Lunedì 21 settembre, negli uffici dell’ICE a New York, il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha inaugurato la nuova sede SIMEST per il Nord America. A introdurre la cerimonia è stato l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti Marco Peronaci, che ha ringraziato il presidente di ICE Matteo Zoppas e i vertici di SIMEST, il presidente Vittorio de Pedys e l’amministratore delegato Regina Corradini D’Arienzo, insieme ai rappresentanti di Cassa Depositi e Prestiti e SACE presenti in sala. Peronaci ha detto: “Grazie all’impulso del vicepresidente, l’azione di sostegno del sistema Italia, sia per quanto riguarda la parte esportazione sia per quanto riguarda la parte investimenti, ci consente di dire, in anni difficili, che il sistema Italia cresce. I dati naturalmente vanno letti con attenzione, ma segnalano una dinamica positiva anche in questi sei mesi, sia per l’export sia per gli investimenti.” Ha definito gli Stati Uniti “il nostro principale mercato fuori d’Europa,” “fondamentale soprattutto per i tecnologici,” notando con soddisfazione la presenza di “aziende che fanno anche investimenti tecnologici di alto valore aggiunto, oltre a una presenza sempre in crescita.” Ha chiuso il proprio intervento dicendo che la sinergia tra ICE e SIMEST dà fiducia di poter continuare a lavorare su quello che ha definito “un mercato essenziale.” Peronaci ha anche anticipato che, nelle ore successive, Tajani avrebbe firmato un accordo sulle materie prime critiche.
Nel suo intervento, Tajani ha collocato l’apertura dell’ufficio dentro una strategia più ampia della Farnesina, costruita attorno a un obiettivo dichiarato di 700 miliardi di euro di export entro la fine del prossimo anno. Ha detto di essere “assolutamente convinto che l’export possa essere sempre più uno strumento fondamentale per la crescita del nostro PIL,” ricordando che l’Italia è oggi la quarta potenza commerciale mondiale e la seconda potenza industriale europea, con l’export che rappresenta tra il 30 e il 40 per cento del prodotto interno lordo: “Saremmo degli sprovveduti se non puntassimo su questo settore straordinario.” Ha indicato come priorità “aiutare le imprese, non farle sentire mai sole, anche quelle grandi, ma soprattutto quelle piccole, medie e piccolissime,” valorizzando il lavoro di ICE, SACE e SIMEST, che ha definito “parte integrante della nuova strategia del ministero” dopo la riforma entrata in vigore il primo gennaio di quest’anno. Tajani ha rivendicato la creazione, per la prima volta, di una Direzione Generale della Crescita dedicata ad accompagnare le imprese italiane nel mondo, e l’apertura, al suo interno, di una sala operativa attiva 24 ore su 24: “L’obiettivo è quello di non far sentire nessun imprenditore italiano all’estero solo,” ha detto, ringraziando i diplomatici e i funzionari delle sedi italiane all’estero per il lavoro già svolto. Ha infine anticipato che, nell’ora successiva, avrebbe firmato un accordo sulle materie prime con il Segretario di Stato americano, inquadrando la questione delle materie prime critiche come centrale per non perdere competitività e per costruire un mercato alternativo a quello, ha detto, “dominato legittimamente da parte della Cina.”

Al centro della cerimonia anche il taglio del nastro e la firma di un accordo di collaborazione tra SIMEST e Choose New Jersey, l’agenzia statale per l’attrazione degli investimenti, seguiti da una tavola rotonda dal titolo “Il Made in Italy oltreoceano: competere e crescere sul mercato americano,” moderata da Stefania Spatti di Class CNBC, con la partecipazione di Regina Corradini D’Arienzo, Matteo Zoppas, Renzo Cotarella, amministratore delegato di Marchesi Antinori, e Fabrizio Uguzzoni, presidente Americas di EssilorLuxottica.
