Ogni settembre, con l’apertura della nuova sessione dell’Assemblea Generale, New York si riempie di delegazioni, sicurezza rafforzata e traffico bloccato attorno al Palazzo di Vetro. Ma l’ONU, per chi vive in città, non è solo quello. Da qualche tempo la United Nations Association of New York (UNA-NYC) prova a raccontarla anche attraverso l’arte, con una serie di eventi culturali che ha chiamato Culture and Connections.
L’idea di fondo è semplice: usare i musei e le mostre della città come porta d’accesso ai grandi temi su cui lavora l’ONU, dai diritti umani alla memoria storica, fino alla cooperazione tra popoli. La serie è partita con una serata al Metropolitan Museum of Art, un tour guidato privato riservato a un piccolo gruppo di soci, che ha attraversato opere di epoche e continenti diversi, con la guida che invitava i partecipanti a riflettere su temi universali come l’identità, il conflitto e la resilienza. La serata si è chiusa sul rooftop del museo, tra un drink e la vista su Central Park al tramonto, con UNA-NYC che aveva coperto buona parte del costo del tour per renderlo accessibile ai suoi membri.
Da lì la serie è cresciuta, toccando altre istituzioni culturali della città: Anne Frank the Exhibition al Center for Jewish History, con una visita guidata seguita da un intervento del professor Gavriel Rosenfeld, presidente del centro, e la Neue Galerie, dedicata all’arte austriaca e tedesca. Un’altra tappa ha affrontato un tema più esplicitamente legato al lavoro dell’ONU: la protezione del patrimonio culturale in tempo di conflitto.
Dietro il progetto c’è una convinzione precisa, che UNA-NYC ripete spesso nel presentare la serie: il Met e l’ONU condividono, ognuno a modo suo, l’obiettivo di avvicinare le persone, l’uno mostrando la creatività dell’umanità attraverso l’arte, l’altro lavorando concretamente su pace e sviluppo sostenibile. L’associazione immagina che la serie continui a crescere, con l’obiettivo dichiarato di alimentare non solo curiosità e scoperta, ma anche un dialogo di comunità che aiuti i newyorkesi a esplorare le culture del mondo come base per empatia e cittadinanza globale.




