Patrizia Pasqualetti: passione, leadership e la forza di essere donna

Patrizia Pasqualetti è una maestra gelatiera di seconda generazione e fondatrice del brand “Gelato by Patrizia”. Originaria di Orvieto, in Umbria, ha imparato l’arte del gelato dal padre, Giuseppe, che nel 1980 inaugurò la gelateria di famiglia. Insieme alla sorella Graziella, Patrizia ha portato avanti la tradizione fino a esportare il gelato artigianale italiano oltreoceano. Oltre a essere un punto di riferimento nel mondo della gelateria, Patrizia rappresenta anche la forza e la determinazione delle donne imprenditrici: in un settore tradizionalmente dominato dagli uomini, ha saputo costruire una leadership rispettata, affrontando difficoltà e stereotipi senza rinunciare alla propria identità e a lottare per realizzare i propri sogni. L’abbiamo intervistata per IlNewyorkese

Quali sono state le sfide più dure che hai dovuto affrontare come donna imprenditrice in un settore tradizionalmente dominato dagli uomini?

La sfida più grande, senza dubbio, è stata quella di essere una donna in un mondo ancora fortemente maschile. Nel mio settore, la maggior parte degli chef, dei maestri gelatieri e degli addetti ai lavori sono uomini. Mi sono spesso trovata davanti a atteggiamenti non sempre accoglienti, che alimentavano una certa ansia e la sensazione costante di dover dimostrare qualcosa in più per essere presa sul serio. Con il tempo ho dovuto modificare il mio modo di pormi. Ero una persona più dolce, aperta, istintivamente generosa, sempre pronta a condividere la mia passione. Poi ho capito che per ottenere rispetto era necessario ridefinire i confini: restare educata, ma molto più formale. È stato un modo per accreditare la mia leadership e far comprendere che, quando ricopriamo un ruolo, noi donne lo facciamo con la massima serietà, dedizione e cura. Non è stato un percorso doloroso, ma certamente faticoso. E la fatica, a volte, è una forma più sottile di sofferenza: non lascia ferite visibili, ma chiede forza, costanza e la capacità di adattarsi.

In che modo questa esperienza ha influenzato la sua identità professionale e personale?

Mi riconosco un carattere molto ironico, e questo mi ha salvato tante volte. L’ironia mi ha permesso di alleggerire situazioni tese, di stemperare le rigidità, di trovare una mia voce anche quando non era semplice farlo. È una risorsa che mi accompagna da sempre, ma so bene che non tutte le donne hanno questo strumento, e per molte la fatica è doppia: quella di farsi ascoltare e quella di non dover continuamente dimostrare il proprio valore. Crescendo, e forse anche grazie alla maturità, ho imparato a rivedere il mio modo di presentarmi, dentro e fuori il lavoro. Opero in un ambiente prevalentemente maschile, dove per anni il codice implicito è stato quello della sobrietà: pantaloni, camicie, capelli raccolti. Un modo di essere “neutro” che, in teoria, dovrebbe mettere tutti sullo stesso piano, ma che in pratica ha spesso significato rinunciare a un pezzetto della propria espressività. In passato la discrezione era considerata un segno di professionalità, e in fondo credo che, anche se ufficialmente le cose sono cambiate, sotto la superficie non sia poi così diverso. Eppure credo fermamente che l’espressività femminile – nel modo di parlare, di muoversi, di vestirsi – sia una forma di forza, non una distrazione. Non è vanità, è identità. Limitarsi per essere percepite come “serie” significa rinunciare a una parte di sé, e quella rinuncia pesa. Io continuo a credere che la libertà di essere come ci si sente, con eleganza e consapevolezza, sia una conquista vera — e che l’ironia, la mia più fedele alleata, serva anche a ricordarmelo ogni giorno.

La società è cambiata rispetto a quando ha iniziato? C’è maggiore consapevolezza o rispetto per il lavoro femminile?

Onestamente? No. Non credo che la società sia cambiata davvero. A cambiare siamo state noi donne. Abbiamo imparato a farci spazio, ma spesso a costo di diventare più dure, più aggressive, come se la difesa fosse l’unico modo per essere ascoltate. In questo processo, quella che chiamo la nostra sacralità interiore — la forza autentica, calma, profonda — in alcune si è trasformata in rigidità. Non vedo grandi segnali di miglioramento. Difendersi, purtroppo, ci porta agli estremi: al silenzio, come accade a tante, o all’arroganza, come accade ad altre. Io non mi riconosco in nessuna di queste due posizioni. Cerco ogni giorno un equilibrio diverso, più vero, che non passi né per la resa né per la durezza. Perché la verità è che, ancora oggi, trovare un equilibrio nel mondo del lavoro — soprattutto quando si ha ambizione e voglia di crescere — resta una delle sfide più complesse per una donna.

Ha vissuto episodi di solidarietà femminile nel suo percorso?

Assolutamente sì, e lo considero un dono prezioso. La mia è un’azienda profondamente al femminile e oggi ho la fortuna di lavorare fianco a fianco con mia sorella. L’80–85% del nostro team è composto da donne, e questa realtà crea un ambiente speciale, fatto di solidarietà autentica, ascolto reciproco e voglia di crescere insieme. Qui non si tratta solo di lavorare: si tratta di sostenersi a vicenda, di condividere sfide e successi, di imparare l’una dall’altra. Se posso essere un punto di riferimento o un mentor per qualcuna delle nostre collaboratrici, lo faccio con entusiasmo e gratitudine: sapere che posso contribuire alla crescita di un’altra donna è per me una fonte di orgoglio e gioia. La solidarietà femminile esiste davvero, e quando si manifesta nella sua forma più pura, è una forza potentissima, capace di spingere oltre i limiti, di creare opportunità e di trasformare difficoltà in occasioni di crescita.

Che messaggio vuole lasciare alle donne che cercano la propria indipendenza economica e affrontano fragilità o paura?


Coltivate sempre i vostri sogni. Non abbandonateli per nessun motivo al mondo. Non lasciate che persone, circostanze o paure vi allontanino nemmeno per un istante dai vostri obiettivi. La strada può essere difficile, le sfide possono sembrare insormontabili, ma ogni piccolo passo verso ciò che desiderate è un passo verso la vostra libertà e realizzazione. Lottate. Noi donne siamo nate per lottare: abbiamo una forza interiore straordinaria, che in molti ambiti può superare quella degli uomini. Quando la volontà è ferma e la determinazione è chiara, spesso i sogni trovano la loro strada. La forza delle donne non è solo nel riuscire a fare, ma nel riuscire a credere in se stesse anche quando tutto sembra remare contro. Questo è il nostro più grande punto di forza: la resilienza, la capacità di rialzarsi, la determinazione a non mollare mai.

Immagine di Elide Vincenti

Elide Vincenti

Laureata con lode in Letteratura Comparata e Arti dello Spettacolo presso la Sapienza di Roma, ha lavorato come Project Manager presso Italy-America Chamber of Commerce Southeast di Miami. Vive a New York, dove frequenta il corso di Master in Critical Journalism e Creative Publishing presso l’Università di New York, Parsons - The New School.

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