Pasquale Antonio Riccio e il Community Care Network, rete di prevenzione tra Italia e USA

Al secondo anno di Campus Salute a New York, il presidente racconta come la prevenzione può diventare una rete tra Italia e Stati Uniti, con la nascita della Community Care Network

Campus Salute è nata in Italia nel 2010 per portare visite e screening fuori dagli ospedali. Secondo i dati diffusi dall’associazione, dal 2021 ha effettuato oltre 150mila visite mediche gratuite. Nel settembre del 2025 è arrivata a New York e ha scelto di restare. Il suo presidente, Pasquale Antonio Riccio, dice però che i numeri vengono dopo un’idea, e lo ripete da anni: il bene non basta, va organizzato. È proprio questo il bene che Campus Salute ha fatto in queste giornate di divulgazione sulla prevenzione: regalare a tutti gli italiani una conoscenza preziosa e incentivare le persone a prevenire attraverso le visite di screening. In questo modo l’atto di fare del bene diventa un legame, e la comunità si ritrova unita intorno alla prevenzione.

Riccio presiede anche Progetto Alfa, che ha ispirato la nascita di Campus Salute, e in un messaggio pubblicato sul suo profilo LinkedIn ha scritto di ripensare al “ragazzo di provincia che, insieme a tanti volontari, ha iniziato un sogno chiamato Campus Salute”. Oggi quel sogno è a New York per il secondo anno consecutivo. Gli chiediamo che cosa è cambiato rispetto al primo. “C’è oggi la stessa emozione ma maggiore consapevolezza dei nostri mezzi”, risponde. Il primo anno, dal 23 al 28 settembre 2025, il progetto ha portato incontri sull’alimentazione e sulla salute mentale alla Scuola d’Italia Guglielmo Marconi e screening gratuiti negli spazi della St. Patrick’s Old Cathedral. Poi sono arrivate Detroit, con oltre duecento prestazioni, Los Angeles, a marzo, e Miami, a giugno, dove in due giorni ne sono state fornite più di cinquecento.

È da quel percorso che nasce la fiducia di oggi. Un anno di relazioni e di progetti avviati e consolidati, spiega Riccio, ha dato all’associazione più certezze: l’entusiasmo resta, ma ora è accompagnato dalla convinzione di poter fare di più, “non solo con la speranza, ma con la certezza di avere un qualcosa da raccontare e soprattutto da fare”.

Il 2026 si è aperto giovedì 8 ottobre alla Scuola d’Italia con una lezione del chirurgo Pasquale Mugione agli studenti e proseguito venerdì con la professoressa Annamaria Colao, tra le fondatrici di Campus Salute, per poi arrivare alle visite specialistiche di domenica. Sabato 10 ottobre, durante la cerimonia degli Italian Reputation Awards alla Carnegie Hall, Riccio ha ringraziato i medici volontari: Pasquale Mugione, Domenico Veneziano, Marco Chiellini, Valentina Russo e Davide Mayol.

La novità di quest’anno ha un nome in inglese: Community Care Network. Riccio la descrive come “la fusione delle esperienze della Fondazione IARL e di Campus Salute”, unite in nome della prevenzione e dell’accesso alle cure dei cittadini. Il legame con Italia America Reputation Lab, l’organizzazione non profit con sede a New York, era stato annunciato a luglio per dare una struttura alle attività avviate negli Stati Uniti, fino ad allora organizzate attraverso singole missioni.

Il principio, spiega, è l’assenza di pregiudizi: la rete lavora “senza alcun pregiudizio rispetto ai vari sistemi sanitari, ai vari modelli che si sono diffusi e affermati in Europa, negli Stati Uniti e nelle altre parti del mondo”. L’obiettivo è promuovere ovunque l’accesso alla cura e soprattutto alla prevenzione, per contribuire a rendere il mondo più sostenibile, in linea, dice, con alcuni degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

A chi vive a New York che cosa offre, concretamente? Riccio risponde con tre cose: la possibilità di incontrare i volontari, di conoscere un metodo che considera “ormai ben affermato” e di dialogare “senza filtri” con esperti di fama internazionale, come quest’anno Mugione e Colao. A queste si aggiunge, dove serve, un consulto individuale dal punto di vista clinico.

Resta la domanda su come si organizzi una rete di cura tra due continenti. La risposta è fatta di quattro ingredienti: “la passione, il lavoro, il sacrificio e la scalabilità di un modello”. Quel modello, spiega, deve adattarsi al contesto in cui opera, senza copiare ciò che funziona altrove: “non bisogna fossilizzarsi su quello che funziona magari in Italia e in Europa o su quello che funziona in America”. Servono spirito di adattamento e una visione chiara dell’obiettivo, che è promuovere la cultura della prevenzione, e operatori capaci di entrare in sintonia con i contesti in cui lavorano.

Per i prossimi cinque anni Riccio immagina un ruolo istituzionale. Campus Salute ha dal 2019 un posto tra i partner fondatori della Cattedra UNESCO dell’Università Federico II di Napoli per l’educazione alla salute e lo sviluppo sostenibile, e dal 2021 lo status consultivo speciale presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite. Vorrebbe che la Community Care Network, e attraverso di essa Campus Salute, possa assumere un ruolo sempre più un partner e riferimento autorevole per le  istituzioni internazionale e che di tale collaborazione siano protagonisti alcuni degli esperti dell’associazione. “Ci vedo protagonisti all’interno della società civile dei prossimi cinque anni”, dice.

Alla fine il discorso torna sulle persone. Il volontariato, osserva Riccio, è per chi lo fa una grande opportunità di crescita, in particolare per i giovani: “una palestra di partecipazione e anche di vita”. Nella comunità italiana all’estero, aggiunge, offre anche l’occasione di riscoprire le proprie radici e l’amore per la propria nazione.

Immagine di Silvia Bendicenti

Silvia Bendicenti

Silvia Bendicenti: Classe 2003, laurea in International Business e Business Administration. Ha studiato tra Pechino, Washington D.C. e Roma, sviluppando un forte interesse per la comunicazione internazionale, i media e le relazioni interculturali. Appassionata di storytelling e attualità, racconta storie che mettono in dialogo culture, comunità ed esperienze diverse

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