L’Università Federico II di Napoli è tra le prime 100 università al mondo in alcune discipline

Ogni anno, la società britannica QS Quacquarelli Symonds pubblica la QS World University Rankings by Subject, una delle classifiche più utilizzate a livello internazionale per misurare il prestigio e l’efficacia delle università nel mondo. L’edizione 2026 analizza oltre 21.000 programmi accademici in più di 1.900 università distribuite in oltre 100 paesi, suddividendo i risultati in 55 discipline e cinque grandi aree di studio, dalla medicina alle scienze sociali.

All’interno della classifica compare anche l’Università degli Studi di Napoli Federico II, che riesce a posizionarsi tra le prime 100 università al mondo in alcune discipline specifiche. Il risultato riguarda in particolare aree come Ingegneria civile e strutturale, Scienze veterinarie, Lettere classiche e Odontoiatria, confermando una presenza competitiva in ambiti molto diversi tra loro. La Federico II, fondata nel 1224 e tra le più antiche università pubbliche al mondo, è anche uno degli atenei italiani con maggiore ampiezza disciplinare e numero di studenti, e da anni lavora su programmi di internazionalizzazione e collaborazioni scientifiche, elementi che incidono direttamente nei criteri di valutazione della classifica.

Nel complesso, il sistema universitario italiano mostra una crescita nella presenza globale: sono 60 gli atenei italiani inclusi nella classifica (erano 56 nel 2025), per un totale di 769 posizionamenti nelle diverse discipline. Tra questi, l’Università di Bologna resta il punto di riferimento con 50 presenze nelle classifiche per materia, mentre la Federico II ne registra 31. Più che una singola eccellenza isolata, il quadro che emerge è quello di un sistema diffuso, in cui la competitività si gioca soprattutto sulla capacità di mantenere standard elevati in più discipline contemporaneamente e di rafforzare il peso della ricerca italiana nei circuiti accademici globali.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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