Katy Perry al Tribeca con Justin Trudeau e il film del tour passa in secondo piano

Katy Perry era arrivata al Tribeca Festival per parlare di un film. Per qualche ora, però, il film è sembrato quasi un dettaglio

L’8 giugno, davanti all’OKX Theater di Manhattan, fotografi e televisioni aspettavano la première mondiale di Katy Perry: The Lifetimes Tour – Live from Paris, il lungometraggio che porta sul grande schermo uno degli spettacoli più ambiziosi della carriera della cantante. Quando Perry è comparsa sul red carpet insieme a Justin Trudeau, l’attenzione si è spostata immediatamente altrove.

Per Perry e Trudeau non si trattava della prima apparizione insieme. Nei mesi precedenti erano già stati fotografati in Canada e ad alcuni eventi privati, alimentando le voci sulla loro relazione. Ma il Tribeca è stato diverso. Questa volta non c’erano fotografie scattate all’uscita di un ristorante o immagini rubate da lontano. C’era un red carpet, decine di fotografi e una première cinematografica.

Perry, in un abito bianco decorato con dettagli floreali, si è fermata a salutare fan e giornalisti lungo il percorso verso il teatro. Trudeau, in completo scuro, l’ha accompagnata per tutta la serata. Per molti osservatori è stato il momento che ha trasformato una normale première in uno degli eventi più commentati dell’edizione 2026 del festival.

Il film che la cantante era venuta a presentare nasce dalle date parigine del Lifetimes Tour, registrate nel novembre 2025. Più che un documentario tradizionale, è un tentativo di trasformare un concerto pop in un’esperienza cinematografica.

Per riuscirci, la produzione ha utilizzato sessanta telecamere che si muovono sopra il palco, tra i ballerini e all’interno dell’arena. La macchina da presa segue Perry da pochi centimetri di distanza, la accompagna durante i cambi d’abito, si solleva sopra il pubblico e attraversa scenografie progettate per occupare l’intero spazio del concerto.

Sul palco la cantante vola sospesa da cavi, canta a testa in giù, attraversa l’arena sorvolando il pubblico e si muove dentro un universo visivo che mescola fantascienza, videogiochi, musical e cultura pop. Fuochi d’artificio, coreografie e scenografie monumentali diventano parte di uno spettacolo che punta più sull’immersione che sul realismo.

La stessa Perry ha insistito su questo aspetto durante le interviste legate alla première. Ha spiegato che il progetto è molto diverso da Part of Me, il documentario autobiografico uscito nel 2012. Quello raccontava la sua vita privata e il dietro le quinte della sua carriera. Questo, invece, nasce come esperienza pensata soprattutto per il pubblico.

Per la cantante il film rappresenta anche una sorta di ringraziamento verso i fan che la seguono da quasi vent’anni. In diverse occasioni ha spiegato che l’energia del tour è stata una delle ragioni principali che l’hanno convinta a trasformarlo in un lungometraggio.

Al Tribeca si sono sovrapposte due storie diverse. Da una parte c’era il film, nato da mesi di riprese e da una tournée che ha attraversato diversi continenti. Dall’altra c’era l’immagine di Katy Perry e Justin Trudeau sul red carpet, destinata a circolare più velocemente di qualsiasi scena proiettata quella sera sullo schermo.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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