Gli azzurri di Luciano Spalletti sono fuori dalla Nations League.
Sapevamo che sarebbe stata dura ribaltare a Dortmund lo svantaggio di un gol portato in dote in Germania dopo la gara d’andata, ma il primo tempo della gara di ritorno dei Quarti di Finale di Nations League ha evidenziato un divario enorme tra gli azzurri e i tedeschi.
Troppo superiori i ragazzi di Nagelsmann e troppi disattenti gli italiani, che hanno letteralmente regalato il gol del 2-0 come non si vede fare neanche nei campi amatoriali, sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto a sorpresa dai tedeschi mentre Donnarumma e compagni ancora discutevano delle dinamiche che avevano portato al corner.
Se nella gara d’andata l’Italia aveva dato l’impressione di potersela giocare alla pari con la Germania, il primo tempo di Dortmund è stato davvero a senso unico, con gli azzurri costretti a difendere sempre in blocco basso nella propria metà campo e i tedeschi feroci nella riconquista alta con un pressing subito asfissiante sui primi portatori palla italiani.
Nella ripresa la reazione d’orgoglio dell’Italia ha portato alla doppietta di Moise Kean e nel finale è arrivato addirittura il pareggio su rigore di Raspadori, ma la realtà è che il passaggio del turno dei tedeschi non è mai stato in discussione e Spalletti dovrà lavorare tanto per portare la sua Nazionale a livelli di competitività superiori.
Non c’era Retegui, sostituito peraltro in maniera efficace da Kean, il che apre il fronte del dibattito sui tanti infortuni che stanno caratterizzando, a tutte le latitudini, questo momento apicale della stagione. Solo guardando alla nostra Serie A, nell’ultima settimana si sono infortunati, tra gli altri, Paulo Dybala (stagione finita), Lautaro Martinez e Retegui, ma il problema riguarda trasversalmente tutto il sistema calcio. Troppe partite stagionali, usura fisica e mentale dei giocatori: tutti temi che ciclicamente ci troviamo ad affrontare e che riguardano anche altri sport. La verità è che si gioca tanto perché le partite fanno girare tanti soldi e i calciatori stessi, che si lamentano spesso, sono quelli che maggiormente traggono beneficio da questo business.
Gli infortuni non sono più una variabile imprevedibile di questo gioco, ma sono diventati parte integrante dello stesso: una variabile calcolata. Sta agli addetti ai lavori trovare le contromosse per arginare o limitare l’impatto del problema: le rose di 25-30 giocatori sono certamente una risorsa, così come le 5 sostituzioni a partita. Chi sarà più bravo a sfruttare le soluzioni (che saranno poche ma esistono) riuscirà a limitare il problema.