Federica Cappelletti, presidente della Divisione Serie A Femminile Professionistica della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e moglie del leggendario calciatore Paolo Rossi, porta avanti con determinazione e passione il ricordo del marito attraverso una mostra che travalicherà a breve i confini nazionali, mentre lavora per far crescere e affermare il calcio femminile italiano, recentemente diventato professionistico.
Che significato ha per lei, come moglie di Paolo Rossi, continuare a mantenerne viva la memoria attraverso una mostra internazionale che sta girando il mondo?
«Portare avanti il nome di Paolo è un dovere, oltre che un piacere e un orgoglio personale, proprio per ciò che lui ha dato all’Italia e agli italiani. È importante continuare a ricordarne i valori, le virtù, la resilienza, la capacità di raggiungere grandi obiettivi, non solo in Italia ma a livello internazionale. Mi emoziona far rivivere quei momenti straordinari agli italiani che ancora oggi sognano ripensando al mondiale dell’82 e continuano a ricordarlo con affetto, quindi è bello portare in giro questo ricordo di Paolo con la mostra intitolata “Paolo Rossi, un ragazzo d’oro”».
Il mondiale dell’82 è ancora molto presente nella memoria degli italiani, forse più di quello del 2006.
«Senza nulla togliere all’impresa del 2006, quella dell’82 ha avuto un significato diverso perché rappresentò una vera rinascita per l’Italia. Erano gli anni difficili segnati dal terrorismo, dalla tragedia di Aldo Moro, da un Paese che usciva dalle macerie. Quella vittoria fu simbolo di una rinascita nazionale, un momento che continua ad essere trasmesso anche alle nuove generazioni che, grazie ai media, continuano a conoscere Paolo e i protagonisti di quella straordinaria impresa di Bearzot».
La mostra arriverà anche a New York a maggio 2025. Che significato ha portare qui il ricordo di Paolo Rossi?
«Sarà una tappa estremamente emozionante. Portare questa mostra a New York, che ospita una delle comunità italiane più grandi negli USA, sarà davvero speciale. Sarà bello ricordare Paolo e celebrare i suoi valori in una città così iconica, una tappa simbolicamente importante, quasi come vincere il Pallone d’oro».
Per lei sarà anche un momento speciale sul piano personale, vero?
«Assolutamente sì. Amo New York e sarà un’emozione ancora più forte andarci con le mie figlie, le figlie di Paolo, per celebrarlo in un contesto straordinario come quello della Grande Mela, simbolo internazionale e cuore pulsante di molte comunità italiane».
Parlando del suo ruolo istituzionale, la tappa americana sarà anche l’occasione per confrontarsi con il calcio femminile statunitense.
«Certamente. Sarà una grande opportunità per osservare da vicino il calcio femminile americano, che è stato un autentico apripista per tutto il movimento calcistico femminile. Negli USA il calcio femminile ha raggiunto livelli di accettazione e popolarità persino superiori a quello maschile, ed è per noi un esempio da seguire e al quale aspiriamo anche qui in Italia».
Dal tuo punto di vista di presidente della Divisione Serie A Femminile, come si sta evolvendo il movimento da quando è diventato ufficialmente professionistico nel 2022?
«Il passaggio al professionismo è stato innanzitutto una svolta culturale fondamentale. Ciò che prima era un sogno per tante ragazze ora è diventato una professione vera e propria. Naturalmente, ci troviamo ad affrontare nuove sfide, come quella della sostenibilità economica, un tema centrale sul quale stiamo lavorando attivamente per portare delle soluzioni. È stato rifinanziato da poco il Fondo per il professionismo negli sport femminili da parte del governo, e quindi speriamo di arrivare anche da questo punto di vista ad una mutualità del sistema che possa davvero consentire al calcio femminile di fare un ulteriore step nel percorso di crescita. Il nostro obiettivo è creare un sistema sostenibile che permetta al calcio femminile di continuare a crescere, puntando anche a riempire gli stadi, un problema che non riguarda paesi come USA o Inghilterra ma che stiamo affrontando con risultati incoraggianti. L’aumento della visibilità mediatica grazie a broadcaster come Rai, Sky e DAZN dimostra che la percezione, l’accettazione e l’immagine stessa del calcio femminile stanno davvero cambiando positivamente».