La Week 1 della NFL, raccontata da chi l’ha vista di notte

I campioni vincono senza il loro quarterback, la favorita di tutti crolla in Australia, Chicago segna 59 punti. E a New York, per una volta, il lunedì è arrivato con il sorriso.

Voi la partita d’apertura l’avete vista all’ora giusta: mercoledì sera, divano, birra, il lavoro il giorno dopo ma pazienza. Io l’ho vista alle due e venti di notte, come sempre, con la sveglia puntata quattro ore dopo. Ve lo dico subito, così sappiamo da che parte stiamo: vi invidio. Poi la settimana è andata avanti e il fuso orario è diventato l’ultima cosa di cui parlare. Perché questa Week 1 ha fatto rumore. E non solo perché è cominciata di mercoledì.

Di mercoledì, sì. Colpa dell’Australia: la lega ha spedito Rams e 49ers a Melbourne e, per far spazio a quella partita, l’apertura è scivolata avanti di un giorno. Seattle contro New England, la rivincita del Super Bowl. Dopo un drive Sam Darnold era già negli spogliatoi, anca, e su Lumen Field è calato un silenzio che si sentiva anche da qui. È entrato Drew Lock, uno che di mestiere fa la riserva. E i campioni hanno vinto lo stesso, 13 a 10, perché quella squadra non si regge sul quarterback: si regge sulla difesa. Drake Maye nel quarto periodo ha lanciato tre intercetti, uno per drive, come a febbraio. In mezzo, Jaxon Smith-Njigba: quarto down e uno, tutti schierati per la corsa, un lancio corto e 45 yard fino alla end zone. Per me è la giocata della settimana. Non la più spettacolare: la più chiara. Seattle sa chi è.

Il giovedì, invece, l’avete visto la sera su Netflix. Da noi era già venerdì. Melbourne, centomila persone sugli spalti, la prima partita di stagione regolare mai giocata in Australia. E i Rams, la favorita di tutti, quelli con un MVP in carica e il difensore dell’anno, hanno perso 27 a 7. Anzi, non hanno perso: sono stati messi sotto. Stafford zero touchdown, Myles Garrett zero placcaggi. San Francisco era arrivata con largo anticipo, Los Angeles il giorno prima, e McVay, che in trasferta internazionale non aveva mai perso, ha parlato di una lezione di umiltà. Gli credo. Mike Evans, 33 anni, alla prima in rosso e oro, ha fatto quello che fa da dodici anni: touchdown da due yard, su fade. Certi giocatori non cambiano. Cambiano maglia.

La domenica è stata una di quelle giornate che ti ricordano perché stai sveglio. A Charlotte Chicago ha segnato 59 punti, tanti non ne faceva dal 1980, e Carolina ne ha segnati 37 perdendo di 22. Novantasei punti in una partita sola: mai successo in una Week 1. Bryce Young ha lanciato per 361 yard ed è tornato a casa battuto, il che dice tutto su quello che Ben Johnson sta costruendo con Caleb Williams. A Detroit i Lions erano avanti 21 a 0 a metà del terzo quarto e hanno rischiato di buttarla via: i Saints di Tyler Shough, 410 yard, hanno rimontato fino ai supplementari e si sono giocati tutto su una conversione da due punti. Fallita, 31 a 30. A Houston Josh Allen ha vinto con un drive da 96 yard negli ultimi minuti, come se fosse la cosa più normale del mondo. Per lui lo è.

Poi Minnesota, la storia che mi ha colpito di più. Kyler Murray, prima partita da Viking: primo lancio, intercetto. Poco dopo una scivolata in ritardo, un colpo arrivato in ritardo, commozione cerebrale, giornata finita. Entra Carson Wentz, l’eterna riserva, e Minnesota batte Green Bay 39 a 22 con Brian Flores che manda il blitz su quasi otto giocate su dieci. I Packers hanno guadagnato 150 yard più degli avversari e hanno perso di 17. Jordan Love nel finale si è sciolto, fumble e intercetto, e in Wisconsin hanno rivisto il film della fine del 2025. Il football è questo: puoi essere la squadra migliore per cinquantacinque minuti. Contano gli altri cinque.

Il resto in breve, perché lo spazio è quello che è. Baltimore per la prima volta dal 2007 senza John Harbaugh in panchina: Jesse Minter ha esordito con un 41 a 23 a Indianapolis, Derrick Henry tre touchdown, Lamar Jackson di nuovo Lamar. Jacksonville ha travolto Cleveland 34 a 10, e «Deshaun Watson titolare dei Browns nel 2026» è una frase che non pensavo di scrivere. Baker Mayfield ha firmato un rinnovo da oltre 55 milioni l’anno e pochi giorni dopo ha perso tre palloni a Cincinnati. Aaron Rodgers, 42 anni, ha vinto a Pittsburgh con l’attacco di Mike McCarthy, ma la partita l’ha decisa T.J. Watt con un intercetto riportato in touchdown. Arizona è andata a Los Angeles e ha battuto i Chargers di Herbert e Mike McDaniel: la sorpresa della domenica. E lunedì notte Kansas City ha detto una cosa nuova.

Patrick Mahomes è tornato nove mesi esatti dopo la rottura del crociato ed è entrato in end zone di corsa al primo drive, tuffo di testa, tutore compreso, bicipite mostrato alla telecamera. Ma la notte non era sua. Era di Kenneth Walker III: a febbraio MVP del Super Bowl con Seattle, a settembre maglia rossa dei Chiefs, 173 yard su corsa contro Denver e un touchdown da 60. Da solo ha guadagnato più yard di tutto l’attacco dei Broncos. Kansas City l’anno scorso ha chiuso con sei vittorie e undici sconfitte, e secondo me Andy Reid ha capito che non può più chiedere a Mahomes di portare tutto sulle spalle e su un ginocchio ricostruito. Adesso corrono. 31 a 10. I Chiefs si sono ripresentati.

E New York? New York, per una volta, si è svegliata lunedì con il sorriso. I Jets sono andati a Nashville e hanno battuto 23 a 10 i Titans di Robert Saleh e Brian Daboll, due nomi che dalle vostre parti conoscete bene: Geno Smith senza un errore, i rookie Bailey e Sadiq subito in partita, e dagli spalti di casa si sentiva già «Fire Saleh». Domenica sera, poi, i Giants hanno battuto Dallas 28 a 20 all’esordio di John Harbaugh: Jaxson Dart tre touchdown, Nabers e Skattebo tornati dagli infortuni, con Skattebo che dopo il primo touchdown ha fatto il salto mortale. E in campo, per undici giocate, Odell Beckham con la maglia blu, quasi otto anni dopo. Nessun pallone dalle sue parti. Non serviva: c’era.

Una settimana non fa una stagione, lo sappiamo tutti. Ma questa ha già detto chi sa chi è, chi si sta ancora cercando e chi ha un problema. La prossima i Jets ricevono i Packers, e i Giants vanno a Los Angeles lunedì notte, contro quei Rams che hanno parecchio da farsi perdonare. Per voi è sera. Per me è di nuovo notte fonda. Ci sentiamo la settimana prossima.

Immagine di Claudio Lanaro

Claudio Lanaro

Italo americano, fondatore di una delle principali community italiane dedicate alla NFL, porta ogni giorno cultura, storie e identità del football al pubblico. Arbitro Fidaf e voce della IFL per i Lazio Marines, ha l’obiettivo di far vivere questo sport non solo come una partita, ma come un’esperienza

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