomas e Howard Chaykin, gli autori dell’adattamento a fumetti per Marvel. L’obiettivo era trovare i primi spettatori fra persone già appassionate di fantascienza e fumetti, prima ancora che il film arrivasse nelle sale.
Poi, fra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, con il crescente investimento di Hollywood negli adattamenti dei fumetti. Film come X-Men e Spider-Man rendevano quel pubblico particolarmente interessante: erano spettatori che conoscevano già le storie, potevano andare al cinema nel primo fine settimana e parlarne agli altri. Con la diffusione di internet, le reazioni a un’anteprima potevano inoltre circolare sui siti e sui blog ben oltre le persone presenti in sala.
Anche quest’anno, a New York, c’è stato qualche cameo dei cast. In particolare, quello di Dexter: Resurrection, con Michael C. Hall e Uma Thurman, che ha presentato anticipazioni della seconda stagione. Marvel ha mostrato invece nuovo materiale in anteprima di Daredevil: Born Again e proiettato il primo episodio di VisionQuest. AMC ha portato, fra gli altri, Kill Jackie, con Catherine Zeta-Jones, e Yaga, con Carrie-Anne Moss.
Spazio anche agli artisti: nell’Artist Alley, l’area dedicata agli autori, gli incontri avvengono invece davanti ai tavoli: disegni, firme, conversazioni con chi ha creato i personaggi. Nell’area espositiva, invece, il Tenacious Collective riuniva artisti indipendenti selezionati da Benny Kline, fondatore di Tenacious Toys. Fra loro c’erano padre e figlio di Oamalgam Studios, che dipingevano davanti ai visitatori le statuette dei propri personaggi, realizzate con la stampa 3D. Alvin e Cheri Ong, di Furry Feline Creatives, dividevano il lavoro fra storie e illustrazioni, mescolando influenze filippine, cinesi e del cartone animato americano.




