Efrem Lamesta: “Il luna park è il set perfetto dove nostalgia e adrenalina si incontrano”

Dalle atmosfere sospese di Zombieland ai set reali di Jurassic World, l’influencer Efrem Lamesta racconta perché il cinema continua a tornare tra giostre, luci e ombre dei parchi divertimento

Punto di riferimento assoluto nel racconto dei parchi divertimento sui social, Efrem Lamesta è stato tra i primi content creator a trasformare questo universo in un vero e proprio linguaggio narrativo, anticipando un trend oggi sempre più diffuso. Con il suo sguardo attento e il lavoro di approfondimento, dal racconto dei grandi parchi fino al documentario dedicato a Gardaland, Lamesta ha costruito un immaginario riconoscibile e autorevole. In questa intervista ci accompagna tra le scene più iconiche del cinema ambientate nei luna park, svelando perché continuano a esercitare un fascino così potente su registi e spettatori.

Per Efrem Lamesta tutto parte da un’immagine ben precisa, rimasta impressa nella memoria come una sequenza simbolo: il finale di Zombieland. “Una scena che mi è sempre rimasta impressa è quella finale di Zombieland, ambientata in un luna park abbandonato che torna improvvisamente a vivere quando i protagonisti arrivano”, racconta. “È una sequenza molto potente dal punto di vista visivo e narrativo, perché trasforma un luogo di divertimento in uno scenario pieno di tensione e adrenalina”.

Un cortocircuito emotivo che spiega bene perché il luna park funzioni così efficacemente sul grande schermo. Non è un caso che alcune delle scene più iconiche della storia del cinema siano ambientate proprio lì, tra luci intermittenti e musica in sottofondo. “Sono luoghi estremamente suggestivi”, spiega Lamesta. “I luna park, in particolare, hanno un fascino ancora più vintage e retro rispetto ai parchi tematici moderni. Dal punto di vista visivo funzionano benissimo davanti a una cinepresa: luci, colori, musica e movimento creano un’atmosfera unica”. E aggiunge: “Allo stesso tempo evocano immediatamente un senso di nostalgia e di gioia legato all’infanzia, che è qualcosa con cui quasi tutti gli spettatori riescono a entrare in sintonia”.

Quando il cinema spinge sull’acceleratore dello spettacolo, poi, le attrazioni diventano veri e propri dispositivi narrativi. Lamesta cita senza esitazione esempi in cui il confine tra realtà e finzione si fa ancora più sottile: “Probabilmente le scene del parco di Jurassic World che sono state girate in un vecchio parco Six Flags (a New Orleans) abbandonato in seguito all’uragano Katrina. Nel corso degli anni è stato utilizzato come set per altre diverse produzioni cinematografiche, tra cui Percy Jackson e il mare dei mostri”. Un dettaglio che rivela quanto il fascino di questi luoghi passi anche dalla loro autenticità: “Trovo molto affascinante quando il cinema utilizza veri parchi divertimento come location, perché il contrasto tra un luogo nato per il divertimento e una storia più drammatica o spettacolare crea sempre un effetto molto forte”.

È proprio nel contrasto che si gioca la forza simbolica del luna park. Non solo scenografia, ma metafora viva. “Sono luoghi pieni di simboli”, riflette Lamesta. “Un parco divertimento rappresenta l’infanzia, il gioco, la libertà e la spensieratezza. Ma proprio per questo motivo, quando il cinema inserisce elementi di tensione o paura in quel contesto, il contrasto diventa molto più potente”. Un equilibrio delicato, che permette al racconto di oscillare tra registri opposti: “È un ambiente che può essere allo stesso tempo luminoso, caotico, romantico o inquietante. Le luci, la musica e le attrazioni creano una scenografia naturale che permette ai registi di amplificare qualsiasi emozione”.

Eppure, per quanto il cinema riesca a restituire la vertigine di una discesa o il brivido di una curva improvvisa, qualcosa sfugge sempre. “Solo in parte”, ammette. “Sicuramente può avvicinarsi molto grazie alla regia, al montaggio e agli effetti visivi, ma l’emozione di una montagna russa vissuta dal vivo è difficilmente replicabile”. Un ricordo personale affiora: “Quando ero piccolo nei parchi c’erano spesso simulatori che cercavano di ricreare quell’esperienza. Erano affascinanti, ma non era mai la stessa cosa. Credo che lo stesso valga anche per il cinema: può trasmettere l’idea dell’adrenalina, ma non sostituirà mai l’esperienza reale”.

Lo sguardo di Lamesta, oggi, è inevitabilmente cambiato anche grazie al lavoro sul campo. Dopo aver raccontato Gardaland nel suo documentario, osserva queste scene con una consapevolezza diversa: “Dopo aver studiato così da vicino la storia e il funzionamento di un parco divertimento, guardo quelle scene con un’attenzione diversa. Mi colpisce molto di più il lavoro che c’è dietro: le scenografie, la logistica, il modo in cui viene utilizzato lo spazio del parco all’interno della narrazione”.

E se fosse lui a girare una scena? L’idea è già chiara, e parla il linguaggio delle nuove narrazioni immersive: “Probabilmente una storia avventurosa. Mi affascina l’idea di usare un parco come punto di partenza per un viaggio attraverso mondi diversi. Immagino un racconto in cui i protagonisti attraversano le varie aree tematiche del parco e ognuna diventa un’avventura diversa, quasi come entrare in universi paralleli. Sarebbe una storia molto dinamica, piena di immaginazione e di scenari spettacolari”.

In fondo, è proprio questa la magia del luna park al cinema: un luogo reale che diventa porta d’accesso all’immaginazione, dove ogni giostra può trasformarsi in una storia e ogni luce accesa in una promessa di meraviglia.

Immagine di Cecilia Gaudenzi

Cecilia Gaudenzi

Giornalista professionista e storyteller. È nata a Roma nel 1991 “sotto il segno dei pesci”, dove si è laureata con lode in Scienze Politiche, all’Università di Roma Tre e dove vive stabilmente. Musica, cinema, letteratura, politica, serie tv, podcast, reportage e terzo settore. Il vizio di scrivere, di tutto e su tutto ce l’ha fin da bambina. Le piace conoscere, capire, raccontare e soprattutto, fare domande. Crede nello scambio di idee e nella contaminazione. Ha girato l'Africa per dare voce all'impegno di donne e uomini che dedicano la loro vita agli altri. La sua parola preferita è resilienza.

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