A New York ci sono due Grand Army Plaza, ma quasi tutti pensano prima a quella di Brooklyn. È normale: quella all’ingresso di Prospect Park ha un grande arco monumentale, una stazione della metropolitana con lo stesso nome e una molte di traffico così ampia e complicata da essere diventata, negli anni, parte della sua identità. L’altra Grand Army Plaza è a Manhattan, all’angolo sud-orientale di Central Park, tra Fifth Avenue e 59th Street. È più piccola, decisamente meno famosa e spesso viene scambiata per uno spazio collegato al Plaza Hotel, che si trova dall’altra parte della strada.
Ora però anche la Grand Army Plaza di Manhattan è tornata sotto i riflettori. La Central Park Conservancy ha completato un restauro da 21 milioni di dollari, portato avanti in due fasi nell’arco di tredici anni. L’ultima parte dei lavori, iniziata nel 2024, ha riguardato soprattutto la sezione sud, quella della Pulitzer Fountain: la fontana è stata smontata, restaurata, pulita e dotata di nuovi impianti; la pavimentazione è stata rifatta riprendendo i materiali e i disegni originali; sono stati ripiantati i filari di platani londinesi che in passato erano stati rimossi.
La piazza non era abbandonata, ma si era consumata parecchio: prima del restauro la attraversavano più di due milioni di persone all’anno. Per molti era solo il punto di passaggio tra Central Park, Fifth Avenue, il Plaza Hotel, Bergdorf Goodman e le strade più turistiche di Midtown. Il restauro servirà anche a dare dignità ad una piazza che ha avuto una storia e una funzione nel disegno della città.
Grand Army Plaza nacque all’inizio del Novecento come ingresso di Central Park. Lo studio Carrère and Hastings vinse nel 1912 il concorso per ridisegnare l’area, immaginando due isole simmetriche separate dalla 59th Street: a nord il monumento equestre dorato del generale William Tecumseh Sherman, realizzato da Augustus Saint-Gaudens; a sud la fontana dedicata a Joseph Pulitzer, l’editore che aveva lasciato 50mila dollari per costruirla. La parte sud fu completata nel 1916, quella nord nel 1921, anche a causa dei lavori della metropolitana sotto la piazza.


La Pulitzer Fountain è il pezzo più riconoscibile della parte sud. In cima c’è Pomona, dea romana dell’abbondanza, rappresentata con un cesto di frutta. Sotto di lei l’acqua scende da una grande coppa e attraversa una serie di vasche sovrapposte, con una forma che ricorda molto una classica fontana europea. Non è un caso, già prima del concorso, lo scultore Karl Bitter aveva proposto per quell’angolo di Central Park un trattamento più monumentale, ispirato alle piazze francesi. Il problema è che la fontana, nel tempo, ha avuto bisogno di molte cure. I materiali originari non reggevano bene gli inverni di New York, e già negli anni Venti si discuteva se rimuoverla perché troppo danneggiata.
Il confronto con Brooklyn aiuta a capire meglio la differenza tra le due piazze. La Grand Army Plaza di Brooklyn è un grande nodo urbano: misura circa cinque ettari, segna l’ingresso principale di Prospect Park ed è dominata dal Soldiers’ and Sailors’ Memorial Arch. Negli ultimi anni la discussione è stata soprattutto su come sottrarla almeno in parte alle auto, con un progetto per chiudere il tratto tra Union Street ed Eastern Parkway e rendere più diretto il collegamento tra l’arco e il parco. A Manhattan il tema è diverso: la piazza è molto più piccola e non funziona come una grande rotatoria, ma come una specie di stanza all’aperto tra Central Park e i palazzi di Fifth Avenue.
Per questo il restauro di Manhattan non cambia radicalmente la circolazione della città, ma modifica sicuramente il modo in cui si attraversa quel pezzo di Central Park. La piazza è stata rialzata al livello dei marciapiedi, così da renderla più semplice da percorrere anche per pedoni e persone in sedia a rotelle. Sono stati rimossi dislivelli interni, aggiornati gli impianti della fontana, migliorato il drenaggio e ripristinati elementi coerenti con il disegno storico. E ora si può tornare a guardarla come la guardavano i newyorkesi nei primi del Novecento.




