Il VAR, le simulazioni e l’alibi della tecnologia: così il calcio ha smesso di decidere

Da Inter-Juventus agli insulti social, passando per arbitri e assistenti: quando il pallone finisce in secondo piano e il sistema mostra tutte le sue crepe

Inter-Juventus si è giocata sabato sera a San Siro e l’Inter ha vinto. Dovrebbe bastare questo per raccontare il weekend. Invece no.

Da due giorni non si parla d’altro che della simulazione di Bastoni e dell’espulsione di Kalulu. Come se il campo fosse diventato un dettaglio, e il calcio una perenne aula di tribunale.

Il problema delle simulazioni in Italia (ma non solo, sia chiaro) non nasce oggi. È antico, radicato, quasi culturale. Il VAR doveva essere la cura, ma si sta rivelando spesso un amplificatore del male. Perché sapere di essere osservati da decine di telecamere non ha reso i calciatori più onesti: li ha resi più furbi. Al minimo contatto ci si lascia cadere, si esaspera il gesto, si recita. Non più solo per ingannare l’arbitro, ma per convincere chi sta dietro una macchina.

Il designatore Rocchi lo ha detto chiaramente in una nota diffusa domenica pomeriggio: tutti provano continuamente ad ingannare gli arbitri, le simulazioni sono un problema grave.

Ha detto la verità, anche se le colpe e le lacune del sistema arbitrale, da lui gestito, quest’anno come non mai sono evidenti.

Ma come sempre accade, il dibattito calcistico si è subito trasformato in una caccia all’uomo.

Da sabato sera Alessandro Bastoni è sommerso da insulti e minacce sui social. Ed è qui che il calcio smette di essere calcio. Perché l’errore – vero o presunto – diventa il pretesto per liberare frustrazioni personali, rabbia sociale, odio puro.

Non riguarda solo l’Italia, non riguarda solo il pallone: il web è ormai una terra senza confini, dove tutto è concesso e nulla è davvero punito. E questo, semplicemente, non va bene.

Torniamo però al campo, perché è da lì che tutto nasce. La Penna ha sbagliato. È evidente. E il VAR, da protocollo, non poteva intervenire.

Ma allora la domanda è un’altra, e forse è quella che fa più male: dov’era il guardalinee? Era sulla stessa fascia, a pochi metri dall’azione Bastoni-Kalulu. Possibile che non abbia visto? Possibile che non abbia potuto aiutare l’arbitro?

Qui sta il punto. In un’epoca in cui ogni decisione viene delegata alla tecnologia, quando la tecnologia non può intervenire ci scopriamo improvvisamente soli. Gli assistenti sembrano disabituati a fare gli assistenti. Come se il VAR avesse tolto loro voce, responsabilità, istinto.

E allora sì, questo dovrebbe farci riflettere. Perché il calcio non può essere solo schermi, linee tracciate e replay infiniti. Serve ancora l’uomo. Serve ancora il coraggio di decidere.

Immagine di Guglielmo Timpano

Guglielmo Timpano

Laureato in Scienze Politiche. Giornalista freelance. Conduttore radiofonico. Presentatore televisivo. Appassionato di sport, storia e animali: per combinare tutti questi interessi, il sogno sarebbe seguire un torneo di calcio tra dinosauri.

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