A che punto siamo con gli autobus gratuiti a New York?

In breve: non un buon punto; la proposta ha costi elevati e ancora nessuna copertura, e c'è chi sta iniziando a cercare un'alternativa

A New York la promessa degli autobus gratis per tutti, una delle proposte più importanti del programma elettorale del sindaco Zohran Mamdani, è ancora lontana dall’essere realizzata. Nel frattempo il City Council sta provando a spostare la discussione, cercando invece un equilibrio tra quella promessa e le possibilità derivanti dal budget comunale, con una misura più limitata: rendere gratuito il trasporto pubblico per i newyorkesi a basso reddito, partendo da un programma che esiste già ma che oggi raggiunge solo una parte delle persone a cui sarebbe destinato.

Il programma si chiama Fair Fares ed è stato avviato nel 2019. Permette ai residenti tra i 18 e i 64 anni con un reddito fino al 150 per cento della soglia federale di povertà di pagare metà prezzo su metro, autobus e paratransit. Fondamentalmente significa 1,50 dollari a corsa invece della tariffa piena. La cittadinanza non è un requisito. Secondo la Citizens Budget Commission, a marzo 2026 erano iscritte poco meno di 380 mila persone, circa il 31 per cento degli aventi diritto stimati. Il costo per la città, nell’anno fiscale 2025, è stato di 83,6 milioni di dollari, incluse le spese amministrative.

Il problema, secondo consiglieri comunali e associazioni per il trasporto pubblico, è che il programma è troppo difficile da usare proprio per molte delle persone che dovrebbe aiutare. Le domande richiedono passaggi burocratici e documenti che possono scoraggiare chi avrebbe diritto allo sconto. Per questo la speaker del City Council, Julie Menin, sostiene una revisione del programma che preveda l’iscrizione automatica dei residenti già identificabili come idonei e, per la fascia più povera, la gratuità completa di metro e autobus. Durante una conferenza stampa al City Hall ha detto che molte persone stanno rinunciando ad altre spese essenziali per potersi muovere in città.

Julie Menin

Mamdani ha presentato gli autobus gratuiti come un servizio pubblico universale, paragonabile alle biblioteche, e come un modo per velocizzare una rete di bus che resta tra le più lente degli Stati Uniti. Ma il piano avrebbe un costo molto più alto rispetto all’espansione di Fair Fares: alcune stime parlano di centinaia di milioni di dollari l’anno, fino a circa un miliardo. Inoltre dipenderebbe anche dal rapporto con lo stato di New York e con la Metropolitan Transportation Authority, l’ente statale che gestisce metro e autobus e che negli ultimi mesi ha insistito molto sul contrasto all’evasione tariffaria.

Intorno a Fair Fares ci sono però proposte diverse: la Citizens Budget Commission, che è scettica sugli autobus gratuiti per tutti, propone di alzare la soglia di accesso al 250 per cento della povertà federale. In questo modo rientrerebbero nel programma anche persone sole con redditi fino a circa 39.900 dollari l’anno e famiglie di quattro persone fino a circa 82.500 dollari. La Community Service Society of New York chiede invece di arrivare al 300 per cento, sostenendo che l’attuale limite lascia fuori molti lavoratori che guadagnano poco più della soglia ma non abbastanza da sostenere senza fatica il costo degli spostamenti quotidiani. Secondo un rapporto del 2024, circa un newyorkese su cinque ha difficoltà a pagare il trasporto pubblico.

La differenza tra le due strade è soprattutto politica e di bilancio. Gli autobus gratuiti per tutti parlano di universalismo: nessuna verifica del reddito, nessuna domanda, nessuna distinzione tra chi può permettersi il biglietto e chi no. L’espansione di Fair Fares, invece, accetta quella distinzione e prova a usare meglio i soldi pubblici, concentrandoli sulle persone per cui anche 2,90 dollari a corsa possono pesare sul bilancio familiare. È una soluzione meno spendibile, ma più facile da finanziare e da approvare.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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