Francesco Carignani de Novoli, l’Amore per Napoli, l’esperienza americana e i suoi documentari

Il fascino di Napoli, la sua storia, la sua arte, i suoi palazzi sono il fulcro dei documentari di Francesco Carignani de Novoli, divulgatore, manager culturale, una vera e propria eccellenza italiana, che ci racconta la capitale del Mezzogiorno d’Italia

Incontriamo Francesco Carignani in uno dei preziosi e antichi saloni del Circolo dell’Unione di Napoli, dove il 18 marzo alle 19,15 ci sarà la prima mondiale del suo ultimo lavoro: La Mostra è una Nuova Napoli.

Allora Francesco, com’é nata la sua passione per i documentari?

Finita l’università, il Professor Carlo Alberto Pinelli, grande documentarista italiano (figlio di Tullio Pinelli, sceneggiatore della maggior parte dei film di Federico Fellini), mi chiese di collaborare come assistente con la sua cattedra di cinematografia documentaria. Nel frattempo,  lavoravo sui set di vari film e pubblicità e giravo piccoli cortometraggi.. Volevo fare un’importante esperienza formativa e puntare al massimo. Provai ad iscrivermi a diversi corsi in giro per il mondo e fui accettato al primo tentativo, a un corso prestigioso della University of Southern California a Los Angeles. Incredulo per questa opportunità, partii per gli USA, con un biglietto di sola andata. Il mio arrivo a Los Angeles fu fantastico. Mi sentivo come in un film. Sembrava di vivere nelle ambientazioni del Grande Lebowski e in tanti altri film. Il corso alla USC mi aprì la mente: l’approccio americano all’industria  cinematografica fu veramente diretto e pragmatico. Tanti gli insegnamenti. Un giorno, un giovane producer mi spiegó la regola d’oro di Hollywood; un segreto che cerco di ricordare sempre. In qualsiasi ambiente lavorativo: ci vuole una vita per costruirsi una reputazione, ma basta un pomeriggio per distruggerla. Finito il corso, rimasi a Los Angeles per quasi due anni, lavorando a festival di cinema e con le  case di produzione. 

E come mai decise di tornare a Napoli?

Era il 2008, un giorno accendo la tv e vedo la mia Napoli.. Eravamo nel pieno dell’emergenza rifiuti. La mia città era sui media di tutto il mondo. Le immagini della spazzatura che arrivavano  ai secondi piani delle case mi ferirono   e mi umiliarono. La lontananza dalla mia città mi aveva fatto apprezzare di più la storia di Napoli, accettando anche i suoi limiti. Mi resi conto che lo straordinario patrimonio della città con i suoi monumenti, le sue chiese, ma anche le persone, il sole ed il mare, la rendono da sempre, una città unica al mondo. Mi ripromisi che se mai fossi tornato in Italia, avrei fatto qualcosa per lei. Una volta tornato a Napoli,  diventai, quindi, volontario del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), per mettere in pratica i miei buoni propositi, e vissi anche una breve parentesi di cinque anni come consigliere di municipalità. Esperienze che mi portarono ad occuparmi della valorizzazione del patrimonio culturale di Napoli.

Qual é stato il primo documentario? 

‘Il sogno di Lamont Young’, una storia potente. Alla fine dell’800, quest’ architetto inglese, propose un progetto urbanistico con la prima metropolitana. Gli edifici (alcuni castelli neogotici) progettati da lui, sono molto particolari, e la sua misteriosa morte sul terrazzo di una bellissima villa, oggi abbandonata, sono stati ingredienti fondamentali per il mio documentario. Un lavoro che ha avuto un discreto successo, inaugurando una serie di altri documentari sempre dedicati al patrimonio culturale di Napoli e a personaggi poco noti: come ‘Schilizzi e la grande meraviglia’ per esempio, che é stato tra i documentari finalisti, agli Independent Film Awards di Leeds, premiato ad Atene, dedicato a Matteo Schilizzi (Livorno, XIX secolo) banchiere, imprenditore e mecenate protagonista della bella epoque napoletana, e noto per aver commissionato il monumentale Mausoleo Schilizzi (o Mausoleo di Posillipo) a Napoli, come tomba di famiglia. Altri documentarii sono: ‘la Napoli scintillante dei fratelli Mele’, innovatori della moda e della comunicazione visiva, che ripercorre la creazione dei celebri “Grandi Magazzini” di Napoli alla fine dell’Ottocento.

Il mio ultimo  lavoro è quello sulla Mostra d’Oltremare, selezionato a Los Angeles Italia – Film, Fashion and Art Festival e premiato alcuni giorni fa, come miglior documentario al Madrid International Movie Awards. Tutto grazie ad una squadra con cui, ormai, ci intendiamo alla perfezione e con cui c’è un grande rapporto di amicizia, oltreché professionale.

Il suo impegno di promozione di Napoli sta avendo impatto anche a livello locale?

Certo. Le scuole mi invitano a parlare di valorizzazione culturale e spesso faccio vedere i lavori che abbiamo realizzato a ragazzi e a ragazze, che restano stupiti e senza fiato davanti alla bellezza di Napoli.

Immagine di Marina De Rosa

Marina De Rosa

Giornalista , laureata in lingue e letterature Straniere alla Federico II, ama lo sport il cinema, teatro e la letteratura. Vive tra Napoli e Roma, ama profondamente il proprio lavoro. Ha maturato Una lunga esperienza in Rai prima come programmista regista, a lungo in giro per il mondo e poi come giornalista, ama viaggiare e raccontare le molteplici eccellenze del nostro Paese

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