Andrea Varani, il fotografo che ha raccontato le star della moda

Il celebre fotografo Andrea Varani si racconta tra ricordi d’oltreoceano, icone della moda e il profondo legame con la Toscana

Andrea Varani, di natali empolesi, è il protagonista di “Italia di moda”, un tour fotografico che attraversa le regioni italiane in contesti affascinanti e mozzafiato, raccontato tramite immagini d’autore cariche di emozioni. Varani propone un Made in Italy sofisticato ed avvolgente attraverso un territorio assai variegato, alla ricerca delle tradizioni più antiche per tracciare i tratti identitari del nostro Bel Paese.

Conosciuto ovunque per il suo stile distintivo e l’occhio attento ai dettagli, il fotografo ha scelto la splendida top model Ludmilla Voronkina Boccetti come regina di questo rinomato progetto espositivo. La mostra, dopo aver toccato le città più importanti ed essersi preparata per l’estero, ha fatto tappa nella splendida cornice della Limonaia di Villa Vittoria, a Firenze. Qui, abiti d’alta moda firmati Armani, Scervino, Etro, Prada, Cavalli, Ferragamo, Versace e altri dialogano con l’arte e la cultura del territorio.

Nelle opere, l’imponenza del Colosseo appare maestosa con Varani e Ludmilla in sella alla celebre Vespa, a emulare il film Vacanze Romane. In Toscana, la modella raccoglie filari d’uva con i tini della vendemmia tra gli scorci del Castello di Poppiano, mentre poco distante, in Piemonte, si sprigiona il profumo del celebre tartufo. A Genova è invitante rilassarsi sorridendo tra i tipici caruggi, con Ludmilla resa ancora più intrigante da frac e papillon, completati da un accenno di baffetti sopra le labbra dipinte.

A Trieste l’occhio si fa più malandrino mentre la top model, col suo bel caschetto platinato, sorseggia un caffè al “Caffè degli Specchi”. Sul Canal Grande appare come una diva d’altri tempi, mascherata da gran dama sulla gondola, per poi spostarsi in Sicilia per l’omaggio ai Pupi siciliani con elmo e tacchi a spillo dorati. Un’esplosione di colore celebra il peperoncino calabrese — che diventa collana e orecchini — abbinato all’immancabile rossetto. Tra i piatti della tradizione emiliana, in mise da panterona, eccola con le mani in pasta tra uova, farina e mattarello. Immancabile la versione dark lady, con la sinuosità del velo sulla treccia bionda e una raffinata croce ai lobi. Più in là stende i panni nei Quartieri Spagnoli di Napoli sotto lo sguardo di Totò dipinto sui muri, fino alla sostituzione di una ruota bucata nella bianca Matera: al diavolo la tuta da lavoro, le gambe sono troppo belle per non esibire la loro eleganza! In Puglia la modella si fonde con gli enormi tronchi degli ulivi, per poi incamminarsi verso la Lombardia gustandosi un gelato e sfogliando i quotidiani. Scenografia debordante per la posa sullo scoglio in Sardegna con bikini e cappellone, trasformandosi poi in una Venere maestosa nelle acque limpide di Olbia. L’omaggio alle donne sarde è affidato a un abito nero totale, in forte contrasto con le pecore bianche che la circondano.

Non resta che applaudire a tale sinuosità, capace di fare virtù della propria professione. Nel frattempo Andrea Varani saluta i numerosi ospiti, soffermandosi con enfasi e abbracci affettuosi verso i cari amici empolesi venuti appositamente a trovarlo.

Ad un empolese doc è inevitabile domandare qual è il suo rapporto con il famoso vetro verde locale, con la tradizione del “Volo del Ciuco”, con Piazza Farinata degli Uberti, con il “giro” empolese e con il bar Winegar…

Ed eccolo guardarci sereno col suo bel volto malandrino da «sciupafemmine», sorseggiando una bibita nel suo completo blu che volge al turchese:

«Eh… direi proprio un rapporto stretto, che è parte di me e della mia natura, con tanta voglia di ritrovare ogni volta gli amici di sempre. Sono momenti d’incontro molto belli che coltivo con gran piacere, approfittando anche per andare a trovare mia madre che oggi ha più di novant’anni. Tra l’altro ho casa a circa venti chilometri da Empoli, nel comune di Montespertoli, in zona Cerbaia, dove c’è il Castello di Montegufoni. Ecco, la mia dimora è quella che nel ‘500 era la casa dei contadini del castello».

Di casa in casa, mettiamoci anche quella di Milano.

«Ho avuto varie case, anche di proprietà, a Milano, nonostante… credo di non averci mai trascorso un fine settimana! Solitamente nella città meneghina dormo in hotel. Ho sempre passato periodi lunghissimi in viaggio per impegni professionali, in Italia e all’estero».

Entrando nel merito degli obiettivi, sappiamo che anche suo padre era un valente fotografo.

«Diciamo che era un fotoamatore con una grande passione per la fotografia; per me era una condivisione da vivere insieme… non so tuttavia quanto entusiasmo reale ci fosse in me all’inizio. Oggi penso alla macchina fotografica come a un mezzo per esprimermi dal punto di vista artistico».

È innegabile però che ha lavorato con le modelle più famose del mondo. Ci fa qualche nome?

«Direi quasi tutte quelle degli anni ’80, tranne Naomi Campbell. Non ho mai lavorato con lei, pur avendola conosciuta a Malindi anni fa, dove aveva una bellissima casa sul mare. Le altre? Claudia Schiffer, Cindy Crawford, Bianca Balti, Chiara Scelsi e tantissime altre. Quanto al continente africano, attualmente lo frequento molto per un interessante progetto fotografico, osservando che…»

Osservando che?

