Fabiana Zangara è la fondatrice dello studio legale ZACA LAW di New York e un avvocato specializzato in diritto dell’immigrazione. Da anni offre consulenza a società internazionali e nazionali e a privati sull’intera gamma delle richieste di visto e green cards.
In questa intervista chiarisce la portata della recente decisione dell’amministrazione Trump, spiega quali categorie di richiedenti sono coinvolte e quali, invece, possono continuare a presentare le proprie domande senza conseguenze.
Nelle ultime ore si è parlato di visti bloccati e si è scatenato il panico tra i richiedenti. Quali sono, esattamente, i visti interessati dalla recente decisione dell’amministrazione Trump?
Innanzitutto è importante chiarire che non tutti i visti sono stati oggetto di pausa. Il Dipartimento di Stato americano ha recentemente sospeso, in via temporanea, le interviste presso le ambasciate e i consolati americani per i cosiddetti immigrant visa. Si tratta dei visti richiesti da coloro che intendono trasferirsi permanentemente negli Stati Uniti e ottenere la green card attraverso la procedura consolare.
La misura riguarda quindi soltanto le interviste necessarie per il rilascio delle green card richieste fuori dagli Stati Uniti, presso un’ambasciata o un consolato. Non sono stati sospesi tutti i visti
Quando si parla di pausa temporanea, però, non è stata indicata una scadenza precisa. Quanto potrebbe durare?
Al momento non sappiamo quanto durerà. Sappiamo però che molte delle persone che avevano già un’intervista fissata in questi giorni hanno ricevuto una comunicazione con la quale veniva cancellato l’appuntamento. Nella stessa comunicazione è stato spiegato che verrà fissata una nuova intervista, ma senza indicare una data precisa.
Non ci sono ancora date ufficiali sulla ripresa delle interviste per gli immigrant visa. Ci aspettiamo, tuttavia, che entro la metà di settembre possano arrivare novità e che gli appuntamenti possano riprendere.
Qual è l’impatto della misura sugli italiani? Uno studente che si trova già negli Stati Uniti o che sta chiedendo un visto per studiare, per esempio, è coinvolto?
Questa è un’informazione molto importante. I visti cosiddetti nonimmigrant, al momento, non sono interessati dalla nuova misura del Dipartimento di Stato. Ciò significa che gli studenti, le persone che richiedono un visto turistico e, più in generale, coloro che presentano domanda per un visto nonimmigrant possono continuare a fissare l’intervista presso l’ambasciata o il consolato competente. Per queste categorie, la sospensione non produce conseguenze dirette.
E chi presenta la domanda di green card direttamente dagli Stati Uniti?
Anche in questo caso è importante distinguere le procedure. Tutte le persone che richiedono la green card dagli Stati Uniti attraverso quello che tecnicamente viene definito adjustment of status non sono, almeno per il momento, interessate dalla pausa. La misura riguarda le green card richieste attraverso la procedura consolare, quindi fuori dal territorio americano.
È possibile prevedere se arriveranno altre sospensioni o nuove limitazioni?
È difficile prevedere quali saranno le prossime mosse di questa amministrazione. Possiamo però spiegare meglio il motivo della sospensione attuale. Il blocco temporaneo delle interviste per le green card presso le ambasciate e i consolati è legato alla volontà di fornire agli ufficiali consolari un training adeguato e uniforme nell’applicazione della public charge rule.
In sostanza, si vuole garantire che gli officer siano preparati a valutare se una persona che richiede la green card possa, in futuro, diventare un peso per il sistema economico americano e avere bisogno di accedere ai benefit pubblici.
Che cosa prevede, concretamente, la public charge rule e quali elementi possono essere valutati dagli ufficiali?
La public charge rule consente all’ufficiale di valutare se il richiedente possa diventare, a un certo punto, dipendente dalle finanze pubbliche americane perché non è in grado di mantenersi autonomamente. Tra i fattori che possono essere presi in considerazione rientrano le condizioni di salute, l’età, la situazione familiare, i mezzi economici personali, il livello di istruzione e le competenze acquisite nel corso del tempo.
L’ufficiale deve valutare, se il richiedente possa avere necessità di accedere a una serie di benefit pubblici. Se ritiene probabile che quella persona possa diventare un onere per il sistema pubblico, la green card può essere negata.
Questa impostazione potrebbe avere conseguenze diverse per chi richiede la green card per motivi familiari e per chi la richiede per motivi di lavoro?
Questa è una deduzione e non una regola. È possibile, però, che la misura incida soprattutto sulle richieste di green card per motivi familiari, come quelle legate ai ricongiungimenti.
Nel caso delle richieste employment-based, infatti, la presenza di un datore di lavoro che sponsorizza il richiedente può rappresentare un elemento positivo nella valutazione della sua capacità di mantenersi autonomamente negli Stati Uniti.
Nelle richieste per motivi familiari, invece, la situazione può richiedere una valutazione più articolata. Ad esempio, nel caso di un genitore anziano che non disponga di un reddito o di risorse economiche proprie significative, potrebbe essere necessario dimostrare con maggiore attenzione quali forme di sostegno economico siano disponibili negli Stati Uniti.
È dunque possibile, che la valutazione complessiva delle condizioni economiche, familiari e personali assuma un peso maggiore nelle richieste di green card per ricongiungimento familiare.
Coloro che richiedono la green card dagli Stati Uniti, possono dirsi al sicuro?
Novità importanti sono previste anche per le procedure di adjustment of status, ossia le richieste di green card presentate direttamente dagli Stati Uniti. A partire dal 18 settembre, entreranno infatti in vigore cambiamenti rilevanti in materia di public charge.
Anche queste procedure saranno quindi interessate da nuove disposizioni, seppure in modo diverso rispetto alle domande presentate attraverso la procedura consolare.
Nel suo lavoro si trova a gestire anche le reazioni emotive di persone che, dopo aver letto una notizia sui visti, temono di essere coinvolte pur non rientrando nella misura…
Assolutamente sì. Notizie molto ampie e generiche possono generare preoccupazione anche tra persone che non sono direttamente interessate.
Vorrei però lanciare un messaggio positivo ai lettori. Molto spesso queste misure hanno carattere temporaneo e colpiscono soltanto una determinata fascia di richiedenti, non tutti. È quindi fondamentale valutare con attenzione l’oggetto della misura e capire se abbia un impatto effettivo sulla propria pratica, senza lasciarsi guidare soltanto dai titoli o dal panico generale.
Che cosa consiglia, in concreto, a chi è coinvolto dalla sospensione delle interviste?
Consiglio di mantenere un atteggiamento positivo e, soprattutto, di informarsi con attenzione. Anche quando una persona è direttamente interessata dalla misura, è importante continuare a svolgere tutte le attività necessarie in preparazione dell’intervista.
Nel caso della pausa attuale, ad esempio, consigliamo ai nostri clienti di proseguire con tutti gli adempimenti previsti, in modo da essere pronti non appena le interviste riprenderanno. Completare per tempo le attività preparatorie consente di evitare ulteriori ritardi e di fare tutto ciò che è possibile per favorire una gestione più rapida della pratica ed ottenere cosi il rilascio del visto o della green card.




