«Il manipolatore gioca con le parole e normalizza tutto, fino a farti dubitare della tua percezione». Durante la conferenza stampa romana, parlando del film La Lezione, Stefano Accorsi affronta il tema della violenza psicologica e dello stalking, una forma di abuso spesso invisibile che continua a segnare la vita di molte donne.
Nel dibattito sulla violenza di genere si parla spesso di aggressioni fisiche, di episodi eclatanti che riempiono le pagine di cronaca. Più raramente si affronta con la stessa chiarezza un’altra forma di abuso: quella psicologica. È proprio questo il terreno su cui si muove La Lezione, e su cui si sofferma Stefano Accorsi riflettendo sul ruolo della manipolazione nelle relazioni umane.
Secondo l’attore, il manipolatore ha una caratteristica precisa: la capacità di alterare la percezione della realtà dell’altra persona. «Gioca con le parole e normalizza continuamente», spiega. Il risultato è un processo lento e progressivo in cui la vittima finisce per dubitare delle proprie sensazioni e della propria memoria.
È un meccanismo sottile, spesso difficile da riconoscere. E proprio per questo estremamente pericoloso.
Nel film Accorsi interpreta il professor Walder, un uomo ambiguo che destabilizza costantemente la protagonista, interpretata da Matilda De Angelis. La storia non è quella di una relazione sentimentale, precisa l’attore, ma il tema resta lo stesso: il modo in cui qualcuno può insinuarsi nella mente dell’altro fino a incrinare la sua percezione del mondo.
Per Accorsi, comprendere queste dinamiche è fondamentale anche per superare uno dei luoghi comuni più diffusi: l’idea che sia facile riconoscere chi manipola.
«I manipolatori non sono così facilmente conoscibili», osserva.
Anzi, nelle relazioni affettive il problema può diventare ancora più complesso. L’innamoramento, di per sé, modifica già il modo in cui percepiamo la realtà. Se a questo si aggiunge una persona capace di insinuare dubbi e distorcere i fatti, individuare il problema diventa molto difficile. È una riflessione particolarmente significativa nel giorno della Festa Internazionale della Donna, occasione preziosa per parlare di tutte le forme di violenza, anche quelle meno visibili.
Accorsi affronta il tema con una certa sincerità personale. Racconta che in passato gli è capitato di essere possessivo e geloso e che, con il tempo, ha dovuto interrogarsi su questi comportamenti. Un percorso di consapevolezza costruito attraverso le relazioni, le amicizie e la volontà di evolvere.
«Quando si è dentro certe dinamiche è difficile rendersi conto che qualcosa non va», ammette.
Nel costruire il personaggio di Walder, l’attore ha voluto evitare una rappresentazione troppo semplificata del manipolatore. Secondo lui, chi esercita questo tipo di controllo spesso costruisce una narrazione distorta della realtà anche per se stesso. «Non gioca solo con la percezione dell’altra persona», spiega. «In qualche modo gioca anche con la propria».
Dietro questo comportamento, suggerisce Accorsi, ci sono spesso fragilità profonde e il bisogno di coprire limiti che non si vogliono riconoscere. Un meccanismo complesso che il film sceglie di lasciare volutamente ambiguo, senza offrire spiegazioni troppo nette.
Per preparare il ruolo, il lavoro di documentazione è stato intenso. Il regista Stefano Mordini ha condiviso con il cast libri e materiali sul tema dello stalking, mentre la cronaca contemporanea continua purtroppo a fornire numerosi esempi reali.
Accorsi racconta che durante la preparazione hanno analizzato perfino le diverse tipologie di stalker e i comportamenti ricorrenti che emergono in queste situazioni. Ma è stato un incontro reale a colpirlo più di ogni studio. Durante le riprese di un altro film, una donna della troupe gli ha raccontato di aver subito uno stalking molto pesante. Un racconto che lo ha profondamente segnato. «Quando te lo raccontano sembra quasi irreale», dice. «Poi ti rendi conto che è una persona che vedi ogni giorno». Tra le cose che più lo hanno colpito c’è stata una riflessione della donna: il potere dello stalker si alimentava della paura della vittima. Nel momento in cui quella paura ha iniziato a ridursi, anche la sua presenza ha perso forza. «Quando ha cominciato a disinnescare la paura, lui ha iniziato a esistere meno», ricorda Accorsi.
Ma capire come reagire in queste situazioni resta estremamente complesso. Ogni gesto può diventare, paradossalmente, un modo per alimentare l’ossessione del manipolatore.
Proprio per questo La Lezione introduce anche un elemento di reazione e consapevolezza. La protagonista intraprende un percorso che la porta a cercare una verità oggettiva, qualcosa che confermi che ciò che percepisce è reale. Un passaggio che, secondo Accorsi, restituisce forza al personaggio interpretato da Matilda De Angelis e che assume un valore simbolico più ampio: riaffermare la legittimità della propria percezione.
In fondo, conclude l’attore, raccontare queste storie significa anche questo: ricordare che la manipolazione esiste e che può insinuarsi in modo impercettibile nella vita quotidiana. E che riconoscerla, anche attraverso il cinema, può essere il primo passo per spezzarne il potere.




