Giovedì 24 settembre, il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani è intervenuto davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in rappresentanza dell’Italia su delega della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nel suo discorso, Tajani ha toccato i principali dossier di politica estera del momento, dal sostegno dell’Italia all’Ucraina alla necessità di riaprire lo Stretto di Hormuz, dalla situazione nella Striscia di Gaza, per cui ha ribadito la soluzione “due popoli, due Stati”, fino alle crisi in Sudan e nel Sahel. Ha parlato anche di intelligenza artificiale, invitando l’Assemblea a stabilire regole comuni su opportunità e rischi della tecnologia.
Il passaggio più citato del discorso è stato quello sul ruolo dell’ONU stessa: “Le Nazioni Unite sono nate per impedire che la violenza diventi l’unica legge. Ma per restare fedeli a quella missione, devono ritrovare la capacità di decidere e, soprattutto, di agire,” ha detto Tajani, aggiungendo che “troppo spesso questa organizzazione appare impotente.” Ha rilanciato la richiesta italiana di una riforma del Consiglio di Sicurezza: “L’Italia vuole un Consiglio di Sicurezza più legittimo, rappresentativo e responsabile davanti a tutti gli Stati membri,” un consiglio che, ha detto, “non sia un club esclusivo.” Il ministro ha anche riassunto la linea diplomatica italiana con una formula: “Contro la legge del più forte, scegliamo la forza della legge. Contro la politica della forza, scegliamo la forza della politica.” Tajani ha infine annunciato l’impegno italiano per “una moratoria universale sulla pena di morte,” raccogliendo l’applauso dell’Assemblea.
La stessa giornata di giovedì è stata dedicata al Medio Oriente, e in particolare al confronto tra Israele e i Territori Palestinesi. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato davanti a un’aula semivuota, dopo che diverse delegazioni avevano lasciato la sala in segno di protesta, mentre il Presidente palestinese Mahmoud Abbas è intervenuto in videomessaggio da Ramallah, non avendo ricevuto il visto per recarsi di persona a New York. Il Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Pietro Parolin, ha definito “decisamente insufficienti” i progressi diplomatici sul dossier, parlando a nome della Santa Sede. Nella stessa sessione è intervenuta anche la Vicepresidente del Venezuela Delcy Rodríguez, annunciando l’avvio di un processo di transizione democratica nel paese.
Venerdì 25 settembre, il dibattito generale è entrato nel suo quarto giorno, con la sessione mattutina e pomeridiana dedicata alla prosecuzione degli interventi nazionali. La giornata, secondo il calendario ufficiale delle Nazioni Unite, è dedicata al tema della prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie, un appuntamento nato per trarre insegnamenti dalle crisi sanitarie degli ultimi anni.
A margine dei lavori, si è riunito il gruppo Uniting for Consensus, che comprende dodici paesi tra cui l’Italia, che ne è Focal Point, insieme ad Argentina, Canada, Colombia, Costa Rica e altri stati membri. L’incontro, presieduto dal Vice Ministro degli Affari Esteri Edmondo Cirielli, ha fatto il punto sulla riforma del Consiglio di Sicurezza: il gruppo chiede un ampliamento dei seggi elettivi, anche con mandati a rotazione più lunghi, respingendo l’istituzione di nuovi seggi permanenti, e propone limiti al ricorso al veto in circostanze come le atrocità di massa e i crimini di guerra.