«Che i tempi sono cambiati, e non poco. Prima esistevano quelle cinque o sei figure che davano vero lustro alla moda per testate prestigiosissime; oggi le star di un tempo non ci sono più, ci sono solamente brave modelle. E questo perché, a mio avviso, viviamo in una società dove tutto va al miglior offerente, con una scadenza brevissima. Noto che non ci sono più neanche i politici di una volta, e lo stesso vale per i calciatori. Viviamo in una società che gira troppo veloce: tutto passa come uno “scroll”, con i social che hanno la loro buona dose di responsabilità».

Effettivamente i tempi cambiano con i nuovi modelli di comunicazione in cui non è sempre facile integrarsi. Tuttavia, da bravi curiosi, visto che “ha il mondo in tasca”, sarà senz’altro stato in America.

«L’America l’ho vissuta da giovanissimo, quando stavo iniziando a lavorare. Raggiunsi dei parenti che si erano trasferiti nel New Jersey e da lì visitai New York, San Francisco, Miami e altre città, rimanendo fuori dall’Italia per oltre sei mesi».

Le si sono illuminati gli occhi a parlarne…

«Certo che sì… ci sta! Parlo dell’esperienza di un giovane della provincia toscana catapultato all’improvviso in un altro mondo».

Questo da studente?

«No, no! Andai per affinare la tecnica fotografica in uno studio italiano facendo l’assistente e, da lì, iniziò la mia professione. Decisamente una bella esperienza di vita, con l’opportunità di imparare bene la lingua».

Qual è la cosa che l’ha colpito particolarmente oltreoceano?

«Tutto. Tutto e tanto, al punto che al mio ritorno trovai le cose cambiate: il cielo era più basso e le strade più strette! Là è tutto amplificato, e ne rimasi così colpito da valutare l’idea di ritornarci per viverci più a lungo. Poi la vita si è messa di mezzo, ma è stato un bene: ho iniziato ad ingranare bene anche in Italia e ne sono rimasto molto soddisfatto».

Senza però lasciare la “sua” America.

«Giusto! Da adulto ci andavo spesso per produzioni fotografiche: Miami era quasi di casa per i servizi sui costumi da bagno. Era bellissimo, trovavi tutte le modelle che volevi, con spiagge magnifiche e location splendide in California e a Los Angeles. Viaggiavo però sempre per produzioni europee, o per brand prevalentemente cinesi e giapponesi».

La città più affascinante?

«New York».

E il cibo?

«Insomma… Da giovane ero talmente squattrinato da non potermi permettere buoni ristoranti; successivamente, con i ritmi delle produzioni fotografiche, il tempo era quello che era e ci arrangiavamo mangiando velocemente, senza uscire la sera per la stanchezza».

Sicuramente non era un tipo “casa e chiesa”!

«Beh… – ridacchia – qualcosa facevamo… non facevamo proprio la vita da pensionati!».

Andrea Varani

Attualmente cosa apprezza maggiormente oltreoceano?

«Il cinema, le grandi produzioni cinematografiche e la musica. Sono molto più bravi di noi».

Beh… l’Italia non è certo il fanalino di coda…

«Concordo, anche se a mio avviso in vari settori abbiamo ancora molto da imparare. E poi pensiamo alla loro natura: è semplicemente spettacolare. Ecco, invidio loro queste tre cose; per il resto, da noi non manca nulla».

Il parco di Yellowstone?

«Da non tralasciare: da visitare assolutamente».

E gli americani come sono?

«Simpatici».

Senz’altro imparare la lingua sul posto ha aiutato non poco.

«Moltissimo! Con la mia professione era d’obbligo e, tra l’altro, con le modelle la lingua ufficiale è l’inglese».

Quali sono i prossimi impegni?

«Sto quasi abbandonando il lavoro commerciale, poiché ritengo di non servire più al mercato attuale. Tutta questa fretta… fretta! Una volta le campagne pubblicitarie venivano pianificate, programmate; duravano anche sei mesi per realizzare quelle sei o otto fotografie capaci di restare nel tempo. Oggi l’esigenza dei brand è quella di produrre tanto, visto che i social macinano immagini continuamente. A mio avviso è sceso il livello della committenza e non mi ritrovo molto in questo sistema: quindi spazio ai giovani, che hanno molto più entusiasmo!».

Ma non la sua esperienza!

«Vabbè, per quello che viene richiesto oggi è più che sufficiente! Preferisco dedicarmi a progetti artistici di qualità e più interessanti, fuori dal circuito commerciale. Mi sto applicando a bei progetti in cui la protagonista è la donna. L’essenza femminile».

L’ora dell’aperitivo è finita e il grande fotografo mi saluta, in molti lo aspettano al ristorante ed è proprio il caso di dirlo: metti una sera a cena tra stupende fotografie d’autore e quel pizzico di bon ton che illumina ogni cosa!

Immagine di Carla Cavicchini

Carla Cavicchini

Carla Cavicchini giornalista con esperienza trentennale, è stata direttrice del periodico "Auser Filo D'Argento." Appassionata di teatro, ha lavorato per il regista Carlo Lizzani al remake di "Cronache di Poveri Amanti" al 'Fabbricone' di Prato. Il suo pensiero è che leggere i classici, porta a quei valori fondamentali d'epoche passate, contrassegnate da virtù e sconfitte. Ulisse insegna. Un eroe che, seppur provato dalle avversità della vita, incita a resistere sino al raggiungimento degli scopi della propria esistenza.

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