Iran, la lotta delle donne contro il velo obbligatorio

La lotta quotidiana delle donne in Iran che, tra crisi e repressione, sta cambiando il volto dello spazio pubblico

Tra crisi economica, proteste sociali e disobbedienza quotidiana, l’Iran si sta trasformando in un palcoscenico silenzioso di resistenza. A Teheran e nelle principali città del Paese, le donne stanno portando avanti una sfida che va oltre il semplice gesto di disobbedienza: un atto di rivolta che, senza annunci ufficiali né leader riconoscibili, sta ridefinendo lo spazio pubblico e la relazione con le autorità religiose e politiche.

Negli ultimi mesi, l’Iran è tornato sotto i riflettori internazionali non solo per le tensioni politiche e militari, ma anche per una profonda crisi sociale ed economica. L’aumento dei prezzi, la disoccupazione crescente e il crollo del potere d’acquisto hanno portato in strada cittadini di ogni provenienza, coinvolgendo commercianti, studenti, lavoratori e famiglie stanche di un sistema che sembra stringersi intorno a loro con sempre più durezza.

In questo scenario di instabilità, si inserisce una delle sfide più emblematiche al regime: la disobbedienza femminile al velo obbligatorio. La norma, imposta dal regime islamico fin dalla rivoluzione del 1979, rappresenta il simbolo più visibile del controllo sociale e religioso. Tuttavia, negli ultimi tempi, sempre più donne decidono di sfidare apertamente questa imposizione, sfoggiando capi scoperti o indossando l’hijab in modo simbolico, adottando gesti di disobbedienza quotidiana che si diffondono come un’onda silenziosa ma potente.

I social network — in particolare X (ex Twitter) e Instagram — sono diventati strumenti fondamentali di testimonianza e comunicazione. Numerosi video e immagini mostrano donne che camminano per strada senza velo, partecipano a manifestazioni o semplicemente si muovono ai margini della società con un hijab lasciato sui vestiti o indossato in modo volutamente provocatorio. Questi contenuti, spesso virali, hanno un forte valore simbolico, anche se vanno interpretati con cautela: la verifica della provenienza e dell’autenticità non è sempre semplice, e le clip spesso vengono aggregate per rappresentare un quadro più ampio che riflette una tendenza reale.

Questa disobbedienza, diffusa e quotidiana, rappresenta una trasformazione culturale profonda. La sfida al velo obbligatorio non è più solo un atto di protesta, ma un gesto che si normalizza: donne che entrano in negozi senza coprirsi, che discutono con le forze di sicurezza, o che semplicemente scelgono di non conformarsi alle regole imposte, stanno contribuendo a una mutazione del tessuto sociale.

Il 2022 ha segnato una svolta decisiva con la morte di Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale per una presunta violazione delle norme sull’hijab. La sua morte ha acceso le prime fiamme di un movimento più ampio, “Donna, Vita, Libertà”, che ha rotto il silenzio di molte donne e di una parte della società iraniana. Le proteste di piazza sono state spesso represse con violenza, ma la contestazione non si è mai fermata: si è spostata nei gesti quotidiani, nelle scelte di abbigliamento, nelle azioni di disobbedienza silenziosa.

Oggi, la protesta silenziosa delle donne iraniane si manifesta in molte forme. Video di manifestanti che partecipano senza velo, donne che si oppongono alle forze dell’ordine o che semplicemente camminano a testa scoperta in città affollate circolano sui social, dando voce a una resistenza che non ha bisogno di leader o di piazze. Si tratta di una rivoluzione “senza palco”, senza uno spettacolo pubblico organizzato, ma di una trasformazione che si insinua nel tessuto quotidiano della società.

Le autorità rispondono con ambiguità: da un lato, i politici più conservatori chiedono un’applicazione più dura delle norme sull’hijab, considerato un simbolo della purezza e dell’identità islamica dello Stato. Dall’altro, le forze di sicurezza si muovono con prudenza, consapevoli che una repressione indiscriminata rischierebbe di alimentare nuove ondate di protesta.

Più che una rivolta spettacolare, quello che sta accadendo in Iran è una trasformazione lenta ma inesorabile. La normalizzazione di gesti di disobbedienza, la presenza costante di donne che sfidano le imposizioni quotidianamente, stanno contribuendo a un cambiamento culturale che potrebbe avere ripercussioni durature nel tempo.

La lotta delle donne iraniane contro il velo obbligatorio rappresenta una rivoluzione senza palco, un movimento di resistenza che si insinua nelle pieghe della società e che, giorno dopo giorno, sta riscrivendo i confini dello spazio pubblico e della libertà individuale. Un atto di sfida silenziosa, ma potentemente simbolico, che può cambiare il volto di un Paese ancora intrappolato tra tradizione e modernità, tra repressione e desiderio di libertà.

Immagine di Massimo Iaquinangelo

Massimo Iaquinangelo

Massimo Iaquinangelo, giornalista e web journalist, laureato con lode in Studi europei a Napoli. Ha condotto programmi su politica ed attualità in televisione e lavorato nel terzo settore. Ha ricevuto premi giornalistici internazionali e attualmente Direttore responsabile di Istituzioni24. Attualmente è delegato presso l'ONU per Progetto Alfa.

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