Voce inconfondibile della musica italiana, Fausto Leali è stato tra gli ospiti di Filming Italy Los Angeles, il festival diretto e organizzato da Tiziana Rocca, dove ha ricevuto un premio alla carriera per il contributo artistico e la diffusione della musica italiana nel mondo. Un riconoscimento che celebra oltre sessant’anni di successi, dagli esordi influenzati dal soul internazionale fino ai grandi classici che hanno segnato la storia della canzone italiana.
Benvenuto a Los Angeles. Come stanno andando queste prime ore e qual è oggi il tuo rapporto con questa città?
Ci ero già stato molto tempo fa, quindi la trovo molto cambiata. In questi giorni ho girato parecchio e la sto riscoprendo.
Ricevi qui un premio importante alla carriera. Che cosa significa per te?
Sono molto orgoglioso. Sono felice che Tiziana mi abbia coinvolto anche questa volta in una situazione così meravigliosa. Ero già stato suo ospite in Sardegna, in una serata splendida di cui conservo un ricordo bellissimo, e spero che anche qui si ripeta qualcosa di altrettanto speciale.
Facciamo un passo indietro agli inizi: il tuo gruppo che suonava i Beatles, fino ad arrivare ad aprire i loro concerti. Che ricordo hai di quel momento?
È successo tutto molto in fretta. Abbiamo condiviso tre date – Milano, Genova e Roma – e poi, dopo la serata di Genova, siamo partiti tutti insieme con un volo charter notturno verso Roma. Avrei potuto approfittarne per fare fotografie con loro, ma ero un ragazzo timido e non mi sono mosso. Però una foto con i Beatles ce l’ho, ed è un ricordo prezioso.
Hai sempre guardato anche alla musica internazionale, soprattutto soul e rhythm & blues.
Sì, fin da giovanissimo. Le prime canzoni che ho cantato erano quelle di Ray Charles e James Brown, avevo diciassette o diciotto anni. Quelle influenze mi hanno formato profondamente.
Tra i tuoi grandi successi, A chi ha segnato una svolta decisiva.
Assolutamente. È la canzone che ha aperto la porta più importante. Quando l’abbiamo incisa con il mio gruppo, i Novelty, insieme ad altri brani, non immaginavamo cosa sarebbe successo. Poi il pubblico ha reagito in modo straordinario e ho capito che stava diventando un grande successo, un evergreen.
E poi il trionfo a Sanremo con Anna Oxa.
Un altro momento bellissimo. In quel periodo eravamo nella stessa casa discografica e condividevamo lo stesso manager, quindi ci vedevamo spesso ed è nata una grande amicizia. Anna ha anche tenuto a battesimo mio figlio Francesco: un legame umano che ricordo con grande affetto.
Progetti futuri?
Fa un po’ sorridere parlare di progetti a ottant’anni, ma in realtà continuo a farne. Mi piace lavorare, andare in giro, fare concerti con il mio gruppo. Finché avrò la forza di farlo, continuerò volentieri: non mi piace stare fermo senza fare niente.




