Se pensavate che il riposo fosse un privilegio riservato a esseri umani stanchi e bottiglie invecchiate in cantina, lo Stato di New York è pronto a sorprendervi. Qui anche il vino giovane, arzillo e appena arrivato dall’estero è obbligato a fermarsi un attimo, fare un respiro profondo e prendere confidenza con l’ambiente. Questo momento di pausa forzata si chiama “At Rest” e, per quanto suoni come una pratica olistica per bottiglie stressate dal viaggio, è in realtà un requisito legale molto serio.
Nel linguaggio della normativa newyorkese sugli alcolici, “At Rest” significa che il vino importato da fuori Stato non può transitare direttamente dall’importatore al negozio. Deve invece essere fisicamente consegnato a un grossista con licenza nello Stato di New York e rimanervi per un periodo di tempo stabilito, a volte anche solo ventiquattro ore. Un riposino breve, certo, ma sufficiente a sancire che la bottiglia non è più una semplice viaggiatrice di passaggio: ora è ufficialmente entrata nella filiera locale. In quel momento il vino diventa pienamente tracciabile, tassabile e sottoposto alla supervisione regolatoria dello Stato.
Questo piccolo riposo si inserisce nel celebre three-tier system, il sistema a tre livelli, che abbiamo già precedentemente trattato, che governa la vendita di alcolici negli Stati Uniti fin dalla fine della Proibizione. Secondo questo modello, produttori e importatori possono vendere solo a distributori o grossisti autorizzati, i quali a loro volta possono vendere esclusivamente ai rivenditori, e solo questi ultimi hanno il diritto di vendere al consumatore finale. Saltare un passaggio non è contemplato: il vino deve fare la fila, con educazione. L’obiettivo dichiarato è evitare concentrazioni di potere economico, pratiche anticoncorrenziali e zone d’ombra difficili da controllare, garantendo allo Stato una visione chiara e ordinata di ciò che circola nei calici dei cittadini.
A rendere il quadro ancora più particolare c’è il fatto che New York applica regole sulla vendita del vino decisamente più restrittive rispetto a molti altri stati americani. Qui il vino e i superalcolici possono essere venduti al dettaglio solo nei liquor store dotati di una licenza specifica per la vendita off-premise. I supermercati, per quanto enormi e onnipresenti, devono accontentarsi di birra e bevande a basso contenuto alcolico, lasciando il vino fuori dalla lista della spesa settimanale. È il frutto di una scelta normativa storica che separa volutamente il commercio del vino e dei distillati da quello alimentare generalista.
Il motivo per cui in altri stati americani è perfettamente normale comprare una bottiglia di vino insieme ai cereali per la colazione mentre a New York ciò è impensabile risiede nella storia costituzionale degli Stati Uniti. Dopo la fine della Proibizione, la regolamentazione degli alcolici è stata lasciata alla piena autonomia dei singoli stati, dando vita a un mosaico normativo complesso e spesso contraddittorio. In molte aree, soprattutto sulla costa occidentale e in parte del Midwest, il legislatore ha scelto un approccio più liberale, consentendo ai supermercati di vendere vino e talvolta anche superalcolici. In altri stati, come New York, New Jersey o Massachusetts, le regole sono rimaste più rigide, per una combinazione di fattori storici, culturali ed economici.
Il concetto di “At Rest”, le restrizioni sulla vendita del vino e il ruolo imprescindibile di importatori e distributori fanno parte di un impianto normativo pensato per garantire controllo, tracciabilità e stabilità nel mercato degli alcolici. Allo stesso tempo, però, queste stesse regole sono spesso criticate perché limitano la concorrenza, riducono la libertà commerciale e creano differenze marcate tra uno stato e l’altro, che risultano difficili da decifrare per consumatori e operatori internazionali. Se volete saperne di più, non perdetevi il prossimo articolo!




