Alberto Trentini e Mario Burlò sono rientrati in Italia dopo oltre un anno di detenzione in Venezuela. I due cittadini italiani sono arrivati questo martedì mattina all’aeroporto di Ciampino con un volo di Stato partito da Caracas e atterrato nell’area CAI, riservata ai movimenti degli aerei dei servizi di sicurezza. Ad accoglierli c’erano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e alcuni familiari e legali: la madre di Trentini, Armanda Colusso, l’avvocata Alessandra Ballerini, la figlia di Burlò e il suo avvocato Maurizio Basile.
Dopo l’arrivo, Trentini ha lasciato rapidamente l’aeroporto senza rilasciare dichiarazioni. A parlare con i giornalisti è stata la sua avvocata, che ha chiesto rispetto per la volontà della famiglia di vivere questa fase lontano dall’attenzione pubblica. «Siamo felicissimi oggi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo», ha detto, ricordando i 423 giorni di detenzione e le conseguenze fisiche e psicologiche di un’esperienza che ha definito «interminabile». Ballerini ha ringraziato le persone e le organizzazioni che hanno sostenuto la campagna per la liberazione di Trentini, senza rispondere alle domande.
Burlò, invece, si è fermato a parlare brevemente con i cronisti. Ha raccontato di non aver subito violenze fisiche e di non aver mai ricevuto un’accusa formale durante la detenzione. Ha ricostruito il momento dell’arresto, spiegando che le autorità venezuelane lo avrebbero identificato come un oppositore politico dopo aver trovato online un suo intervento alla Camera dei deputati risalente al periodo in cui era presidente dell’Unione nazionale imprenditori. «Hanno detto che ero un politico e che volevo far saltare il governo», ha riferito. Ha aggiunto di voler tornare a casa il prima possibile per stare con la famiglia.
Secondo il suo avvocato Maurizio Basile, Burlò, che ha 52 anni, è «molto provato» dalla detenzione. Nei giorni precedenti, un suo racconto pubblicato da la Stampa riferiva che per più di un anno sarebbe stato costretto a dormire per terra. La presidente del Consiglio ha lasciato l’aeroporto prima delle 9, senza incontrare i giornalisti, e poco dopo ha diffuso sui social un video dell’arrivo dei due italiani a Ciampino.
I casi di Trentini e Burlò hanno avuto un’attenzione pubblica diversa. Trentini, cooperante dell’ong internazionale Humanity & Inclusion, che lavora con persone con disabilità in contesti di crisi, era diventato il volto di una mobilitazione ampia e trasversale per la sua liberazione. Burlò, imprenditore torinese, era invece poco conosciuto dall’opinione pubblica, anche perché in Italia è indagato per vari reati fiscali e finanziari. Entrambi erano stati arrestati nel novembre del 2024 e, secondo le ricostruzioni diplomatiche, la loro detenzione era parte della strategia di pressione del governo venezuelano sull’Italia, una pratica definita «diplomazia degli ostaggi».
La loro scarcerazione è stata decisa dal governo guidato da Delcy Rodríguez. Le trattative hanno coinvolto diversi attori internazionali, tra cui il governo italiano, gli Stati Uniti, il Vaticano e rappresentanti politici venezuelani. Dopo il rilascio, Meloni ha ringraziato Rodríguez «per la costruttiva collaborazione dimostrata».




