A New York i temporali sono diventati un serio problema di fognature

Due forti piogge in quattro giorni hanno allagato strade, metropolitane e seminterrati: la città sta sostituendo le caditoie e ampliando le condotte, ma molti lavori richiederanno più di dieci anni e. nel frattempo. residenti e negozianti si proteggono come possono

Il New York Times, in un recente articolo, ha raccontato come all’Empire Luggage Center di SoHo, quando è previsto un temporale, i dipendenti sollevano da terra le valigie conservate nel seminterrato: nel vicino Flipper’s, un ristorante noto soprattutto per i pancake soufflé, si tengono pronti alcuni sacchi della spazzatura da dare ai clienti perché possano coprirsi le scarpe prima di uscire. Al bistrot francese Felix, invece, aperto da 35 anni, il proprietario Alain Denneulin aspetta che passi la pioggia e poi comincia a pulire. «Qui non si può fare altro che pregare», ha detto al cronista del NYT.

Sono i diversi modi in cui i commercianti di SoHo si sono adattati agli allagamenti, che in alcune strade sono ormai abbastanza frequenti da essere considerati un problema ordinario. Sabato 18 luglio l’acqua ha sommerso l’incrocio tra West Broadway e Grand Street, entrando nei locali e costringendo i pedoni ad attraversare la strada con le gambe immerse nell’acqua sporca. In alcune zone di New York e del vicino New Jersey sono caduti più di 60 millimetri di pioggia. A Woodside, nel Queens, ne sono stati misurati oltre 75.

Tre giorni dopo ha piovuto di nuovo. Martedì 21 luglio Manhattan, Brooklyn, Queens e Bronx sono stati sottoposti a un’allerta per inondazioni improvvise, mentre su tutta la città era in vigore anche un’allerta per possibili tornado. Le precipitazioni sono state meno distruttive di quelle previste, ma hanno comunque allagato alcune strade e fatto cadere alberi e grossi rami, soprattutto nel Queens. Le allerte sono state cancellate in serata, quando l’acqua aveva cominciato a ritirarsi.

Gran parte delle fognature di New York è stata progettata per gestire circa 44 millimetri di pioggia in un’ora. Durante i temporali più intensi di luglio, le previsioni indicavano possibili accumuli tra 38 e 50 millimetri nello stesso intervallo di tempo. Quando la pioggia supera la capacità delle condotte, l’acqua rimane in superficie oppure risale da tombini, scarichi e servizi igienici.

Il criterio utilizzato per dimensionare buona parte della rete deriva inoltre da dati raccolti fra il 1903 e il 1951, quando temporali di questa intensità erano meno frequenti. Il piano cittadino per la gestione delle acque piovane riconosce che quei parametri potrebbero non essere più adeguati per infrastrutture destinate a funzionare ancora per decenni. Circa il 60 per cento della rete è poi di tipo combinato: la stessa condotta raccoglie l’acqua piovana e le acque reflue degli edifici. Quando si riempie, il sistema può rigettare acqua contaminata nelle strade, nei seminterrati o nei corsi d’acqua che circondano la città.

A complicare le cose c’è la forma di New York. L’acqua segue pendenze che spesso non sono immediatamente visibili, costruite sopra vecchie paludi, torrenti interrati e depressioni naturali. Kissena Park, vicino a Flushing, è più basso delle aree circostanti e durante i temporali si riempie come una conca. Knickerbocker Avenue, a Bushwick, attraversa una specie di valle urbana nella quale confluisce l’acqua delle strade vicine. Una caditoia libera può quindi ostruirsi pochi minuti dopo, trascinata dalla spazzatura proveniente da un isolato più in alto.

New York ha più di 150mila caditoie stradali, collegate a una rete fognaria lunga circa 12mila chilometri. Prima degli eventi meteorologici più pericolosi il Dipartimento per la Protezione Ambientale controlla circa un migliaio di punti considerati prioritari. Pulirli è importante, perché foglie, sacchetti e altri rifiuti possono impedire all’acqua di entrare nelle condotte. Non basta però quando le condotte sono già piene o quando la pioggia cade più velocemente di quanto il sistema riesca a smaltirla.