Alla domanda sul perché l’apertura arrivasse proprio ora, il presidente SIMEST Vittorio de Pedys ha spiegato la scelta di ospitare il nuovo ufficio proprio dentro la sede ICE: “Abbiamo lavorato per ottenere l’apertura di questo ufficio e lo volevamo fare presso e all’interno degli uffici dell’Istituto del Commercio Estero, con cui lavoriamo in grande sinergia.” Sul tempismo, ha collegato l’apertura al lancio, quest’anno, di una misura specifica per gli Stati Uniti “che sta dando frutti molto interessanti,” aggiungendo che l’apertura dell’ufficio è sembrata “il passo logico ed immediato da fare subito dopo aver lanciato la misura, avendo visto i primi dati, che sono molto positivi.” Sul bilancio, definito “molto prematuro, ma molto interessante,” de Pedys ha inquadrato gli Stati Uniti come “un mercato che è grande venti volte l’Italia” e “il secondo mercato di sbocco dopo la Germania” per l’export italiano, “di un’importanza enorme e anche di grande difficoltà, visti i cambiamenti che l’amministrazione americana introduce continuamente dal punto di vista dei dazi e di altre barriere tariffarie.” Ha precisato che, dal lancio della misura, SIMEST ha ricevuto “centinaia di domande” e ha già varato “impegni e finanziamenti per decine e decine di milioni,” su una dotazione complessiva di 500 milioni di euro che l’ente punta a impegnare interamente a favore di aziende italiane, soprattutto PMI, che si avvicinano al mercato americano.
Sui settori italiani con più potenziale, de Pedys ha citato tanto le eccellenze consolidate quanto quelle meno scontate: “Sul mercato americano ci sono delle posizioni di eccellenza nei settori classici italiani che tutti possiamo immaginare: il cibo, il vino, il lifestyle, la moda, i mobili.” Ha aggiunto che prodotti e servizi italiani sono “ai primissimi posti” anche in settori meno immediati, come “la meccanica di precisione,” oltre che nella farmaceutica e nell’automotive, un successo che ha attribuito agli “standard ossessivi di precisione e di eccellenza” delle imprese italiane, validi tanto nel settore primario quanto in industria, servizi e tecnologia.
Alla domanda su cosa l’ufficio possa offrire in concreto a una piccola o media impresa che voglia affacciarsi sul mercato americano, de Pedys ha risposto che lo scopo dichiarato è quello di “non solo assicurare vari finanziamenti, sia in finanza agevolata che in capitale di rischio, ma anche di assistere materialmente sul posto lo stabilimento e le attività delle imprese italiane,” in particolare quelle medio piccole che, ha detto, rappresentano “il 90% del nostro finanziato”: aziende con “capacità imprenditoriali straordinarie,” ha aggiunto, “resilienza e soprattutto capacità veramente di innovazione,” ma che per la loro dimensione “hanno bisogno anche del supporto del sistema Italia.” Sul metro di giudizio per misurare, tra qualche anno, il successo dell’iniziativa, de Pedys ha indicato un obiettivo preciso: rifinanziare integralmente, entro un paio d’anni, la misura da 500 milioni, attingendo a un fondo specifico per lo sviluppo dell’export gestito da SIMEST per conto del Ministero degli Affari Esteri. “Saremo ben felici di esaurire i fondi per andare a chiedere fondi ulteriori,” ha detto, “perché questo vorrebbe dire che la nostra missione è stata compiuta nell’affiancare le aziende italiane all’estero.”

Secondo i dati diffusi da SIMEST in occasione dell’apertura, la misura dedicata al mercato statunitense, da 500 milioni di euro, ha già registrato circa 400 domande di finanziamento per un valore complessivo di 260 milioni di euro. A queste si aggiungono, negli ultimi anni, oltre 500 finanziamenti agevolati ordinari per complessivi 214 milioni di euro, 84 operazioni di Export Credit per circa 560 milioni di euro, e un portafoglio partecipativo delle operazioni SIMEST a favore di imprese italiane e joint venture negli Stati Uniti che ha raggiunto un valore complessivo di circa un miliardo di euro. Nella nota diffusa per l’occasione, l’amministratore delegato Regina Corradini D’Arienzo ha dichiarato: “Essere a New York significa rafforzare il nostro ruolo al fianco delle imprese italiane, sostenendole direttamente nel momento in cui scelgono di investire, esportare e crescere in un mercato cruciale per lo sviluppo.” Ha aggiunto che l’offerta di SIMEST unisce “finanza, competenze e assistenza sul territorio, con particolare attenzione alle PMI, e un focus specifico sulle filiere, che rappresentano una componente fondamentale del nostro tessuto produttivo.”
L’ufficio di New York si aggiunge alla rete di sedi operative aperte da SIMEST dal 2023 a Belgrado, Il Cairo, Ho Chi Minh City, San Paolo, Rabat, Dakar e Riyad, nel quadro di un piano di presidio dei mercati a maggiore potenziale per le imprese italiane individuati dal piano d’Azione per l’export della Farnesina, sviluppato in stretto raccordo con la rete diplomatica e con gli altri attori del Sistema Italia, Cassa Depositi e Prestiti, SACE, ICE, Confindustria e le Camere di Commercio.




