Toni Servillo, un nonno senza autorità in Scherzetto

Nel film di Mario Martone, presentato Fuori Concorso a Venezia 83, un illustratore abituato a dominare il proprio lavoro incontra un bambino sul quale non riesce ad avere alcun controllo

Toni Servillo ha trovato qualcuno capace di rubargli la scena. Ha cinque anni, si chiama Lorenzo Perrotta e sul set di Scherzetto conosceva persino le battute degli altri. Quando Servillo esitava, gliele suggeriva. «Dal primo giorno ha capito di tenerci in pugno», ha raccontato Mario Martone a Venezia.

L’episodio contiene già il film. Servillo interpreta Daniele Mallarico, illustratore affermato, vedovo e ultrasettantenne, costretto a trascorrere alcuni giorni con il nipote Mario. L’uomo possiede l’esperienza, la tecnica e l’autorità; il bambino non riconosce nessuna delle tre. Parla come un adulto, fa domande, occupa la casa e interrompe continuamente il lavoro del nonno.

Tratto dal romanzo omonimo di Domenico Starnone e presentato nella sezione Venice Open – Fuori Concorso dell’83ª Mostra del cinema di Venezia, Scherzetto riporta Daniele da Milano a Napoli. La figlia Betta, interpretata da Serena Rossi, gli chiede di occuparsi di Mario mentre lei e il marito Saverio, Leonardo Lidi, partecipano a un convegno. Il nonno torna così nell’appartamento in cui è cresciuto, portando con sé le tavole che deve consegnare per una nuova edizione di L’angolo bello di Henry James.

I disegni, però, sono troppo scuri. Daniele pensa a un errore di stampa; Mario capisce immediatamente che il problema è altrove. Il bambino disegna senza metodo e senza paura, mentre il nonno ha trasformato il disegno in una professione e nella misura del proprio valore. Quando si accorge del talento di Mario, Daniele non reagisce con l’orgoglio affettuoso che ci si aspetterebbe. Si sente sfidato.

È questo a rendere il personaggio meno accomodante e più interessante. Daniele non è il nonno burbero destinato semplicemente a intenerirsi. È un uomo vanitoso, impaziente, geloso del proprio spazio e spaventato dall’idea di essere sostituibile. Servillo non nasconde questi tratti e non cerca scorciatoie sentimentali: lascia che l’affetto affiori dentro l’irritazione, senza cancellarla.

Martone ha spiegato che l’attore non si è limitato a interpretare una parte, ma è entrato in «un territorio sconosciuto», dominato dalla presenza imprevedibile di un bambino che avrebbe potuto interrompere tutto in qualsiasi momento. La differenza tra Servillo e Perrotta diventa così il motore delle scene. Da una parte un interprete che governa con precisione ogni pausa; dall’altra un bambino che può cambiare ritmo, distrarsi o pronunciare una battuta nel momento meno atteso.

Anche fuori dal set, dunque, il rapporto sembra riprodurre quello tra Daniele e Mario: un adulto convinto di avere il controllo scopre che il bambino detta le regole. Servillo fa della perdita di autorità il tratto più divertente e insieme più vulnerabile del personaggio. Più Daniele tenta di difendere il proprio prestigio, più Mario ne rivela le paure.

Nella casa napoletana tornano anche i ricordi del padre e di un’infanzia nella quale la vocazione artistica era considerata poco virile perché improduttiva. Daniele, che ha impiegato una vita per dimostrare il valore del proprio talento, si trova ora davanti a un bambino capace di disegnare per il solo piacere di farlo.

È forse questo il vero scherzetto del titolo: non quello organizzato da Mario, ma quello giocato dal tempo a un uomo convinto di esserne rimasto padrone. Daniele torna nella casa della propria infanzia come un artista celebre e finisce per uscirne nelle vesti molto meno rassicuranti di un nonno. Servillo racconta il passaggio con pochi cedimenti, molta insofferenza e una paura che il personaggio non confesserebbe mai: quella di guardare un bambino e riconoscere tutto ciò che lui non può più essere.

Immagine di Monica Straniero

Monica Straniero

Monica Straniero è una giornalista e collabora con testate italiane e internazionali. Si occupa di cultura pop, storie urbane e immaginari contemporanei.

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