Psicoanalisi, elezioni e inconscio collettivo

Federico Mioni

Federico Mioni

Direttore di Federmanager Academy e docente nei Master di IULM e Università Cattolica.

Proviamo a chiederci, al netto delle nostre opinioni politiche e per arrivare alla psicoanalisi: com’è possibile che una figura che ha sobillato l’assalto alle istituzioni americane, e definito “ostaggi” i criminali che hanno prodotto morti, feriti e scempio della casa della democrazia, possa essere credibile per candidarsi a guidare di nuovo la democrazia USA? Com’è possibile che chi ha invocato “immunità assoluta” per Presidente ed ex Presidenti, e promesso fossati con alligatori per fermare i migranti, sia votato da cittadini che dimenticano che nessuno è al di sopra della legge, e che il Dio che viene invocato è quello dei ricchi ma, ancor prima, dei disperati? E inoltre, come è possibile che la Brexit sia stata ottenuta con slogan del “cugino” di Trump secondo cui l’Unione Europea aveva agito contro UK con “la stessa visione di Hitler”? (al punto che un fanatico assassinò una deputata pro Remain, e nemmeno questo convinse gli elettori). E i no Vax di ogni ideologia, come possono tuttora negare che i vaccini abbiano salvato almeno 2 mld di persone?

Scendendo di molto a livello di enormità e di pericolosità, che senso hanno certe assurdità Woke per cui si fanno processi a Socrate e Cristoforo Colombo, e perfino a Peter Pan? Come si può fare di Thomas Jefferson, figlio di quel tempo ma di cultura e azione mirante al progresso, un consapevole ideologo dello schiavismo? E venendo a noi, come si può parlare di navi militari contro barconi con donne e bambini, e della propaganda contro le ONG che salvano vite come “taxisti del mare”, in combutta coi trafficanti di uomini? (mai un caso è stato provato).

Assurdità come queste ci sono sempre state, ma di inedito ci sono da un lato la ferocia, dall’altro l’andare contro la verità con gli “alternative facts” di Trump, e la stessa matematica (la conta dei voti fatta da funzionari dello stesso partito). Tutto ciò denota un’accelerazione che sta avvelenando vari contesti nazionali, con la vittoria finale delle autocrazie, che stanno minando le basi delle nostre liberaldemocrazie e allargandosi in paesi dimenticati dall’Occidente. In questa sede però non parlo di politica, ma vorrei porre una suggestione. Nelle forme di “analisi politica” citate, viene meno la stessa idea di verità fattuale, e ogni possibilità di ragionare viene travolta da quelle che Philip Kotler ha chiamato “tribal truths”. Si accettano come vere, dunque, solo le verità che rilasciano i media della tribù politica cui si è fedeli, e questo denota un meccanismo di identificazione che pone domande alla stessa psicoanalisi, per il bisogno di un transfer psicologico che rivela la “sete di appartenenza” a una tribù che protegga e dia la lettura della realtà. A mio parere, questa è una (UNA) delle radici che spiegano l’adesione, al momento del voto, ai leader che chiedono il consenso con le enormità di cui sopra.

Alcuni mesi fa è uscito un libro per me illuminante, Sotto l’iceberg (Bollati Boringhieri), scritto dal Presidente degli Psicoanalisti che si rifanno a Carl Gustav Jung. Fra le differenze rispetto a Freud, vi erano le forme di inconscio collettivo e non solo individuale, che nascevano dagli “archetipi” creatisi nei secoli, a loro volta rielaborati da tante dinamiche di inconscio individuale che portavano piccoli contributi a quello collettivo. Luigi Zoja dedica alcuni dei primi capitoli al riflesso su politica e scelte elettorali di quelle forme di inconscio collettivo, e spiega molto bene come fra questi vi sia la categoria del “risentimento”, tanto nota da non doverla descrivere (contro il diverso di ogni tipo, o quelli che “stanno in alto” e mi fanno licenziare, o i troppi neri che vedo per strada, o i musulmani che sono tutti violenti, ma anche contro “certe” élites che vogliono farmi la predica, ecc.).

Il risentimento diventa dinamite, a motivo di sofferenze spesso reali e che andrebbero ascoltate da una classe politica, ma non eccitate per fare “fatturato elettorale”, con tanti politici che sono veri e propri “imprenditori della paura”, creatori di prodotti miranti a produrre altro risentimento, che diventa rancore, che diventa odio, che diventa crimine, come il 6 gennaio 2021 ha dimostrato. Certe follie sono spiegabili dall’inconscio represso che diventa una bomba, e porta a sottoscrivere tesi allucinanti come quelle riportate in apertura. Per decenni le forze politiche occidentali hanno chiesto il voto sulla base di “sentimenti”, cioè sulla conquista di diritti civili, politici e anche economici e sociali, ma tutto questo oggi sembra poco interessante, mentre sembrano vincenti i messaggi politici divisivi, perché la parte più ancestrale di noi vuole quelli, e non più gli ideali umanitari.

Non ha ragione Hobbes col famoso “homo homini lupus”, ma si sbagliava anche Aristotele, perché l’uomo non è un animale “naturalmente sociale”. E allora, chi ha a cuore le democrazie deve costruire o ridefinire forme di “sentimento” positivo e riformatore, che guardino a Papa Francesco o a figure come Sergio Mattarella. Me la cavo con questi due grandi nomi per ragioni di spazio, ma anche perché è qui che il vero discorso si aprirebbe. Su tale base si giocano la democrazia, una libertà effettiva (col pluralismo nell’informazione) e le stesse relazioni di pace nel mondo. Vogliamo dunque pensare a “sentimenti” umanitari e riformatori che diano risposte a sofferenze spesso reali, valide nei libri ma anche nel qui ed ora?

Federico Mioni è direttore di Federmanager Academy e docente nei Master di IULM e Università Cattolica

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