Per questo la richiesta del comune ai residenti di liberare le grate vicine alle proprie case ha provocato una certa irritazione. È un’operazione utile durante le piogge normali, ma può sembrare un trasferimento di responsabilità nei quartieri che si allagano anche quando le caditoie sono pulite. A SoHo diversi commercianti hanno detto di avere chiamato il 311 senza ricevere un intervento. Dopo il temporale di sabato, i dipendenti di Felix hanno lavato da soli il marciapiede e la strada con candeggina e getti d’acqua ad alta pressione per eliminare l’odore lasciato dalle acque di fogna.

Molti residenti si sono organizzati nello stesso modo. Nelle case con un seminterrato vengono installate pompe per espellere l’acqua e valvole che impediscono ai liquami di risalire dagli scarichi. Prima dei temporali si sistemano sacchi di sabbia davanti alle porte e si spostano mobili, elettrodomestici e documenti ai piani superiori. Sono interventi costosi che riducono i danni, ma non impediscono alla strada di allagarsi. Inoltre non tutti possono permetterseli, soprattutto chi vive in affitto o nei seminterrati ricavati informalmente, che sono tra gli ambienti più pericolosi durante un’inondazione improvvisa.

Il comune ha avviato diversi programmi, ma la differenza tra gli annunci e i tempi delle opere è uno dei motivi della frustrazione. A marzo il sindaco Zohran Mamdani ha stanziato 108 milioni di dollari per sostituire 6.708 vecchie caditoie nei prossimi dieci anni. Il piano comprende anche 40 nuovi camion per pulire le camere sotterranee nelle quali si accumulano rifiuti e sedimenti. Le sostituzioni sono iniziate nel Queens a luglio, ma riguarderanno meno del cinque per cento delle caditoie presenti in città.

Gli interventi sulle condotte richiedono ancora più tempo. A Bushwick è previsto un progetto da 390 milioni di dollari per sostituire quasi cinque chilometri di fognature attorno a Knickerbocker Avenue. In alcuni tratti la capacità dovrebbe aumentare di oltre otto volte, proteggendo circa 2.300 acri del quartiere. La costruzione, però, non dovrebbe cominciare prima del 2029 e l’intero sistema potrebbe entrare in funzione soltanto nel 2037. Fino ad allora le attività che si affacciano sulla strada continueranno a dipendere dalle pompe, dalle barriere mobili e dalla rapidità con cui riescono a spostare le merci.

La città sta anche costruendo spazi progettati per riempirsi temporaneamente durante i nubifragi. Campi sportivi, parchi, giardini e vasche sotterranee possono trattenere l’acqua e rilasciarla lentamente quando le fogne tornano ad avere spazio. Il primo progetto pilota di questo tipo è stato completato nel 2025 nelle South Jamaica Houses, dove un campo da basket può trasformarsi in un bacino di raccolta. Altri interventi sono previsti a Kissena Park, Corona, East New York e nel Bronx. Sono opere più rapide rispetto alla sostituzione di intere condotte, ma funzionano soltanto nelle aree per cui sono state progettate.

Secondo le proiezioni utilizzate dal controllore finanziario della città, entro la metà del secolo New York potrebbe avere una volta e mezzo il numero attuale di giornate con precipitazioni estreme. Questo non significa che ogni temporale produrrà gli stessi danni: contano il quartiere colpito, la durata della pioggia, la manutenzione delle caditoie e quanto terreno è disponibile per assorbire l’acqua. Significa però che gli episodi finora trattati come eccezioni diventeranno più comuni.

A SoHo questa trasformazione è già visibile nelle abitudini dei negozi. Le valigie vengono sollevate prima che piova, i sacchi della spazzatura sono diventati copriscarpe e dopo ogni temporale si controlla quanto in alto sia arrivata l’acqua. Le grandi opere promettono di ridurre gli allagamenti fra diversi anni. Per il prossimo nubifragio, invece, la preparazione consiste ancora nel mettere al sicuro quello che si può e aspettare che smetta di piovere.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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