Harrison Ford non è mai stato un attore come gli altri

Ha attraversato mezzo secolo di cinema commerciale trasformando personaggi iconici in figure più ambigue, stanche e umane di quanto Hollywood fosse abituata a mostrare

Alla 31ª edizione degli Actor Awards, l’attore Harrison Ford è stato insignito del premio alla carriera assegnato dal sindacato degli attori statunitensi SAG-AFTRA, il più importante sindacato degli attori di Hollywood. Ford, 83 anni, è uno degli interpreti più importanti del cinema americano degli ultimi cinquant’anni ed è stato premiato con il Life Achievement Award, la massima onorificenza del sindacato per meriti artistici e impegno professionale. Ford è ancora pienamente attivo tra televisione e produzioni cinematografiche, e nel suo intervento ha infatti ironizzato su come il premio giunga “a metà della carriera”.

Nel suo discorso di ringraziamento, Ford ha ricostruito le tappe iniziali del suo percorso: prima del successo, ha raccontato, ha alternato per circa quindici anni piccoli ruoli e lavori come carpentiere. La svolta arrivò nel 1977 con il primo film della saga di Guerre Stellari (Star Wars), diretto da George Lucas, che lo impose al grande pubblico nel ruolo di Han Solo. Negli anni successivi la collaborazione con Steven Spielberg lo portò a interpetare uno dei suoi personaggi più riusciti e celebrati, il professore di archeologia Indiana Jones, partendo dal film del 1981 I predatori dell’arca perduta (Raiders of the Lost Ark). Complessivamente, i film in cui ha recitato hanno superato i 10 miliardi di dollari di incasso globale, collocandolo tra gli attori con il maggior box office cumulativo nella storia di Hollywood.

Nel discorso, Ford ha insistito sul carattere collettivo del lavoro cinematografico, attribuendo la propria carriera alla collaborazione con attori, sceneggiatori, registi e troupe. Ha ricordato come l’esperienza universitaria, segnata da difficoltà accademiche e senso di isolamento, lo abbia portato a trovare nel teatro un ambiente di appartenenza. Ha spiegato anche come le storie che ha interpretato sono state tutte vissute come uno strumento di connessione emotiva e di costruzione empatica. Il premio è stato consegnato dall’attore Woody Harrelson. In platea, tra gli altri, erano presenti anche Timothée Chalamet ed Emma Stone, Wunmi Mosaku, Natasha Rothwell e Hannah Einbinder

Per spiegare l’unicità di Ford, però, non basta solo inanellare l’iconicità dei ruoli: ruoli di rilievo nel corso della storia del cinema li hanno avuti in molti. Harrison Ford è però riuscito a portare nel cinema commercale una forma di anti-eroismo che negli anni Settanta e Ottanta non era affatto scontata. Han Solo non era il prescelto o il leader morale: era un’opportunista che, quasi controvoglia, diventa parte integrante della storia. Indiana Jones è uno che sbaglia molto, sanguina, spesso perde le staffe. Rick Deckard in Blade Runner è un personaggio stanco, quasi passivo, e nonostante questo, anche lì, è riuscito a ridefinire il concetto di fantascienza per un pubblico più adulto. Sono tre casi dove Ford sembra aver lavorato quasi per sottrazione, regalando alla storia del cinema tre icone mai passate di moda.

Negli ultimi anni Ford ha lavorato soprattutto su Shrinking, serie creata da Bill Lawrence, in cui interpreta il dottor Paul Rhoades. La serie è arrivata alla terza stagione, distribuita su Apple TV+, con una quarta stagione già confermata. Per la seconda stagione, Ford ha ricevuto la sua prima candidatura agli Emmy.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Francesco Caroli, nato a Taranto, ha iniziato a scrivere di musica e cultura per blog e testate online nel 2017. È autore per le riviste cartacee musicali L'Olifante e SMMAG! e caporedattore per IlNewyorkese. Nel 2023 ha pubblicato il saggio "Il mutamento delle subculture, dai teddy boy alla scena trap" per la casa editrice milanese Meltemi.

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