Dopo il drammatico omicidio di La Spezia l’Italia è invasa di coltelli: quelli reali, che da anni purtroppo gli adolescenti portano con sé e spesso usano con facilità, e quelli mediatici, perché non c’è un giornale o un talk in cui non si parli di questo tema. Come se gli adulti, tutti gli adulti del cosiddetto dibattito pubblico, lo avessero scoperto ora. Dalla politica al giornalismo, ai professori, ai moralisti di professione.
Che un ragazzo marocchino, Atif, accoltellasse a morte a scuola un altro ragazzo, Youssef, egiziano, forse per gelosia, ha sconvolto il nostro Paese. C’è chi l’ha buttata subito in propaganda, mai così in basso come col governo Meloni; chi se l’è presa con il ministro dell’Istruzione Valditara, che si è affrettato a indire (è persona seria, lo conosco) tavoli su tavoli nella speranza che si arrivi al vero focus della questione.
Si va a scuola con un coltello perché si va in giro con un coltello. Io che vivo a Milano vi posso parlare una notte intera di baby gang nordafricane, ma anche di baby gang sudamericane o italiane, o di individui sparsi che, per paura o per paranoia o per una visione distorta della vita, la portano con sé: la lama.
Nel nuovo decreto sicurezza c’è consapevolezza di questo: si responsabilizzano genitori e anche commercianti, anche online. Ma io due volte ho dovuto cambiare scuola a mio figlio per bullismo. E i prof? Un po’ lontani, poco preparati alla nuova società di internet e ai suoi modelli senza limiti.
Il tema è dunque sociale, culturale, economico. È vasto ed implica un valore dell’Altro da sé molto basso, un valore della vita umana nullo. Queste cose si dovrebbero insegnare a scuola, che invece diventa la scena del crimine. Ma non puntiamo il dito con superficialità. Sono anni che ne parliamo ed è difficile agire sul malessere e la disuguaglianza, e sulle fragilità individuali dei ragazzi.
Ora certo servono norme più severe, ma soprattutto formazione e comunicazione e punti di associazione delle anime e dei corpi che non siano stadi o discoteche. Qui maggioranza e opposizione devono mettere insieme le idee, come si fa in una buona democrazia, per dare futuri protagonisti a questa democrazia medesima. E non vedere volti giovani nella foto ingrandita sul letto di un padre disperato in lacrime.




