I ristoranti di sushi con il nastro trasportatore, conosciuti in Giappone come kaiten-zushi, sono diventati uno dei simboli più famosi della ristorazione giapponese contemporanea, anche grazie all’immaginario scaturito da anime e film giapponesi. Hanno avuto successo perché permettono di servire grandi quantità di clienti in modo rapido ed economico, mantenendo al tempo stesso un’esperienza a tratti ludica: vedere i piatti scorrere davanti a sé e scegliere cosa prendere fa parte dell’attrazione tanto quanto il cibo stesso.
Sushiro, una delle più grandi catene giapponesi del settore, nel 2025 aveva 234 ristoranti all’estero e punta ad arrivare a 320 entro la fine del 2026. La maggior parte si trova in Cina, ma la catena è presente anche a Singapore, Thailandia, Taiwan e Corea del Sud. Quest’anno aprirà il suo primo ristorante negli Stati Uniti, a New York, entrando per la prima volta in un mercato non asiatico.
Il ristorante di New York dovrebbe aprire nell’autunno del 2026 a Times Square, all’angolo tra l’Ottava Avenue e la 42ª Strada, in uno spazio di circa 836 metri quadrati distribuiti su tre piani. Secondo Secret NYC, occuperà un locale che in passato era stato un McDonald’s e sarà la prima sede permanente di Sushiro negli Stati Uniti. I primi due piani avranno il sistema di nastri trasportatori della catena e circa 150 posti a sedere, mentre il piano seminterrato sarà destinato a cene private e a un sushi bar più raccolto.

Il menu dovrebbe comprendere più di cento piatti, non solo sushi: oltre a nigiri e hand roll, ci saranno anche ramen, somen, creme all’uovo cotte al vapore e dolci come catalana, warabimochi e sorbetto. Gli ordini verranno effettuati tramite chioschi digitali e poi inviati direttamente dalla cucina alla sala attraverso il nastro trasportatore.
Il Paese che più sta spingendo la crescita di Sushiro fuori dal Giappone, comunque, resta la Cina. Il primo ristorante cinese era stato aperto nel 2021 a Guangzhou, ma il momento in cui la catena è diventata celebre è arrivato l’anno scorso, con l’apertura della sede di Shanghai. Migliaia di persone si misero in fila per provarla, e secondo i media cinesi l’interesse non si è esaurito dopo l’inaugurazione. Nei fine settimana, davanti ai locali di Guangzhou, Shenzhen e di altre grandi città, continuano a formarsi lunghe code.
Il successo è stato alimentato soprattutto dai giovani, che hanno condiviso foto e video dei pasti su Xiaohongshu e Douyin, due piattaforme social molto usate in Cina. Sushiro è diventato popolare perché offre un’esperienza abbastanza scenografica, ma a prezzi bassi. I clienti si siedono al tavolo, consultano il menu su un tablet e ordinano direttamente da lì. Quando il piatto è pronto, arriva al tavolo passando sul nastro trasportatore: è un funzionamento diverso rispetto a quello della tradizione giapponese.
Nei ristoranti più tradizionali di kaiten-zushi, i clienti prendono infatti i piatti che passano davanti a loro senza ordinarli prima. Il modello di Sushiro funziona in modo diverso: i piatti vengono preparati dopo l’ordine e inviati al tavolo. Questo permette alla catena di ridurre gli sprechi, perché non deve continuare a far circolare sushi nella speranza che qualcuno lo prenda, e risponde anche alla crescente attenzione verso l’igiene che è scoppiata negli ultimi anni dopo la pandemia. Qualche anno fa in Giappone un video virale mostrò un ragazzo che si leccava le dita e poi toccava il sushi su un nastro trasportatore, apparentemente per fare uno scherzo agli altri clienti. L’episodio avvenne proprio in un ristorante Sushiro e contribuì a spingere la catena a modificare il proprio sistema, mantenendo il nastro ma limitando l’esposizione dei piatti.

Il tema dell’igiene è tornato di recente anche in Cina. A marzo un cliente ha detto di aver trovato uova di parassiti in un piatto di tonno servito in un ristorante Sushiro di Pechino. La società ha risposto che non era stata rilevata alcuna contaminazione e che il prodotto rispettava gli standard di sicurezza alimentare. Il caso non sembra comunque aver danneggiato in modo significativo la popolarità della catena, almeno per ora.
L’invenzione del sushi su nastro trasportatore è generalmente attribuita a Yoshiaki Shiraishi, proprietario di un piccolo ristorante giapponese che cercava un modo per servire più clienti con meno personale. Gli venne l’idea osservando una linea di imbottigliamento della birra Asahi, dove le bottiglie scorrevano automaticamente lungo la catena di produzione. Impiegò cinque anni per adattare quel principio a un ristorante e nel 1958 installò il primo impianto nel suo locale di Higashiosaka. All’inizio i clienti sedevano lungo un bancone e prendevano i piatti che passavano davanti a loro; poi furono introdotti tavoli disposti perpendicolarmente al nastro, più adatti a gruppi e famiglie. Il sistema ebbe diverse fasi di successo: dopo l’Esposizione internazionale di Osaka del 1970, negli anni Ottanta con l’abitudine crescente a mangiare fuori casa, e poi alla fine degli anni Novanta, quando la crisi economica rese più popolari i ristoranti economici. Negli ultimi anni quel modello era sembrato meno centrale, anche perché molti clienti chiedevano più qualità e sushi preparato al momento. Sushiro sta provando a tenere insieme le due cose: il nastro come attrazione e il piatto fatto su richiesta.AnnullaAccetta




