Le piattaforme che consegnano cibo potrebbero dover assicurare gli incidenti provocati dai loro rider. Alcune biciclette elettriche potrebbero essere gradualmente escluse dalle strade, mentre quelle dei servizi di sharing potrebbero essere dotate di sistemi capaci di rallentarle fino a fermarle quando salgono su un marciapiede. Sono alcune delle misure esaminate mercoledì 30 settembre dal consiglio comunale di New York, durante un’audizione congiunta delle commissioni Trasporti, Tutela dei consumatori e dei lavoratori, e Sicurezza pubblica. In discussione c’erano 21 proposte di legge e due risoluzioni. La seduta non le ha trasformate in nuove norme: i provvedimenti sono rimasti in commissione.
Per capire cosa cambierebbe bisogna partire dalle dovute distinzioni tra i mezzi che rientrano in quel che le persone chiamano comunemente “bicicletta elettrica”. Le biciclette elettriche infatti non sono tutte uguali, e i ciclomotori, chiamati mopeds negli Stati Uniti, appartengono a un’altra categoria. La classificazione statale delle e-bike distingue, fra le altre, quelle di classe 2, con assistenza del motore fino a 20 miglia orarie, da quelle di classe 3, che arrivano a 25: circa 32 e 40 chilometri orari. Queste soglie descrivono le caratteristiche dei mezzi. Il limite di circolazione in città per e-bike e monopattini elettrici è invece di 15 miglia orarie, circa 24 chilometri orari, come ricorda il riepilogo pubblicato dal Council.
Una delle modifiche più rilevanti riguarda proprio le biciclette di classe 3. Una proposta della consigliera Crystal Hudson ne vieterebbe la vendita e il noleggio, con sanzioni fino a 2.000 dollari. Un secondo testo ne vieterebbe anche l’utilizzo nelle strade, nei parchi e negli altri spazi pubblici, prevedendo un’entrata in vigore a distanza di due anni dall’approvazione. Nella versione esaminata, prima del primo aprile 2029 le violazioni comporterebbero soltanto un avvertimento; successivamente scatterebbero sanzioni progressive e, in alcuni casi di recidiva accompagnata da una guida pericolosa, il sequestro del mezzo. Si tratta quindi di una proposta per eliminare gradualmente una categoria oggi consentita, con conseguenze anche per chi possiede già una bici di quel tipo.
A questa restrizione si affiancherebbe un programma di sostituzione delle biciclette. Chi consegna una e-bike di classe 3 o alcuni tipi di mezzi modificati o modificabili oltre i limiti consentiti potrebbe ricevere una bici di classe 1 o 2, gratuitamente o a prezzo ridotto, oppure un buono per acquistarla. Il testo fissa un obiettivo di almeno 10mila sostituzioni, subordinato alla domanda e alla partecipazione dei rivenditori, e impedisce di limitare l’accesso in base al reddito o al mestiere. L’attuazione dipenderebbe anche dai fondi stanziati.
Un altro intervento riguarda chi risponde economicamente di un incidente. La proposta sull’assicurazione delle piattaforme, presentata da Gale Brewer, imporrebbe ai servizi di consegna di cibo una copertura di responsabilità civile per gli incidenti legati all’uso di e-bike e altri dispositivi elettrici compresi nel testo. La polizza dovrebbe coprire sia il tempo della consegna sia quello in cui il lavoratore è collegato all’app e disponibile a ricevere un incarico. I massimali minimi sarebbero di 100mila dollari per le lesioni o la morte di una persona, 300mila per incidente e 50mila per i danni alle cose. Senza copertura, la piattaforma non potrebbe ottenere o mantenere la licenza.

Le aziende sarebbero chiamate a intervenire anche sull’organizzazione delle consegne. Un testo presentato da Shaun Abreu e Lincoln Restler, su richiesta del sindaco, prevede che forniscano al Comune i dati disponibili sui tragitti dei due anni precedenti. Il Department of Consumer and Worker Protection li userebbe per studiare come l’assegnazione degli ordini incida sulla sicurezza. Da questa analisi potrebbero derivare regole sui tempi di consegna, compreso un tempo minimo da concedere al rider senza penalizzarlo e limiti agli incentivi che lo spingono a completare il percorso più rapidamente. Il testo non stabilisce già quanti minuti debba durare una consegna: affida all’amministrazione il compito di definire gli standard dopo lo studio.
Intanto, una proposta di Abreu obbligherebbe i gestori a installare sulle e-bike e sui monopattini dei servizi di sharing sistemi capaci di riconoscere quando il mezzo sale o procede su un marciapiede. A quel punto dovrebbe rallentare gradualmente fino a fermarsi, rimanendo bloccato finché non ne esce. L’obbligo riguarderebbe i mezzi delle flotte condivise, e le sanzioni sarebbero rivolte ai proprietari o ai gestori del servizio.
Insomma, le richieste rivolte al Comune sono tante e tanto diverse tra loro. Come ha raccontato Gothamist, oltre 75 lavoratori delle consegne si sono presentati a City Hall per contestare le misure che, secondo loro, aumenterebbero controlli e sequestri delle biciclette da cui dipende il loro reddito. Workers’ Justice Project sostiene gli obblighi per le piattaforme e la raccolta dei dati, ma teme che altri interventi favoriscano controlli discriminatori. Sul fronte opposto, la NYC E-Vehicle Safety Alliance, che rappresenta anche persone investite da questi mezzi, considera il pacchetto insufficiente e chiede allo Stato di introdurre targhe per le e-bike.
Durante l’audizione è emerso anche il problema dell’applicazione delle norme esistenti. Secondo il resoconto di Streetsblog, la presidente del Council Julie Menin ha contestato alle agenzie comunali la mancata applicazione dell’obbligo dei giubbotti di sicurezza per i lavoratori delle consegne. La polizia ha risposto di concentrare i controlli sui comportamenti più pericolosi. È una questione che accompagnerà l’eventuale approvazione delle nuove misure: stabilire quali obblighi introdurre significa anche decidere chi dovrà verificarne il rispetto e con quali risorse. Per ora, l’audizione del 30 settembre non ha introdotto né il divieto delle e-bike di classe 3 né i nuovi obblighi assicurativi per le piattaforme.




