“La Famiglia Esule”, il quadro di Alessandro Fantera tra Giubileo e Papa Francesco

Realizzata per il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, l’opera del maestro Alessandro Fantera è stata presentata in data 16 gennaio a conclusione dell’Anno Santo, nella splendida cornice del Palazzo di San Callisto a Roma alla presenza del Card. Michael Czerny SJ, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, di Mons. Jozef Barlaš e delCard. Fabio Baggio, Sottosegretari dello stesso Dicastero.

Si tratta de La Famiglia Esule (olio su tela, 200×120 cm), un dipinto concepito in stretta collaborazione con lo scrittore Francesco Lisbona, curatore dell’artista, la critica d’arte Milena Naldi e l’architetto Pierluigi Cervellati.

L’opera raffigura un momento drammatico della fuga in Egitto della Sacra Famiglia, ambientandolo simbolicamente nel contesto della Striscia di Gaza.

Un progetto di forte impatto spirituale, innovativo anche dal punto di vista iconografico: nella storia dell’arte, infatti, le rappresentazioni di questo episodio sono rare e più spesso legate al tema del “riposo” che non a quello, ben più tragico, della “fuga”.

Il talento di Fantera dialoga, attraverso attenti riferimenti spirituali, con i temi attualmente più sentiti nel percorso di questo tempo di redenzione, come quelli dell’accoglienza e della speranza, e relativi ai grandi sconvolgimenti del mondo, sulla stessa linea dell’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco e del messaggio di pace di Papa Leone XIV.

L’evento si è svolto in un clima partecipato e conviviale. Il Cardinale Michael Czerny SJ, tramite le parole di Mons. Jozef Barlaš, ha espresso vivo apprezzamento per l’iniziativa, sottolineando in particolare la profondità dei temi affrontati, in sintonia con la sensibilità del Dicastero e con il suo stesso percorso umano e spirituale. In segno di stima, il Cardinale ha voluto donare all’artista e al suo staff una piccola immagine devozionale raffigurante la Sacra Famiglia in fuga verso l’Egitto, disegno realizzato dalla sua amata nonna intorno al 1930.

Nel corso dell’incontro, l’artista e il curatore hanno illustrato le ragioni alla base della scelta progettuale, spiegando come l’opera si configuri anche come una preghiera rivolta agli esuli: «Coloro che in passato hanno accolto una famiglia in fuga, oggi vengono a loro volta accolti». È stato inoltre ricordato il lungo e articolato percorso di lavoro che ha condotto alla realizzazione del progetto, sviluppato a Bologna.

Fantera aveva già realizzato opere di impatto religioso, come San Petronio e l’Angelo, esposta nella Basilica di San Petronio durante la Santa Messa per la festa patronale del 4 ottobre 2024, e attualmente ubicata nella Curia di Bologna su volontà proprio del Cardinale Matteo Maria Zuppi.

Quella de “La Famiglia Esule” è la più recente ma anche più difficile sfida, considerandone la difficoltà tecnica e il peso morale. In effetti, si tratta di un’opera incredibilmente necessaria in un momento storico così complesso come quello che stiamo vivendo.

Nelle sue allegorie e nei suoi tratti neo-antichi, che pure sanno ascoltare e fare testimonianza del presente, c’è chi potrà riconoscere l’eredità spirituale del papato di Francesco e le parole di fede e riconciliazione del nuovo pontefice.

Descrizione dell’opera

L’opera dimostra una solida capacità figurativa, evidente nella resa anatomica dei corpi, nella varietà delle posture e nella chiarezza espressiva dei volti, ciascuno portatore di un’emozione riconoscibile e funzionale al racconto. La scena, complessa e articolata, è governata da una composizione narrativa corale, in cui i gruppi di figure sono disposti secondo un ritmo visivo che guida lo sguardo lungo il percorso simbolico del paesaggio.  Particolarmente significativa è la gestione del colore: la tavolozza alterna toni caldi e terrosi della terra a blu profondi e drammatici del cielo, creando un forte contrasto emotivo e spirituale. Il colore non è mai decorativo, ma strutturale, capace di costruire volumi, profondità e tensione drammatica. La luce, diffusa ma selettiva, contribuisce a separare i piani narrativi e a sottolineare i momenti teologicamente e simbolicamente più rilevanti, mentre l’uso del paesaggio come spazio mentale oltre che fisico rafforza il carattere meditativo e sacrale dell’opera. Nel complesso, il dipinto rivela una maturità tecnica e una consapevolezza iconografica che dialogano con la grande tradizione figurativa, rielaborandola in una visione personale e contemporanea.

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