Una divertente riflessione sull’amore e sulla fede religiosa: si intitola …che Dio perdona a tutti ed è il nuovo film di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, che ne firma la regia, e la sceneggiatura insieme a Michele Astori, tratto dal suo libro con lo stesso titolo, pubblicato da Feltrinelli nel 2018 e appena rieditato. Un racconto delicato, spiritoso e molto ironico (si ride spesso e con eleganza) in uscita nelle sale italiane il 2 aprile prodotto da Our Films e Piperfilm in associazione con Kavac Film e in collaborazione con Netflix.
Nel cast accanto a Pif, che ne è anche l’interprete principale, ci sono Giusi Buscemi, Francesco Scianna e l’attore spagnoloCarlos Hipólito nel ruolo di un Pontefice che assomiglia molto al compianto Papa Francesco.
Siamo in Sicilia, terra nativa di Pif, e Arturo (lo stesso Pif) è un agente immobiliare palermitano con una folle passione per i dolci (in scena, oltre agli attori vedrete sfilare tutto il campionario delle golosità pasticcere siciliane, dal cannolo alla cassata). Tra un contratto di affitto e una partita di calcetto col suo capo (Scianna), Arturo ha la fortuna di incontrare un’anima gemella, Flora (Buscemi), bellissima e raffinata pasticcera. È amore quasi a prima vista, ma c’è un problema: lei è una fervente cattolica, lui un mezzo ateo. Per non perdere l’amore, Arturo decide così di intraprendere un inconsueto (e spesso folle e divertentissimo) percorso spirituale alla ricerca della verità, che alla fine lo porterà a confrontarsi addirittura con il Papa (quasi) in persona.
Il resto non vogliamo “spoilerarvelo”, perché il film merita davvero di essere visto, per ridere, ma anche per riflettere.
«Il film? È totalmente autobiografico per quanto riguarda la mia passione per i dolci» scherza Pif che poi racconta: «Ho fatto le elementari dalle suore e poi sono passato ai Salesiani: in Italia nasciamo tutti cristiani, è la nostra cultura, la nostra educazione di base. Tuttavia, poi la maggior parte di noi va avanti praticamente in automatico. Così, a un certo punto della vita mi sono chiesto: perché devo definirmi cattolico se non vado in chiesa e non mi riconosco in molte cose? Allora sono passato al “gruppo misto” degli agnostici, del resto non me la sento neppure di dire che sono in quello “extraparlamentare” degli atei, seppure più orientato in quella direzione». E spiega: «Se tornassi ad essere cattolico probabilmente diventerei come Arturo, ma la fede non è semplicemente un fatto personale. Perché se poi ti ritrovi dei cattolici “incoerenti” con gli insegnamenti cristiani a governarti e gestire la tua vita, diventa un problema collettivo. Nella mia Sicilia sappiamo bene che questo accade. Magari partecipi a delle feste patronali meravigliose, in cui la passione per il santo dovrebbe corrispondere alla stessa passione per il prossimo, per la società civile. E invece c’è sempre un corto circuito».
Mentre scorrono i titoli di coda Pif mostra anche delle immagini del suo vero incontro con Papa Francesco: «Ci siamo incontrati nel corso di una trasmissione Tv dove si commentava il Padre Nostro, e finita la registrazione lui si è fermato a parlare con noi. Io gli ho spiegato che sono agnostico, ma ho anche voluto ringraziarlo per l’aver scomunicato ufficialmente la mafia, una presa di posizione davvero importante. E poi ho notato che da quando sono diventato agnostico paradossalmente Dio è molto più presente nella mia vita».




