Si è conclusa ieri sera, mercoledì 24 giugno 2026, la prima edizione di Inkwaves, la rassegna letteraria ideata dall’Istituto Italiano di Cultura di New York in collaborazione con l’agenzia letteraria Alferj. Terzo e ultimo appuntamento del ciclo, l’incontro ha visto protagonista lo scrittore Nicola Lagioia, in conversazione con il direttore dell’Istituto Claudio Pagliara.
«Siamo orgogliosi di aver dato vita a una rassegna che ha saputo trasformare ogni incontro in un momento autentico di riflessione condivisa», ha dichiarato Claudio Pagliara. «Inkwaves non è soltanto un progetto letterario: è un invito a riscoprire il libro come esperienza viva, capace di mettere in relazione storie, culture e sensibilità lontane».
Al centro della serata il romanzo Gilead di Marilynne Robinson, pubblicato nel 2004 e vincitore del Premio Pulitzer nel 2005. Nel presentarlo, Lagioia ha illustrato le ragioni profonde della sua scelta, tracciando un percorso di lettura tanto critico quanto personale: «Ho scelto questo libro perché ritengo Robinson una delle voci più autentiche e importanti dalla letteratura nordamericana contemporanea. Il suo stile è sinuoso, ma chiaro; la sua scrittura intima, luminosa, interessata a capire come funziona il cuore degli uomini. La sua, è una letteratura che scava in verticale in un modo che la mette in comunicazione con altri scrittori come William Faulkner, Toni Morrison, Cormac McCarthy. Gilead è una lunga lettera inviata nel futuro, indirizzata a un bambino di sette anni che potrà leggerla solo dopo che il mittente — suo padre — non sarà più in vita. Leggiamo questo romanzo, scritto come una lettera nel presente del narratore. e al contempo sappiamo che il suo contenuto sarà dischiuso quando lo scrittore sarà già scomparso: siamo quindi anche nel futuro, nel cuore di un ragazzo diventato uomo, in quella scintilla miracolosa in cui gli orologi si fermano e tutto il tempo viene finalmente redento. Quello di Robinson è un libro che assolve alla più alta funzione della letteratura: fare qualcosa che non ha valore solo nel presente, ma anche per il futuro, imprimendolo di fiducia in quello che verrà dopo di noi».
Con la serata del 24 giugno, la prima edizione di Inkwaves si è conclusa lasciando aperta la prospettiva per una seconda edizione. L’evento ha confermato lo spirito che ha animato l’intera rassegna: mettere in dialogo le tradizioni letterarie italiana e americana attraverso letture formative, scelte personali e conversazioni capaci di attraversare lingue, epoche e sensibilità diverse.
L’Istituto Italiano di Cultura di New York ringrazia l’agenzia letteraria Alferj per la collaborazione e il pubblico che ha partecipato numeroso e con entusiasmo a tutti e tre gli appuntamenti del ciclo.
Inkwaves nasce dall’idea di invitare scrittori italiani contemporanei a raccontare un libro di letteratura americana che abbia inciso in modo determinante sulla loro formazione. Una conversazione critica e personale, dove lo scrittore parla prima di tutto come lettore e così facendo ci ricorda quanto la lettura sia importante come esperienza fondativa e come strumento di comprensione del mondo, sia quello degli scrittori che quello di tutti noi.
Il ciclo ha visto in apertura Chiara Barzini (8 aprile) scrittrice e sceneggiatrice tra le voci più originali della letteratura italiana contemporanea, che ha scelto e parlato di The White Album di Joan Didion, opera la cui visione della California al tramonto di un’epoca risuona profondamente con il suo ultimo libro, Aqua: A Story of Water and Lost Dreams, pubblicato in Italia da Einaudi come L’ultima acqua. Il sogno perduto di Los Angeles e in Usa da Canongate ed è stato scelto come libro dell’anno dal Times Literary Supplement.
Entrambe le scrittrici rivolgono lo sguardo a uno degli elementi più fragili e identitari della California: l’acqua. Nelle loro pagine, le sorti di Los Angeles — la sua ascesa spettacolare e il suo futuro incerto — diventano una riflessione sul desiderio, sull’illusione e sui limiti della grandiosità umana. La conversazione è stata moderata dal direttore dell’Istituto Claudio Pagliara con la partecipazione dello scrittore americano Michael Frank.
La rassegna è poi proseguita con Paolo Giordano (22 aprile), una delle voci più apprezzate e internazionalmente riconosciute della letteratura italiana contemporanea, che ha conversato su Infinite Jest di David Foster Wallace insieme al direttore Pagliara e al critico letterario americano Christian Lorentzen. Giordano ha parlato del capolavoro di Foster Wallace come di un libro fondamentale della sua carriera, ma anche della sua vita, e di come il romanzo ancora oggi costituisca la lente con cui lui guarda agli Stati Uniti.




