Quando il profilo dei grattacieli di Filadelfia sfuma nello specchietto retrovisore e l’asfalto della Route 30 inizia a costeggiare sterminate distese di campi arati a mano, si ha l’impressione che l’orologio dell’auto stia girando all’indietro. Non è un’illusione ottica, ma un confine geografico e mentale. Benvenuti nella Contea di Lancaster, il cuore profondo dell’America rurale dove da oltre tre secoli si compie il più radicale esperimento di resistenza comunitaria alla modernità: il villaggio degli Amish.
Vedere una carrozza tradizionale in legno scuro – il celebre buggy – trainata da un cavallo trottare placidamente sul ciglio di una strada statale, mentre a pochi metri sfrecciano i colossi a diciotto ruote del trasporto merci americano, provoca un brivido geometrico. In questa striscia di terra fertile a un’ora e mezza dalla culla della Dichiarazione d’Indipendenza, la modernità non è stata integrata; è stata deliberatamente, scientemente rifiutata.
Per capire la presenza Amish in Pennsylvania bisogna mappare la loro storia, un cammino che affonda le radici nell’Europa del Seicento. Gli Amish nascono in Svizzera nel 1693 da una scissione interna al movimento degli Anabattisti, guidata dal vescovo Jakob Ammann (da cui il nome Amish). Perseguitati nel Vecchio Continente per il loro rifiuto di prestare giuramento allo Stato e di imbracciare le armi, trovarono rifugio nel Settecento grazie all’accoglienza di William Penn, fondatore della Pennsylvania, che offrì loro terra e libertà religiosa.

Contrariamente a quanto il cinismo dei nostri tempi possa far pensare, gli Amish non sono un’attrazione turistica in via d’estinzione. Oggi, negli Stati Uniti, la popolazione Amish supera le 370.000 unità, distribuiti in oltre 30 Stati, e la sola comunità di Lancaster ne conta più di 40.000.
La vera sorpresa sono i tassi di crescita: si tratta di una delle popolazioni a più rapido incremento demografico al mondo, con una media di 6-7 figli per famiglia e, soprattutto, con un tasso di fidelizzazione dei giovani che sfiora l’85%. Segno che, dopo il periodo del Rumspringa – la parentesi adolescenziale in cui è concesso loro di uscire dalla comunità per sperimentare il mondo esterno – la stragrande maggioranza sceglie liberamente di tornare a casa, preferendo la tradizione alla vertigine dell’Occidente.
Ciò che separa irrimediabilmente gli Amish dall’uomo occidentale contemporaneo è il concetto di Ordnung, la legge non scritta della comunità che regola ogni aspetto della vita quotidiana sulla base di due pilastri evangelici: l’umiltà (Demut) e il rifiuto dell’orgoglio (Hochmut).
Gli Amish non utilizzano l’elettricità della rete pubblica per evitare che il mondo esterno e i suoi messaggi inquinino la casa; vestono abiti speculari, privi di bottoni (considerati un vezzo vanitoso) o cerniere lampo, prediligendo i ganci; gli uomini sposati si radono i baffi (storicamente associati al militarismo europeo) ma lasciano crescere la barba incontaminata. Non possiedono automobili, non usano la televisione e, soprattutto, rifiutano lo smartphone e la connessione internet. La tecnologia è ammessa solo se strettamente necessaria al lavoro nei campi o nelle storiche falegnamerie d’eccellenza, e solo se non compromette l’unità della famiglia.

Camminando tra i loro empori, dove si respira il profumo del legno massiccio, del pane appena sfornato e delle torte fatte in casa, l’homo sapiens educato alla cultura occintale è costretto a spogliarsi di ogni pregiudizio etnocentrico per formulare una riflessione profonda e quasi urticante. Guardiamo alle nostre metropoli occidentali iper-connesse, multitasking e celebrate come l’apice del progresso. Cosa vi troviamo? Milioni di individui schiavi del denaro, intrappolati in ritmi di vita frenetici, sopraffatti da livelli di stress cronico e costretti a “vivere” all’interno di lavori alienanti, spesso sottopagati, per alimentare un consumo sterile che non genera alcuna felicità.
Chissà, forse la nostra biologia voleva altro, per noi. Un campo da coltivare, la felicità del vivere con l’essenziale in famiglia, gli animali come alleati per la sopravvivenza e un cielo terso, azzurro, infinito e senza aeroplani sopra le nostre anime.




