In un clima di crescente tensione tra Washington e Teheran, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, attraverso un post sul social Truth, si dice pronto ad intervenire in supporto dei manifestanti pacifici nel paese mediorientale. Le proteste, nate dalla profonda crisi economica e sociale che attraversa l’Iran, continuano a scuotere il regime di Teheran, con migliaia di cittadini scesi in piazza per chiedere riforme e diritti.
Le parole di Trump: un avvertimento deciso
«Se l’Iran uccide i manifestanti, gli Stati Uniti interverranno», ha scritto il presidente americano, aggiungendo: «Siamo pronti ad intervenire. Grazie per l’attenzione dedicata a questa domanda!». La dichiarazione segue le recenti tensioni tra le due potenze e si inserisce in un quadro di crescente preoccupazione internazionale per la repressione violenta delle proteste iraniane. In passato, Teheran ha più volte risposto con fermezza alle manifestazioni di dissenso, spesso ricorrendo all’uso della forza contro i manifestanti pacifici.
Le reazioni di Teheran: l’avvertimento di Larijani
Immediata è arrivata la replica da Teheran, con il consigliere della Guida Suprema iraniana, Ali Larijani, che ha lanciato un chiaro avvertimento agli Stati Uniti. In un messaggio pubblicato su X (ex Twitter), Larijani ha avvertito: «L’ingerenza americana in una questione interna destabilizzerebbe l’intera regione». Il consigliere, che ricopre il ruolo di massimo responsabile della sicurezza in Iran, ha anche esortato Trump a «stare attento ai suoi soldati», sottolineando come qualsiasi intervento straniero possa aggravare ulteriormente la crisi.
Le proteste in Iran: tra crisi economica e richieste di riforme
Le manifestazioni sono scoppiate in un contesto di grave crisi economica, con l’Iran alle prese con sanzioni internazionali, inflazione galoppante e disoccupazione crescente. I cittadini iraniani chiedono un cambiamento politico e maggiore libertà, ma le autorità di Teheran rispondono con durezza, spesso ricorrendo alla repressione violenta. La presenza di forze di sicurezza schierate nelle piazze e le recenti denunce di abusi hanno alimentato il timore di un’escalation che potrebbe coinvolgere anche attori stranieri.
Un equilibrio delicato tra rischio e intervento
La minaccia di Trump rappresenta un punto critico in questa delicata situazione. Da un lato, la volontà di supportare i manifestanti e condannare la repressione violenta; dall’altro, i rischi di un’escalation militare che potrebbe destabilizzare ulteriormente una regione già infiammata da conflitti e tensioni geopolitiche. Teheran, dal canto suo, si appella alla sovranità nazionale e avverte contro ogni tentativo di ingerenza straniera, ricordando che l’intervento militare esterno potrebbe avere conseguenze imprevedibili.




