A New York migliaia di persone consegnano ogni giorno pacchi Amazon indossando divise con il marchio dell’azienda e guidando furgoni riconoscibili dal logo. Molti di loro, però, non sono dipendenti di Amazon. Lavorano per piccole società esterne che gestiscono le consegne per conto del gruppo, assumono i conducenti e ne pagano gli stipendi. Una proposta di legge del Consiglio comunale punta a cambiare il sistema, obbligando le grandi aziende ad assumersi direttamente la responsabilità dei lavoratori impiegati nelle consegne.
La proposta si chiama Delivery Protection Act ed è stata presentata dalla consigliera Tiffany Cabán. Il sindaco Zohran Mamdani l’ha sostenuta pubblicamente ad agosto e martedì 20 ottobre ha ribadito la propria posizione, mentre cresce il confronto tra sindacati, aziende di logistica e organizzazioni imprenditoriali. Il provvedimento dispone già del sostegno di un’ampia maggioranza dei consiglieri, ma non è ancora arrivato al voto.
Il punto centrale riguarda l’ultimo tratto delle consegne, quello che in inglese viene chiamato last mile. I pacchi vengono trasportati nei centri di distribuzione cittadini, suddivisi per destinazione e poi caricati sui mezzi che li portano direttamente ai clienti. Amazon utilizza per il last mile una rete di società indipendenti, i Delivery Service Partners, che impiegano i conducenti. L’azienda, però, stabilisce molti aspetti del lavoro, dai percorsi ai tempi delle consegne, pur non risultando formalmente il datore di lavoro dei corrieri.
Il testo del Delivery Protection Act prevede che le strutture utilizzate per la distribuzione finale dei pacchi debbano ottenere una licenza dal Department of Consumer and Worker Protection. Per mantenerla, i gestori dovrebbero rispettare requisiti relativi alla sicurezza, alla formazione e ai rapporti di lavoro. Tra le condizioni c’è l’obbligo di impiegare direttamente i lavoratori che svolgono le attività principali della struttura, comprese le consegne.
Il provvedimento introduce anche un programma di formazione sulla sicurezza stradale e sulle condizioni di lavoro. I conducenti dovrebbero ricevere istruzioni sui rischi legati alle soste lungo le strade trafficate, alla presenza di ciclisti e pedoni e ai ritmi delle consegne. Le aziende sarebbero inoltre sottoposte a controlli e potrebbero perdere la licenza in caso di violazioni.
La proposta nasce anche dai problemi rilevati nei quartieri dove negli ultimi anni si sono concentrati i grandi magazzini della distribuzione. Un rapporto pubblicato nel 2025 dall’ufficio del controllore dei conti di New York ha analizzato 18 grandi centri aperti dal 2017. Nel 78 per cento delle aree esaminate, gli incidenti stradali con feriti sono aumentati dopo l’apertura delle strutture. Nel raggio di circa 800 metri dai magazzini, il numero dei feriti è cresciuto in media del 16 per cento.
I dati indicano una crescita del traffico e dei rischi nelle zone interessate. A Maspeth, nel Queens, gli incidenti vicino a due grandi magazzini di FedEx e Amazon sono aumentati rispettivamente del 53 e del 48 per cento. Lo stesso rapporto ha rilevato oltre duemila infortuni sul lavoro segnalati tra il 2022 e il 2024 in cinquanta strutture del settore.
Per Mamdani e i sindacati favorevoli alla legge, il problema è che le società che organizzano le consegne possono influenzare direttamente i ritmi di lavoro senza rispondere pienamente delle condizioni dei conducenti. I Teamsters, uno dei maggiori sindacati americani del settore dei trasporti, sostengono che l’assunzione diretta renderebbe più semplice far rispettare i diritti dei lavoratori e individuare le responsabilità in caso di incidenti o violazioni.
Amazon contesta questa ricostruzione. Nella testimonianza presentata al Consiglio comunale, l’azienda ha spiegato di collaborare con oltre 40 piccole imprese di distribuzione, che impiegano complessivamente più di 5mila persone a New York. Secondo il gruppo, obbligare queste imprese a rinunciare alla gestione dei corrieri ne metterebbe a rischio la sopravvivenza.
Amazon ha anche avvertito che, se il provvedimento venisse approvato nella forma attuale, potrebbe trasferire fuori città una parte delle proprie attività di distribuzione. Non ha annunciato licenziamenti né chiusure già decise, ma sostiene che la legge renderebbe necessario rivedere il modo in cui serve i clienti newyorkesi.
Le preoccupazioni non riguardano soltanto Amazon. Alcune organizzazioni imprenditoriali sostengono che il provvedimento potrebbe aumentare i costi delle consegne e mettere in difficoltà le società più piccole. Il presidente della National Urban League, Marc Morial, ha criticato la proposta, osservando che i proprietari delle aziende appaltatrici dovrebbero essere coinvolti maggiormente nella discussione. La stessa organizzazione riceve finanziamenti da Amazon, una circostanza ricordata da City & State New York nell’approfondimento pubblicato il 20 ottobre.
Cabán respinge invece l’ipotesi che le grandi società siano costrette ad abbandonare New York. La consigliera sostiene che il sistema attuale permetta ad Amazon di scaricare i rischi sui lavoratori e sulle piccole imprese, mantenendo il controllo sulle consegne.




