Antonio Conte è stato aspramente criticato per aver rimarcato, una manciata di giorni fa, le differenze strutturali tra il suo Napoli e gli storici top club italiani, vale a dire Juventus, Milan e Inter.
Detto che Conte è un vecchio volpone e un astuto navigante dei mari calcistici italiani, dove mettere le mani avanti è il secondo sport nazionale dopo prendere a calci un pallone, la vigilia di Inter-Napoli sembra ideata ad hoc dal miglior sceneggiatore cinematografico per dare ragione alla teoria del tecnico del Napoli.
C’è una solitudine che urla più di qualsiasi invettiva in conferenza stampa e restituisce una realtà tanto spietata quanto incontrovertibile: la solitudine del numero nove biondo dagli occhi azzurri degli azzurri del Napoli, che è l’appendice tecnica al discorso sulle differenze con i top club italiani pronunciato da Conte a Cremona.
Solo che, alla vigilia della sfida di San Siro, il vero divario non riguarda storia, strutture o ricavi, ma gli uomini.
La fotografia dello scontro diretto per lo scudetto, che può proiettare l’Inter a +7 o riportare il Napoli a -1, è tutta nelle soluzioni offensive: Conte prepara la partita con il solo Højlund al massimo della condizione psicofisica davanti.
Unico terminale. Il grande ex Lukaku è fermo da agosto e Lucca è in uscita dopo un girone d’andata mai convincente.
Come se non bastasse, anche Neres—il vero partner di Rasmus—è in forte dubbio dopo l’infortunio alla caviglia sinistra rimediato sei giorni fa contro la Lazio.
Chivu, al contrario, vive il comodo imbarazzo dell’abbondanza. Nel suo 3-5-2 può scegliere la coppia d’attacco tra Lautaro, Marcus Thuram, Pio Esposito e Bonny.
Anche se sbagliasse la scelta iniziale, avrebbe numerose soluzioni collaudate per rimediare a gara in corso.
Considerando che, a parità di gol subiti (15), la differenza sostanziale tra Inter e Napoli in campionato sta tutta nei gol segnati (40 contro 28), l’immagine dei due attacchi è chiarissima, in 4K: quattro contro uno.
Højlund contro tutti.




