Pagare troppo poco (e in ritardo) i rider è costato tantissimo a DoorDash

L'accordo da oltre 130 milioni riguarda più di 260 mila lavoratori e chiude un'indagine durata anni sul modo in cui l'app calcolava il tempo da retribuire

DoorDash pagherà 131,5 milioni di dollari per chiudere un’indagine della città di New York che ha accertato che, per anni, centinaia di migliaia di rider sono stati pagati meno del dovuto, in ritardo o, in alcuni casi, non sono stati pagati affatto. Più di 115 milioni di dollari saranno distribuiti direttamente ai lavoratori e circa 16,7 milioni saranno versati come sanzioni e altri costi. L’accordo riguarda oltre 260 mila persone ed è il più grande mai ottenuto dalla città in un procedimento per violazioni dei diritti dei lavoratori.

L’indagine è stata condotta dal Department of Consumer and Worker Protection, l’agenzia municipale che, tra le altre cose, controlla il rispetto delle regole sul lavoro dei rider. Era cominciata dopo che decine di lavoratori avevano segnalato pagamenti mancanti o arrivati in ritardo. Da quelle denunce la città ha allargato il controllo all’intero sistema utilizzato da DoorDash per calcolare i compensi.

Le dimensioni dell’indagine danno un’idea del problema. Il DCWP ha ottenuto dall’azienda terabyte di dati e analizzato oltre 152 milioni di transazioni e 110 milioni di ore di lavoro. Ha così ricostruito non soltanto quanto fosse stato effettivamente versato ai singoli rider, ma anche quali parti della loro giornata DoorDash avesse considerato lavoro retribuibile.

È soprattutto su questo secondo punto che si concentra una parte consistente dell’accordo.

A New York i rider delle piattaforme di consegna devono ricevere una paga minima per il tempo trascorso lavorando attraverso le app. Il sistema distingue fra il trip time, cioè il periodo impiegato materialmente per una consegna, e l’on-call time, durante il quale il lavoratore è collegato all’app ed è disponibile a ricevere un ordine.

La città sostiene che DoorDash abbia escluso dal calcolo alcune porzioni di entrambi. Tra queste c’erano, per esempio, parti di consegne cancellate e viaggi che attraversavano il confine amministrativo di New York. Il problema riguardava anche alcuni ordini raggruppati, nei quali capita che un rider ritiri o consegni più ordini durante lo stesso viaggio.

La questione è diventata particolarmente importante dal dicembre del 2023, quando New York ha cominciato ad applicare la nuova paga minima per i delivery worker. Oggi la tariffa stabilita dalla città è di 22,13 dollari l’ora, escluse le mance. Secondo il DCWP, DoorDash aveva adeguato la propria tariffa oraria, ma continuava a non conteggiare correttamente tutto il tempo che doveva essere retribuito.

È una distinzione meno tecnica di quanto sembri. Un rider può essere collegato all’app e disponibile a lavorare anche quando non sta portando fisicamente un ordine da un ristorante a un cliente. Se una parte di quel tempo viene esclusa dal conteggio, la tariffa nominale può rispettare il minimo previsto dalla legge mentre il compenso effettivamente ricevuto dal lavoratore risulta inferiore.

DoorDash ha riconosciuto di aver commesso errori, anche se non condivide tutte le conclusioni raggiunte dalla città.

«We screwed up, and our mistakes meant some NYC Dashers were underpaid or paid late» (ovvero «Abbiamo sbagliato e, a causa dei nostri errori, alcuni Dasher di New York sono stati pagati meno del dovuto o in ritardo»), ha scritto la società in una nota pubblicata ieri, martedì 22 settembre, dopo l’accordo.

L’azienda sostiene che molti dei problemi nei pagamenti siano stati provocati da bug informatici o da situazioni particolarmente complicate da gestire nel software, come ordini con più punti di ritiro o consegna, viaggi che uscivano dai confini della città e consegne cancellate o completate soltanto in parte.

