Il Made in Italy incassa un risultato rilevante sul fronte commerciale. Gli Stati Uniti hanno ridotto in modo significativo i dazi antidumping inizialmente proposti sulla pasta italiana, anticipando la conclusione definitiva dell’indagine prevista formalmente per l’11 marzo.
Le nuove aliquote risultano nettamente inferiori rispetto a quelle iniziali, che arrivavano fino al 91,74 per cento. In base alla revisione, i dazi scendono al 2,26 per cento per La Molisana, al 13,98 per cento per Garofalo e al 9,09 per cento per gli altri undici produttori non campionati, tra cui Barilla.
Secondo quanto riferito dalla Farnesina, la rideterminazione delle tariffe rappresenta “un riconoscimento della volontà di collaborazione dimostrata dalle aziende italiane” nel corso dell’indagine avviata dalle autorità statunitensi. Un risultato che, viene sottolineato, conferma l’efficacia del lavoro di squadra tra istituzioni e imprese a tutela delle eccellenze nazionali.
Accanto alla revisione sui dazi della pasta, arriva anche un ulteriore segnale distensivo sul fronte commerciale. Il presidente Donald Trump ha deciso di posticipare di un anno l’entrata in vigore dei nuovi aumenti tariffari previsti sul settore dei mobili, rinviando così un ulteriore potenziale impatto negativo su un altro comparto strategico del Made in Italy.
Una doppia decisione che viene letta come un elemento di maggiore stabilità nei rapporti economici tra Italia e Stati Uniti e come un sollievo per le filiere produttive coinvolte, in attesa delle determinazioni definitive sul dossier commerciale.




