Il cinema biografico tende spesso a seguire una formula rassicurante: trasforma il protagonista in un genio destinato al successo, seleziona alcuni passaggi riconoscibili della sua vita e ricostruisce sullo schermo ciò che il pubblico già conosce. La biografia, Tony, diventa così una conferma del mito, più che un tentativo di comprenderne le contraddizioni.
Tony, il film prodotto e distribuito da A24 dedicato agli anni giovanili di Anthony Bourdain, parte da elementi familiari: le ambizioni letterarie frustrate, le difficoltà economiche e l’ingresso nel mondo della ristorazione, affrontato inizialmente più per necessità che per vocazione. Ci sono l’apprendistato, gli scontri con i colleghi e i primi tentativi di trovare le parole giuste per raccontare ciò che accade intorno a un piatto.
La storia si concentra su un’estate della metà degli anni Settanta, quando il futuro autore di Kitchen Confidential, ancora diciannovenne, arrivò a Provincetown, nel Massachusetts, e cominciò a lavorare nelle cucine dei ristoranti della località balneare.

Bourdain è interpretato da Dominic Sessa, rivelazione di The Holdovers. Nel cast figurano Emilia Jones, Leo Woodall, Stavros Halkias, Dagmara Domińczyk, Rich Sommer e Antonio Banderas, nel ruolo del cuoco esperto che prende il giovane Tony sotto la propria protezione.
A suggerire una direzione meno convenzionale è soprattutto la presenza di Matt Johnson. Il regista canadese, originario di Toronto e tra le figure più riconoscibili del nuovo cinema indipendente nordamericano, aveva già raccontato l’ascesa e il declino di un’icona contemporanea in BlackBerry, dedicato alla nascita dell’omonimo dispositivo. Il suo cinema ironico, irregolare e privo di reverenza sembra particolarmente adatto a Bourdain, un uomo che ha costruito la propria identità pubblica sul rifiuto delle pose e delle celebrazioni.
Lo chef e scrittore americano non diventò famoso soltanto perché portava gli spettatori nei mercati, nei ristoranti e nelle cucine meno conosciute del mondo. La sua forza stava nella capacità di usare il cibo per parlare di lavoro, migrazioni, disuguaglianze, memoria e appartenenza. Sapeva descrivere con precisione un sapore e, nello stesso tempo, allargare lo sguardo sulle persone che avevano preparato quel piatto e sulle condizioni in cui vivevano.
Il giovane Tony mostrato nelle prime immagini è vulnerabile, insicuro, arrogante e spesso esasperante, lontano dall’uomo apparentemente imperturbabile che il pubblico avrebbe conosciuto molti anni dopo. Dominic Sessa passa dalla sicurezza all’imbarazzo, dal fascino all’irritazione e dalla spacconeria a una sensibilità ancora difficile da governare. Il film non gli chiede tanto di imitare la voce e i gesti del Bourdain televisivo, quanto di rappresentare un ragazzo che non sa ancora chi diventerà.
Tony si ferma dunque molto prima della fama, quando Bourdain non era ancora uno scrittore affermato, un viaggiatore o un simbolo culturale. Era un ragazzo viziato, inquieto e autodistruttivo, secondo la descrizione che avrebbe dato di sé molti anni dopo.
Il film uscirà il 7 agosto 2026 a New York e Los Angeles, il 21 agosto nel resto degli Stati Uniti e il 27 agosto nelle sale italiane.




