A poco più di un anno dalla sparatoria che aveva colpito il dipartimento di polizia di New York, un tribunale del Queens ha concluso il processo relativo all’omicidio dell’agente Jonathan Diller, morto durante un controllo stradale nel marzo 2024. La sentenza, arrivata lunedì presso la Corte Suprema dello Stato di New York, chiude il primo grado di un processo seguito con attenzione dalle istituzioni e dai sindacati di polizia.
Il giudice Michael Aloise ha condannato Guy Rivera, 36 anni, a una pena complessiva di 115 anni di carcere, stabilendo che le diverse condanne – omicidio colposo aggravato, tentato omicidio e possesso illegale di arma – vengano scontate in modo consecutivo. Questo, nel sistema giudiziario statunitense, equivale alla detenzione a vita senza possibilità di uscita.
La ricostruzione dei fatti, emersa durante le tre settimane di processo, riguarda un controllo avvenuto nel quartiere di Far Rockaway, nel Queens. Diller, 31 anni, si era avvicinato a un’auto insieme alla collega, la sergente Sasha Rosen. Secondo l’accusa, Rivera aveva in tasca un oggetto a forma di “L” compatibile con un’arma. Quando gli agenti gli hanno ordinato di uscire dal veicolo e Rosen ha tentato di tirarlo fuori, è partito il colpo che ha ucciso Diller. I pubblici ministeri hanno sostenuto che l’imputato abbia poi cercato di sparare anche contro la sergente, senza riuscirci a causa di un malfunzionamento dell’arma.
La giuria aveva già emesso il verdetto a inizio aprile, riconoscendo Rivera colpevole di quattro capi d’accusa ma assolvendo l’imputato dall’accusa più grave, quella di omicidio volontario di primo grado. Per arrivare a quella condanna, i giurati avrebbero dovuto stabilire l’intenzione di uccidere: un elemento che non hanno ritenuto provato oltre ogni ragionevole dubbio. Hanno però stabilito che Rivera abbia premuto il grilletto volontariamente, escludendo quindi la tesi della difesa secondo cui il colpo sarebbe partito accidentalmente durante la colluttazione.
Uno dei punti più discussi del processo riguarda le condizioni fisiche dell’imputato durante l’arresto: la difesa ha sostenuto che Rivera avesse un braccio fratturato e che questo avrebbe inciso sulla dinamica dello sparo e sulla possibilità di compiere ulteriori azioni. Il giudice non ha ammesso in aula un video che, secondo gli avvocati, avrebbe supportato questa ricostruzione. Il video sarà probabilmente centrale nel ricorso, già annunciato dalla difesa rappresentata da un legale della Legal Aid Society.
In aula, al momento della sentenza, erano presenti oltre 200 persone, in gran parte agenti della polizia di New York. Tra loro anche la moglie della vittima, Stephanie Diller, che ha letto una dichiarazione rivolta direttamente all’imputato, descrivendo l’impatto della perdita sul proprio nucleo familiare e sul figlio della coppia, oggi di tre anni. Dopo la decisione, la procuratrice distrettuale del Queens, Melinda Katz, e i rappresentanti del dipartimento hanno espresso soddisfazione per l’esito della sentenza.