Secondo i dati forniti dalla società e riportati da Reuters, circa 12,3 milioni di dollari dell’accordo riguardano direttamente compensi mancanti o arrivati in ritardo. Una quota molto più grande, superiore agli 83 milioni, serve invece a chiudere la controversia sul modo in cui veniva calcolato il tempo di lavoro ai fini della paga minima.

La differenza aiuta anche a capire perché l’accordo coinvolga così tante persone: secondo City Hall, circa 27 mila lavoratori riceveranno più di mille dollari e circa 4 mila supereranno i 5 mila.

Per ricevere i soldi non sarà necessario presentare una causa, una domanda o documentare nuovamente le ore lavorate. La città dice di aver già identificato i beneficiari attraverso i dati ottenuti da DoorDash.

Alla fine di ottobre l’amministratore incaricato dell’accordo, Simpluris, invierà una comunicazione personalizzata all’ultimo indirizzo email utilizzato dai rider con DoorDash. Nel messaggio sarà indicata la somma spettante e sarà possibile scegliere fra pagamento elettronico e assegno. Chi non selezionerà una modalità riceverà un assegno all’ultimo indirizzo postale conosciuto.

Le compensazioni non saranno sempre uguali alla somma originariamente mancante. Per i lavoratori che non furono pagati, il risarcimento sarà calcolato aggiungendo al salario dovuto una compensazione pari al doppio di quella cifra: chi non ha ricevuto mille dollari che gli spettavano, per esempio, ne riceverà tremila.

L’accordo non riguarda soltanto quello che è successo negli ultimi anni. Per i prossimi tre DoorDash dovrà fornire ogni mese al DCWP dati dettagliati sui compensi, sul tempo di lavoro, sulle mance e su altri elementi utilizzati per verificare il rispetto delle regole cittadine.

Dovrà anche modificare alcune parti del software. L’app non potrà proporre una consegna a un rider di New York se il tempo del lavoratore non viene contemporaneamente registrato come trip time o on-call time. Dovrà inoltre mostrare informazioni più chiare sul tempo lavorato e sui compensi e cambiare il calcolo utilizzato per alcuni ordini multipli.

C’è poi un elemento meno consueto. Workers Justice Project e Workers Algorithm Observatory stanno sviluppando uno strumento che consentirà ai rider di registrare le informazioni mostrate dalla propria app e condividerle con la città. Il DCWP potrà confrontare questi dati con quelli inviati direttamente da DoorDash. L’azienda, in base all’accordo, non potrà impedire ai lavoratori di utilizzare lo strumento né penalizzarli per averlo fatto.

L’obiettivo è controllare un sistema nel quale una parte crescente delle condizioni di lavoro non viene decisa da un responsabile in un ufficio, ma dal software: l’algoritmo stabilisce quali ordini mostrare, come raggrupparli e quali intervalli di tempo attribuire alle diverse fasi della consegna. Per capire se un rider è stato pagato correttamente bisogna quindi controllare anche cosa ha registrato l’app.

Per DoorDash non è il primo accordo di questo tipo a New York. Nel 2025 la società aveva accettato di pagare quasi 17 milioni di dollari dopo un’indagine separata dell’Attorney General dello Stato, relativa a un vecchio sistema utilizzato tra il 2017 e il 2019 che faceva confluire una parte delle mance dei clienti nel compenso garantito ai rider invece di aggiungerla alla paga.

Il nuovo procedimento è diverso, ma entrambi mostrano quanto sia diventato complicato controllare il lavoro delle piattaforme di consegna. Non basta stabilire quanto debba essere pagata un’ora: bisogna anche stabilire, e poter verificare, quali minuti l’algoritmo considera parte di quell’ora.

Immagine di Guglielmo Timpano

Guglielmo Timpano

Laureato in Scienze Politiche. Giornalista freelance. Conduttore radiofonico. Presentatore televisivo. Appassionato di sport, storia e animali: per combinare tutti questi interessi, il sogno sarebbe seguire un torneo di calcio tra dinosauri.

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