L’Arte Povera torna a PS1, questa volta attraverso le pagine che l’hanno raccontata

Arte Povera: Medium and Message, la mostra bibliografica curata da Nicola Lucchi per Magazzino Italian Art, è ospitata al MoMA PS1 di Queens dal 24 al 27 settembre, in occasione della Printed Matter's NY Art Book Fair 2026

Prima di entrare nei musei, l’Arte Povera viaggiava sulla carta. Libri d’artista, riviste d’avanguardia, cataloghi di mostre, fotografie e testi critici erano molto più di una testimonianza di ciò che stava accadendo nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta. Erano uno dei luoghi in cui quel movimento prendeva forma, veniva discusso e, soprattutto, iniziava a viaggiare oltre i confini italiani. È proprio da questa prospettiva meno conosciuta che parte Arte Povera: Medium and Message, la mostra bibliografica presentata da Magazzino Italian Art in occasione di Printed Matter’s NY Art Book Fair 2026, ospitata al MoMA PS1 di Queens dal 24 al 27 settembre.

Al centro non ci sono quindi soltanto le opere, ma le pagine che hanno contribuito a raccontarle.

«Questo è un progetto di una mostra bibliografica all’interno della più importante fiera del libro d’arte degli Stati Uniti», racconta Nicola Lucchi, direttore di Magazzino Italian Art e curatore della mostra. La scelta di PS1, però, non è casuale. Nel 1985 fu proprio questa istituzione a ospitare The Knot: Arte Povera at P.S.1, curata da Germano Celant, che presentò per la prima volta negli Stati Uniti l’Arte Povera retrospettivamente come movimento storico. Quarant’anni dopo, e nel cinquantesimo anniversario della fondazione di PS1, l’Arte Povera torna così nello stesso luogo. Ma lo fa attraverso un’altra porta d’ingresso: quella della parola stampata.

Per capire il senso della mostra bisogna tornare a un momento in cui le idee non circolavano alla velocità di un post, di un video o di un’immagine condivisa online. Negli anni Sessanta e Settanta, spiega Lucchi, libri e riviste rappresentavano ancora uno dei principali strumenti attraverso cui l’arte poteva essere conosciuta, interpretata e portata altrove. Una funzione particolarmente importante per un movimento come l’Arte Povera, spesso concettuale e non sempre immediato nella sua comprensione. «La parola scritta, il commento, la critica sono importantissimi per capire veramente che cosa è questa arte», sottolinea Lucchi.

Nelle vetrine di Medium and Message compaiono così pubblicazioni legate ad artisti come Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giuseppe Penone e Michelangelo Pistoletto, accanto agli scritti di figure che hanno contribuito a costruire il discorso critico intorno al movimento, da Germano Celant a Carla Lonzi, Achille Bonito Oliva e Lea Vergine.

Materiali provenienti dal Research Center di Magazzino Italian Art che, messi insieme, ricostruiscono una rete fatta di artisti, critici, curatori, gallerie e istituzioni. C’è però un altro elemento che rende la carta fondamentale.

Molte opere dell’Arte Povera non erano infatti pensate per essere semplicemente appese a una parete e conservate nella stessa forma. Installazioni e performance potevano esistere in un luogo e in un momento preciso, per poi scomparire. «Se non si hanno le fotografie di quella particolare realizzazione, installazione, si perde tutto», osserva Lucchi. Il libro e la riproduzione diventano allora strumenti essenziali per permettere a quelle opere di continuare a esistere e di essere conosciute anche a distanza di decenni.

Camminando tra le pubblicazioni emerge però un passaggio ancora più interessante: a un certo punto il libro smette di essere soltanto il contenitore dell’opera. Diventa esso stesso uno spazio creativo. Gallerie e musei invitavano gli artisti a intervenire direttamente sul formato editoriale, trasformando cataloghi e pubblicazioni in progetti autonomi. «Non solo il libro comunica delle informazioni, ma può anche diventare uno spazio di sperimentazione creativa, estetica», spiega Lucchi.

Così si arriva ad esempio a Alighiero Boetti. Nel progetto in mostra Da uno a dieci, l’artista porta nel libro alcuni dei temi che attraversano la sua ricerca coinvolgendo direttamente anche i bambini. Le pagine diventano qualcosa da toccare, tracciare e completare. Il lettore non osserva più soltanto quindi, ma partecipa.

La mostra ricostruisce anche il rapporto tra l’Arte Povera e gli Stati Uniti. Tra i riferimenti c’è Young Italians al Jewish Museum di New York e soprattutto The Knot: Arte Povera at P.S.1 del 1985. Quella mostra rappresentò un momento importante nella ricezione americana del movimento e nel modo in cui l’Arte Povera iniziò a essere osservata retrospettivamente come un capitolo ormai riconoscibile della storia dell’arte italiana del dopoguerra. Il ritorno a PS1 crea quindi un piccolo cortocircuito storico. E lo fa durante un anno altrettanto simbolico: il cinquantesimo anniversario sia di PS1 sia di Printed Matter e il ventesimo della New York Art Book Fair.

In un presente in cui le immagini viaggiano istantaneamente e un’opera vista a Torino può comparire pochi secondi dopo sullo schermo di qualcuno a New York, osservare quelle pubblicazioni significa anche ricordare quanto fosse diverso costruire la storia di un movimento artistico.

Servivano fotografie, cataloghi, recensioni. Servivano pagine capaci di attraversare città e oceani. Ma Arte Povera: Medium and Message mostra soprattutto che quelle pagine non erano semplicemente il racconto di qualcosa che accadeva altrove. Facevano parte di ciò che stava accadendo.

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